Crescono le iniziative legate all’astronomia della Terra di Mezzo, con serate all’interno di planetari. In questi edifici, spesso associati a musei astronomici, la tecnologia ormai permette di riprodurre in modo estremamente realistico la volta celeste su uno schermo di proiezione. Il Planetario può regalare il cielo stellato che si vede da ogni angolo del mondo. Da qui, è breve il passo a confrontare la nostra volta celeste con quella immaginata da JRR Tolkien. L’universo creato dalla penna dello scrittore è ricalcato sul nostro per le lingue parlate, la mitologia e, naturalmente, per il cielo stellato. Con l’uso del Planetario si può, quindi, osservare quanto c’è di reale nell’universo tolkieniano e quanto di questo universo c’è nella realtà. Ci si può immergere in una fantasia che non è composta solo di magia, ma anche di stelle che sorgono e tramontano, di costellazioni ancestrali che si stagliano oltre la Terra e che permettono ai personaggi, ma soprattutto ai lettori più attenti, di orientarsi in quella vasta terra meravigliosa che è la Terra di Mezzo.
Un evento simile era avvenuto già il 9 febbraio 2018, presso il Civico Planetario di Milano con l’evento Il cielo di Tolkien, serata esauritissima di ogni posto di ordine e grado al punto da far decidere gli organizzatori di replicarla il 28 febbraio 2018, per poi raddoppiare l’evento con una ulteriore serata estiva l’11 luglio 2018, alla scoperta del cielo di Tolkien ne Il Signore degli Anelli con Alessia Cassetti e Davide Lizzani, curato da Riccardo Dal Ferro.
Categoria: Curiosità
Il Signore degli Anelli doppiato in friuliano
Un messaggio tra amici in un gruppo di whatsapp: «Vêso mai fat càs che la Contee e je come il Friûl?» («Avete mai fatto caso che la Contea è come il Friuli?»). La lingua è il friulano ed è da qui che nasce l’idea di doppiare integralmente Il Signore degli Anelli, nella versione cinematografica che ne ha dato Peter Jackson. L’idea è nata un mese fa a un gruppo di giovani appassionati di Tolkien che si è lanciato nell’impresa di realizzare Il Signôr dai Anei, che ora si può ascoltare anche in friulano. L’occasione per presentare ufficialmente il progetto è stata la manifestazione PordenonePensa.
Giovedì 16 luglio si è, infatti, tenuta la serata di apertura della XII edizione del Festival del Confronto, causa maltempo all’interno del Palazzetto dello Sport del vicino paese di Roveredo in Piano.
È stata una serata connotata dalle parole di Paolo Paron su storie di hobbit e folletti, suggestioni magiche e un occhio di riguardo a Il Signore degli Anelli, rese suggestive dalle note degli strumenti di Patrizia Spadon e Gregorio Busetto. Paron, fondatore della Società Tolkieniana Italiana, è stato consulente della Medusa Film per la trilogia cinematografica di Peter Jackson. Clou della serata è stata la proiezione in anteprima di un breve estratto video de Il Signor dai Anei – La Compagnie dal Anel, il primo doppiaggio del film fatto in lingua minoritaria, il friulano appunto.
Dimitra Fimi: Tolkien era davvero razzista?
Anche se l’Italia è entrata nella fase 2 non dobbiamo sottovalutare l’alta possibilità di contagio del Coronaviris, quindi continuiamo a condividere con voi con maggiore frequenza alcuni contenuti multimediali e spunti di riflessione, in modo da poter svolgere la nostra attività culturale tolkieniana anche in un frangente così difficile. In fondo all’articolo troverete tutte le letture del nostro speciale Tolkien ai tempi del Coronavirus, tra audio, video, interviste, saggi, recensioni, anteprime, rubriche e molti altri consigli di lettura. Ora è la volta di un articolo importante: Tolkien era davvero razzista? (Was Tolkien really racist?) di Dimitra Fimi, docente di Letteratura fantastica e Letteratura per ragazzi all’Università di Glasgow in Scozia. L’articolo, che è stato pubblicato dal sito The Conversation ed è ora tradotto da Lorenzo Gammarelli, ha vinto il Premio della Tolkien Society inglese come miglior articolo del 2019. Buona lettura!
Il Signore degli Anelli è ideale in tempo di crisi
Venerdì scorso, alla fine, tutto mi è piombato addosso. Mi stavo trovando bene con la vita ai tempi del Covid-19. Ero riuscito a rimanere positivo e sorridente, facevo delle passeggiate fuori e cercavo di fare giardinaggio quando potevo. Sapevo e so ancora che sono fortunato ad avere un lavoro e a rimanere sano. Ma per qualche motivo venerdì, l’oscurità e lo smarrimento di questo periodo mi hanno colpito piuttosto duramente e, come si suol dire, sono caduto nella disperazione. E così, mi sono preso una pausa e tra sabato e domenica ho preparato degli spuntini e una poltrona comoda e mi sono rivolto verso quella trilogia di film che sembrano sempre aiutarmi a uscire dai tempi bui: Il Signore degli Anelli di Peter Jackson. E, amici miei, ha funzionato.
Alliata contro Bompiani: ritiro la mia traduzione
Non è stata data ufficialmente dalla casa editrice, ma dati incontrovertibili forniti da moltissimi librai confermano la notizia: Bompiani sta ritirando dal mercato italiano tutte le copie della vecchia traduzione de Il Signore degli Anelli. Per quasi un anno il capolavoro di J.R.R. Tolkien sparirà così dalle librerie italiane, caso unico al mondo, e bisognerà aspettare molti mesi per poter colmare questa lacuna, grazie all’uscita prima a marzo e poi a novembre dei due volumi che insieme a La Compagna dell’Anello completeranno la nuova traduzione di Ottavio Fatica. Questo non è che l’effetto del contenzioso legale che oppone Vittoria Alliata di Villafranca, autrice della traduzione che ora sta venendo ritirata, e la casa editrice Bompiani che detiene i diritti di pubblicazione in Italia delle opere di Tolkien. Si conclude così una vicenda che dura da più di due anni. Cerchiamo di ripercorrerla in maniera obiettiva.
Aragorn il Forestale, uno studio filologico
Il nome più indigesto per i fan italiani in quella che è la nuova traduzione della Compagnia dell’Anello è senz’altro “Forestale” per “Ranger”. Nei giorni seguenti all’uscita del libro non si sono risparmiate battute e buffi fotomontaggi per irridere questa scelta del traduttore Ottavio Fatica.
Io stesso, sulle prime, l’ho considerata una traduzione inadatta, perché mi faceva troppo facilmente pensare a quello che fino al 2016 è stato il Corpo Forestale dello Stato.
A onor del vero, non per questo mi pareva più adatta la vecchia resa “Ramingo”, dato che – in accordo con lo stile generale della traduzione di Alliata – appartiene a un registro alto rispetto al comune “ranger”. Inoltre “ramingo” dà conto soltanto (e soltanto parzialmente) del primo significato del termine “ranger” nell’Oxford English Dictionary, mentre la traduzione scelta da Fatica si rifà piuttosto al secondo e al terzo, che in effetti andrebbero presi in considerazione, conoscendo l’abitudine di Tolkien di non rifarsi quasi mai alla prima accezione.
Dopo un’indagine nel testo letterario mi sono persuaso che l’uso del termine “Ranger” da parte di Tolkien faccia collassare una nell’altra le tre accezioni dell’OED, e che la scelta di Fatica – a dispetto della prima impressione – non sia così lontana dal cogliere questo aspetto. È quello che proverò brevemente a dimostrare.
Università, Ottavio Fatica a Parma e Piacenza
Tanto tuonò che piovve. Sono state così tante le richieste di ascoltare il nuovo traduttore de Il Signore degli Anelli, il cui primo volume è stato pubblicato da Bompiani il 30 ottobre scorso, che alla fine ci saranno ben due occasioni! Giovedì 12 dicembre alle 14.30 nell’Aula Magna dell’Università di Parma e venerdì 13 dicembre alle ore 15 presso la Biblioteca Passerini-Landi di Piacenza. Sono appuntamenti da non perdere per gli appassionati lettori di J.R.R. Tolkien che potranno così togliersi tutte le curiosità sulla nuova traduzione del capolavoro dello scrittore.
La versione di Fatica: contributo per una messa a fuoco
Siccome molti amici mi hanno chiesto se “mi piace” la nuova traduzione de La Compagnia dell’Anello e vedendo in giro una gran confusione (sia concettuale che “sociale”) ho deciso di scrivere questo articolo per:
1 – Contribuire a chiarire quali sono i dati che abbiamo a disposizione
2 – Mostrare in base a questi la paradossalità di alcune ricorrenti affermazioni
3 – Esprimere il mio personale giudizio sulla versione di Fatica.
Festeggiare Bilbo coi Beorniani in Abruzzo
Per festeggiare degnamente lo Hobbit Day, il compleanno di Bilbo (e Frodo) Baggins, oggi proponiamo ai lettori tolkieniani uno dei nostri resoconti: la settimana scorsa, sabato 14 e domenica 15 si è festeggiato a Bucchianico, in Abruzzo il più famoso degli Hobbit e l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani ha avuto il piacere di vivere questa esperienza grazie alla nostra delegazione hobbit, quattro amanti dei piaceri genuini, cibo, allegria e canzoni come direbbe Thorin Scudodiquercia, che hanno scelto di imbarcarsi in questa avventura culinaria.
Entusiasta dell’evento, uno dei nostri soci, Stefano Mangusta, ha scelto di raccontarlo per chi non vi ha preso parte.
Buona lettura!
A Giardini Naxos il 19/9 Vicky Alliata e Tolkien
Sempre più spesso J.R.R. Tolkien fa parte delle manifestazioni culturali. Lo dimostra una volta di più Naxoslegge, festival delle narrazioni, della lettura e del libro, che si svolgerà dal 18 al 26 settembre a Giardini Naxos, in provincia di Messina a due passi da Taormina. La rassegna culturale, diretta da Fulvia Toscano e giunta alla IV edizione, quest’anno rientra nel più ampio progetto, denominato Settembre di Culture a Giardini Naxos – Extramoenia, in programma dal 15 al 26 settembre, che vede in cartellone anche Sinestesie, tre giorni per «Sentire e vedere libri», in programma dal 15 al 16 settembre.
Martin subcreatore, ispirato dalla Storia
È facile che affrontando Tolkien si finisca col parlare anche di Martin, considerandolo un esempio opposto, sotto vari aspetti, al Professore, ma comunque un autore che tratta il fantastico e che ha riscosso un successo incredibile, le cui opere, oltre ad essere oggetto di una trasposizione televisiva, cominciano ad interessare anche il mondo degli studi accademici: un intervento dedicato a Martin, oltre a due su Tolkien, è stato presentato durante il convegno Religioni Fantastiche e Dove Trovarle. Divinità, Miti e Riti nella Fantascienza e nel Fantasy da poco tenutosi a Velletri. Ma uno dei soci dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani già da alcuni anni tratta le similitudini e le differenze tra i due autori, approfondendo così anche l’aspetto più martiniano. Oggi vi proponiamo un articolo proprio su questo autore, nato come “effetto collaterale” degli studi per le conferenze tenute da Stefano Mangusta.
Gli antenati di Tolkien? Venivano dalla Prussia
Ogni volta che una lettera inedita legata a J.R.R. Tolkien viene scoperta, vengono a galla nuovi dettagli sulla sua vita. Questa volta una lettera che risale al 1951 evidenzia come lo scrittore inglese (e ancora di più suo figlio Michael) fossero interessati e attivi nella ricerca delle origini della propria famiglia. Tolkien conosceva in parte l’albero genealogico del ramo paterno della sua famiglia, perché dopo della morte del padre i rapporti si erano molto raffreddati a causa della conversione della madre al cattolicesimo. Sembrano però essere confermate invece le ricerche di Ryszard Derdzinski, studioso polacco che dal 2010 è riuscito a risalire le tracce degli antenati di Tolkien indietro fino al XVI° secolo in Prussia orientale.
Claudio Testi replica su Provvidenza e “Destino”
Dopo aver reso nota, con piacere, l’uscita del ventunesimo numero della rivista Endòre, pubblichiamo oggi una riflessione del nostro vicepresidente Claudio Antonio Testi su uno degli articoli in esso contenuti, ovvero Provvidenza e “Destino” tra Tolkien e Socrate di Mattia Lusetti. La Provvidenza nell’opera del Professore è uno degli aspetti trattati nel libro di Testi interamente dedicato alla questione religiosa in Tolkien, Santi Pagani nella Terra di Mezzo di Tolkien, e alla quale lo studioso ha dedicato numerose conferenze, anche in ambito internazionale.
Con le migliori premesse, vi auguriamo una buona lettura!
La parentela di Bilbo e Frodo, facciamo chiarezza
Riceviamo e volentieri pubblichiamo un articolo sulla vera parentela che intercorre tra Bilbo Baggins e suo nipote Frodo Baggins, da lui anche adottato. L’articolo di Alessandro Mazza è stato il tema di discussione sul gruppo FB dell’Associazione e ha portato a fare chiarezza non solo circa la corretta traduzione da fare per la parentela tra i due Hobbit, ma anche a far capire a moltissimi lettori come questo argomento sia trattato diversamente in italiano e in inglese. Il fatto è che gli inglesi sono veramente come gli Hobbit: sono loro, infatti, ad avere un interesse quasi patologico per la genealogia, e quindi hanno sviluppato una terminologia che permette di descrivere molto precisamente rapporti di parentela o affinità con persone a cui in Italia non manderemmo nemmeno una partecipazione di matrimonio! Questo articolo, tutto sommato, può quindi essere considerato un piccolo puntiglio dell’autore. Ma concordiamo con lui che, visto che a molti Hobbit queste cose piacciano, ci sembra giusto essere il più precisi possibile. Buona lettura!
Una storia dei Silmaril nella Quinta Era
“Chiunque dimorasse ad Aman fu ricolmo di meraviglia e piacere per l’opera di Fëanor, e Varda consacrò i Silmaril, sì che in seguito nessuna carne mortale, nessuna mano impura, nulla di malvagio potesse toccarli senza bruciare e avvizzire; e Mandos predisse che i destini di Arda, terra, mare e aria, erano racchiusi nei Silmaril.” (Il Silmarillion)
Una delle annose questioni tolkieniane è legata al fato dei Silmaril, tanto più se si vedono le vicende della Terra di Mezzo e di tutta Arda come un passato mitologico del nostro mondo. C’è chi ha provato a trovare una risposta a questo interrogativo, e quella che oggi vi proponiamo è di certo una risposta particolare.
Questo articolo è apparso originariamente sul sito Slate Star Codex, un blog dedicato alla scienza, alla medicina, alla filosofia, alla politica e al futurismo, creato da Scott Alexander, uno psichiatra statunitense. Ringraziamo Lorenzo Gammarelli, che l’ha tradotto per i fan di Tolkien italiani e vi auguriamo una buona lettura!
La riunione della scuola Tradizionale a Rimini
L’incontro clou degli eventi su Tolkien durante il Cartoon Club di Rimini sarà quello di domenica 23 luglio alle ore 18.00, Tolkien, il Signore della Fantasia, che vedrà gli interventi di Oronzo Cilli, Adolfo Morganti e Domenico Dimichino, presidente Società Tolkieniana Italiana, moderato da Giovanni Carmine Costabile. L’evento è molto particolare perché sancisce la ricomposizione di una frattura all’interno della società più vecchia d’Italia. Nell’agosto del 2006, Adolfo Morganti, socio storico della STI, se ne andò sbattendo la porta e dimettendosi dalle cariche di vicepresidente, consigliere, socio e «da direttore di quella sfortunata rivista che si chiama Minas Tirith», come scrisse nella lettera inviata al direttivo. La Società annunciò poi che Morganti non aveva mai ricoperto quest’ultima carica, ma che ne era stato solo il responsabile esecutivo e denunciò il fatto che sull’ultimo numero della rivista il logo della casa editrice Il Cerchio aveva sostituito in copertina quello della STI come era nelle precedenti pubblicazioni.
Più di dieci anni dopo quella ferita sembra ora rimarginata,
con l’ex vicepresidente della STI seduto per la prima volta pubblicamente allo stesso tavolo dell’attuale presidente, che è lo stesso di allora. Questa ricomposizione, a ben vedere, può essere letta in maniera più profonda come una riunione della scuola Tradizionale, da sempre divisa in due anime, che negli ultimi dieci anni sono state quasi in contrapposizione, con manifestazioni anche nello stesso giorno. Ma per capire tutto ciò bisogna fare un passo indietro.
J.R.R. Tolkien, maestro anche di management
Molti appassionati di Tolkien portano il proprio interesse anche in facoltà quando frequentano l’università e non mancano di dedicargli tesi su tesi che indagano i più disparati aspetti delle opere del professore. Com’è facile aspettarsi, la maggior parte di queste tesi trattano materie umanistiche: letteratura inglese, filologia germanica, filologia ugro-finnica, letterature comparate, glottologia solo per citarne alcune. Eppure Tolkien riesce ad apparire anche in campi in cui difficilmente si penserebbe di incontrarlo, come il management: un testo assai particolare è la tesi presentata da Harri Viljami Hietikko col titolo Valta, johtajuus, tuho ja toivo J. R. R. Tolkienin teoksessa Taru Sormusten Herrasta eli “Management by Sauron”, Potere, leadership, rovina e speranza nell’opera Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, ovvero “Management by Sauron”.
La tesi di dottorato in scienze amministrative è stata discussa nel 2008 all’università di Tampere, in Finlandia, considerato da molti uno dei paesi col sistema scolastico più evoluto al mondo, nonché terra cara al professore oxoniense per la sua cultura e la sua lingua.
Radio3, la 6a puntata: la Natura e il jazz
Prosegue l’appuntamento radiofonico con la trasmissione Pantheon e la serie di otto puntate monografiche “Tolkien: un viaggio inaspettato”, condotte da Loredana Lipperini e Arturo Stàltieri, curate da Federica Barozzi con la regia di Diego Marras.
Sabato 11 è stata trasmessa la sesta puntata, la quale ha visto intervistato Roberto Arduini, presidente AIST: gli aspetti dell’opera tolkieniana toccati sono vari, tra cui spicca soprattutto l’attenzione per la natura del Professore.
Il momento musicale vede la partecipazione di Andrea Pellegrini, nel cui album Middle Earth Tolkien e il jazz si incontrano, e l’ascolto del brano The Old Forest di Bo Hansson.
Quando Tolkien e il cosplay si incontrano 4
Questo venerdì ci porta alla conclusione della nostra breve parentesi sul connubio tra Tolkien e cosplay: certo non una panoramica a 360 gradi, ma piccoli scorci che mostrano quanta passione possa esserci dietro un costume che non è solamente una maschera, come possa accendere la curiosità ed esserne allo stesso tempo il frutto, quanto possa dare in termini umani. Dopotutto, “If more of us valued food and cheer and song above hoarded gold, it would be a merrier world.” (The Hobbit, J. R. R. Tolkien).
Ringraziamo i ragazzi che hanno condiviso con noi le loro esperienze e i nostri lettori che hanno seguito questa piccola rubrica.
Ecco la nostra ultima intervista, dove prende parola la cosplayer tolkieniana Marianna Maggi.
1) Quando e come hai conosciuto il mondo del cosplay?
Ho conosciuto questo mondo ormai parecchi anni fa, nel 2009, tramite ricerche su internet che mi hanno ricondotta ad alcuni famosi cosplayer dell’epoca.
2) Per quale motivo sei diventata una cosplayer?
Prima di tutto per ricreare i costumi che mi ispirano di più, e più avanti ho imparato anche il piacere di interpretare i personaggi di cui vesto i panni.
3) Qual’è stato il tuo primo cosplay?
Suiseiseki dall’anime Rozen Maiden (anime tratto dall’omonimo manga delle autrici PEACH-PIT, pubblicato dalla Flashbook Edizioni dal 2006 – n.d.r.).
4) Quando e come hai conosciuto Tolkien?
Ho conosciuto il maestro grazie all’uscita del primo film, La Compagnia dell’Anello. Ero alle medie all’epoca e in classe non si parlava d’altro!
5) Quali opere hai letto di Tolkien e qual è la tua preferita?
Purtroppo non molte, oltre Il Signore degli Anelli ho letto Lo Hobbit, Il Silmarillion, Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm, e ho preso da poco I figli di Húrin. Per lo più mi sono concentrata sulla lettura di saggi e opere su Tolkien, quali Paganesimo e Cristianesimo in Tolkien (di Enrico Passaro e Marco Respinti, casa editrice Il Minotauro, 2004 – n. d. r.), Santi pagani nella Terra di Mezzo di Tolkien (di Claudio Antonio Testi, Edizioni Studio Domenicano, 2014 – n. d. r.), Tolkien e i classici (a cura di Roberto Arduini, Cecilia Barella, Giampaolo Canzonieri, Claudio Antonio Testi, casa editrice Effatà, 2015 – n. d. r.), un paio di biografie e diversi saggi sulle figure femminili nelle sue opere.
6) Qual’è il tuo personaggio tolkieniano preferito?
Non posso dire di averne uno soltanto, ma sicuramente Re Théoden ed Éowyn mi hanno emozionata più di qualunque altro personaggio.
7) Tolkien e cosplay: queste due passioni hanno influenzato la tua vita? In che modo?
Senza dubbio ora la mia vita sarebbe incredibilmente diversa se non fossi entrata in questo mondo! Prima di tutto ho conosciuto alcuni dei miei migliori amici grazie a queste due passioni, e in particolare ho incontrato il mio ragazzo! Inoltre ormai gran parte dei miei costumi, anche non prettamente tolkieniani, si ispirano inevitabilmente al suo stile e al suo immaginario.
8) Quali personaggi tolkieniani interpreti e per quale motivo? Quali caratteristiche ti hanno colpito di più di loro?
Il mio cosplay di punta è Éowyn: ho ricreato diverse sue versioni cinematografiche e questo perché è un modello di donna che seguo fin da piccola e che mi influenza ancora oggi, indossandone i panni. Inoltre, anche se estremamente di nicchia, ho interpretato Estë La Gentile, Valië del Riposo, insieme ad un gruppo completo di Valar, e Lúthien Tinúviel insieme al mio ragazzo che ha interpretato Beren. Quello che mi ha colpito di più di loro, e che le accomuna tutte, è la grande gentilezza e bellezza che ispirano e, allo stesso tempo, la forza e il coraggio che le contraddistingue.
In più ho interpretato, anche se per poco, Bofur della compagnia di Thorin, a cui sono super affezionata, ma che purtroppo fisicamente non mi si addice per niente.
9) Hai realizzato tu il costume?
Per la parte sartoriale li realizzo da sola poiché ho frequentato un corso di sartoria, ma spesso commissiono o mi faccio aiutare per gli accessori.
10) Qual’è la cosa che preferisci dell’indossare le vesti di un personaggio tolkieniano?
La cosa più bella, in particolare nell’indossare le vesti di Éowyn, è sicuramente vedere le reazioni dei visitatori che vengono a trovarci durante i vari eventi, dal semplice ragazzo che punta il dito alla mamma che spiega alla figlioletta che da grande, se sarà abbastanza coraggiosa, anche lei potrà sconfiggere un drago come me. Sono ricordi preziosissimi che senza l’universo tolkieniano non avrei mai vissuto.
11) Futuri progetti cosplay tolkieniani? Nuovi personaggi?
Di sicuro ho intenzione di preparare altre versioni di Éowyn! Inoltre sto preparando una mia versione di Lothíriel di Dol Amroth. Per quest’anno ho deciso di concentrarmi più sui personaggi tratti da Il Silmarillion e mi piacerebbe creare qualcosa per interpretare Melian, madre di Lúthien, Fingolfin, e una tra Aredhel e Haleth.
12) C’è stata un’influenza da parte dei film di Peter Jackson?
Assolutamente sì, poiché la versione cinematografica delle opere di Tolkien è fondamentale per noi cosplayer. Tutti i costumi che ho realizzato sono (più o meno) copie di quelle dei film, a esclusione di quelli tratti dal Silmarillion ovviamente. Per di più, anche i costumi che realizzo per me stessa, come precedentemente accennato, si ispirano in parte anche a quelli dei film.
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Quando Tolkien e il cosplay si incontrano 3
Siamo arrivati a venerdì e come nelle ultime due settimane vi proponiamo un’intervista ad uno dei tanti cosplayers che si sono avvicinati al mondo tolkienano e che scelgono di impersonare i personaggi che hanno affascinato tutti noi amanti delle opere del Professore. Finora abbiamo visto interpretati orchi, Elfi, ma soprattutto Hobbit: popolo caro a Tolkien e a cui egli si sentiva vicino tanto da dichiarare nella lettera n.213 “I am in fact a Hobbit (in all but size). I like gardens, trees and unmechanized farmlands; I smoke a pipe, and like good plain food (unrefrigerated), but detest French cooking; I like, and even dare to wear in these dull days, ornamental waistcoats. I am fond of mushrooms (out of a field); have a very simple sense of humour (which even my appreciative critics find tiresome); I go to bed late and get up late (when possible). I do not travel much.”.
Ma il nostro percorso non è ancora terminato e nella terza tappa del nostro viaggio incontriamo Luca Mario Piccoli.
1) Quando e come hai conosciuto il mondo del cosplay?
Diciamo che l’ho conosciuto nel 2012 tramite una mia carissima amica, Lucia Ghidetti, ma fin da piccolo mi piaceva mascherarmi da i miei eroi d’infanzia non solo a carnevale.
2) Per quale motivo sei diventato un cosplayer?
Beh, ovviamente per diventare io stesso il personaggio o l’eroe a cui mi ispiro.
3) Qual’è stato il tuo primo cosplay?
Ufficialmente Elrond da Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato.
4) Quando e come hai conosciuto Tolkien?
Molti anni fa quando vidi per la prima volta
La Compagnia dell’Anello al cinema, per poi finire la trilogia cinematografica e passare alla lettura del libro e non solo.
5) Quali opere hai letto di Tolkien e qual’è la tua preferita?
Oltre a Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli e il Silmarillion ho anche letto Racconti Ritrovati, Perduti e Incompiuti, Le Avventure di Tom Bombadil, Albero e Foglia, Sir Gawain e il Cavaliere Verde ed I figli di Húrin, che è la mia opera preferita.
6) Qual’è il tuo personaggio tolkieniano preferito?
Non ne ho uno solo, i miei preferiti sono Túrin Turambar, Éomer e Tom Bombadil.
7) Tolkien e cosplay: queste due passioni hanno influenzato la tua vita? In che modo?
Sì, prima di tutto è grazie a Tolkien e al cosplay se oggi sto insieme alla mia ragazza (cosplayer anche lei e fan di Éomer), inoltre ho fatto tantissime nuove amicizie.
8) Quali personaggi tolkieniani interpreti e per quale motivo? Quali caratteristiche ti hanno colpito di più di loro?
Ne interpreto e ne ho interpretati tanti, in primis Éomer perché dicono che gli somiglio e mi piacciono i suoi valori, le sue idee e l’amore verso la famiglia; Faramir più che altro per una scelta estetica, ovvero ho gli stessi capelli e la stessa barba, inoltre l’ho portato insieme alla mia ragazza che fa Éowyn. Dwalin perché sì, è un nano forzuto e un po’ burbero, ma comunque leale verso il suo re. Tom Bombadil è uno dei misteri di Tolkien, ma ho scelto di interpretarlo soprattutto perché canta e balla sempre.
Aulë, il creatore dei Nani e il padre della terra, ho scelto di impersonarlo perché assieme ad altri membri della Quarta Era abbiamo fatto il gruppo dei Valar: li abbiamo portati alla Festa dell’Unicorno l’anno scorso e abbiamo vinto il premio Miglior Gruppo Fantasy.
Io e la mia ragazza abbiamo portato una versione di Beren e Lúthien. Inoltre ho interpretato anche un ranger dell’Ithilien e un Nazgûl.
9) Hai realizzato tu il costume?
La maggior parte dei costumi li commissiono ad altri poiché tra lavoro e tante altre cose ho poco tempo per crearli, ma qualche costume e accessorio riesco a farli da solo.
10) Qual’è la cosa che preferisci dell’indossare le vesti di un personaggio tolkieniano?
Ovviamente quando entro nell’armatura di Éomer ogni volta che vedo un Uruk-hai o un Haradrim sguaino la spada e li attacco: diciamo che questa basta e avanza.
11) Futuri progetti cosplay tolkieniani? Nuovi personaggi?
Tolkieniani no, sicuramente migliorerò qualche costume che ho già.
12) C’è stata un’influenza da parte dei film di Peter Jackson?
Ovviamente sì, per Éomer soprattutto, per noi cosplayer i personaggi dei film sono stati di grande aiuto per realizzare i nostri costumi anche se per altri personaggi da interpretare (vedi Tom Bombadil) abbiamo avuto più libertà nel creare i costumi.
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LINK ESTERNI:
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Quando Tolkien e il cosplay si incontrano 2
Continua l’iniziativa iniziata venerdì 13 gennaio, Quando Tolkien e il cosplay si incontrano, una piccola avventura nel mondo dei cosplayer tolkieniani, dove i personaggi delle opere tolkieniane (o delle trilogie cinematografiche ad esse ispirate) prendono corpo, interpretati da ragazzi e ragazze (ma non solo) che vi si dedicano mossi dalla propria passione.
Incontriamo oggi la seconda cosplayer tolkieniana: Stefania Lovat.
1) Quando e come hai conosciuto il mondo del cosplay?
Ho conosciuto il mondo del cosplay esattamente 12 anni fa, per il mio diciottesimo compleanno. La mia prima fiera fu quel lontano Lucca Comics and Games del 2005 in cui andai per la prima volta con la mia migliore amica. Andando a scuola insieme, ero venuta a conoscenza di questa cosa bellissima chiamata cosplay dalla rivista Japan Magazine (rivista dedicata principalmente a manga e anime, pubblicata dalla casa editrice Eden dal 1991 al 2001, n.d.r.).
L’inizio della fine.
2) Per quale motivo sei diventata una cosplayer?
Ho sempre amato l’idea di essere per un giorno il personaggio che tanto amavo. Renderlo vivo e sentirmi lei. Inoltre sono sempre stata molto timida e il cosplay mi ha aiutata a superare la barriera della timidezza. Mi ha aiutata anche a sviluppare più empatia.
3) Qual’è stato il tuo primo cosplay?
Kikyo, una miko (sacerdotessa shintoista), di Inu Yasha (manga opera dell’autrice Rumiko Takahashi, pubblicato dalla casa editrice Star Comics dal 2001, la cui storia legata al folklore giapponese è ambientata in parte nel Giappone moderno e in parte nell’epoca Sengoku – n.d.r.).
4) Quando e come hai conosciuto Tolkien?
Tramite la trasposizione cinematografica di Peter Jackson del Signore degli Anelli.
Conservo ancora il biglietto del cinema in cui andai a vedere Le Due Torri, assieme ad una mia amica già appassionatissima di Tolkien.
5) Quali opere hai letto di Tolkien e qual’è la tua preferita?
Ahimè, ho letto solo il Signore degli Anelli. Un particolare che ho trovato molto bello sono state le canzoni che Tolkien ha inserito nel romanzo: amo la musica, ti riempie la vita di gioia.
Certe descrizioni invece per me erano molto lunghe e dettagliate, e credo possano far desistere il lettore.
6) Qual’è il tuo personaggio tolkieniano preferito?
Adoro tantissimo Sam Gamgee. Fedele e pratico.
7) Tolkien e cosplay: queste due passioni hanno influenzato la tua vita? In che modo?
Entrambe hanno influenzato la mia vita. Mi hanno fatto conoscere molte persone, tra cui molti dei quali sono tuttora miei cari amici.
Come ho detto prima, il cosplay mi ha davvero aiutato nel superare il mio terrore nel rapportarmi con le persone e la mia timidezza.
8) Quali personaggi tolkieniani interpreti e per quale motivo? Quali caratteristiche ti hanno colpito di più di loro?
Di solito interpreto Arwen o Rosie Cotton: due categorie molto diverse Elfi e Hobbit.
Gli Elfi mi piacciono molto per la loro eleganza e raffinatezza, forse sarà perché non le posseggo in gran quantità che mi piacerebbe essere cosi!
Gli Hobbit invece rappresentano la mia vera essenza, quindi è la razza che amo di più. Gli Hobbit si godono la vita, la prendono con spensieratezza, è una cosa che invidio tantissimo. Le feste paesane, il loro amore per la buona tavola me li fanno amare moltissimo. La vita hobbit è la vita che vorrei.
E poi Rosie sposa il mio adorato Sam.
9) Hai realizzato tu il costume?
Purtroppo non so assolutamente cucire. Li ho commissionati tutti.
10) Qual’è la cosa che preferisci dell’indossare le vesti di un personaggio tolkieniano?
La compagnia, la serenità di stare insieme agli amici che condividono con me questa passione. Passare il tempo con persone sempre allegre.
Il fascino del costume, la soddisfazione di indossare un bell’abito, diverso dal solito, che provi agli inizi con gli anni lo perdi.
11) Futuri progetti cosplay tolkieniani? Nuovi personaggi?
Al momento non ne ho, ma chissà!
12) C’è stata un’influenza da parte dei film di Peter Jackson?
Considerando che ho cominciato vedendo il film, tantissima.
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Quando Tolkien e il cosplay si incontrano
Il cosplay (da costume, costume, e play, gioco) è un fenomeno proveniente dal Giappone che si sta diffondendo sempre più anche in Europa, e l’Italia non fa eccezione. Il cosplay prevede l’indossare i panni dei propri personaggi preferiti provenienti da manga, anime, videogiochi, film o libri, a cui spesso si associa un’interpretazione del suo comportamento. Questa passione ha scoperto anche la Terra di Mezzo e molti sono i cosplayer che scelgono di impersonare uno dei personaggi di Tolkien: vi proponiamo quindi un viaggio all’interno di questo mondo attraverso quattro interviste a cosplayer tolkieniani, per osservare le sfaccettature di un fenomeno che si espande sotto i nostri occhi. Cedo quindi la parola al primo dei cosplayer tolkieniani che abbiamo intervistato: Alex Vezzelli.
1) Quando e come hai conosciuto il mondo del cosplay?
Questa domanda mi fa tornare indietro di qualche anno. Ho conosciuto il mondo del cosplay nel 2006. Penso sia stata la prima edizione del Lucca Comics and Games alla quale ho partecipato. Alcuni amici mi avevano proposto di andare in giornata a vedere questa fiera del fumetto. Premetto che non la conoscevo per nulla e sono rimasto impressionato dal fatto che una manifestazione del genere prendesse una bella fetta della città. Non era ancora delle dimensioni di oggi, ma l’impatto fu notevole. Ovviamente per le vie della città girovagavano cosplayers in cerca di foto e ne rimasi colpito, tanto che da allora ogni anno sono sempre tornato a Lucca per il Comics and Games. La passione però di fare cosplay è iniziata qualche anno dopo, nel 2011.
2) Per quale motivo sei diventato un cosplayer?
Principalmente per gioco e per divertimento. L’idea è quella di svagarsi uscendo dalla solita quotidianità. Al tempo studiavo, oggi lavoro. Si tratta in fin dei conti di un passatempo che porta a pensare ad altro e in qualche modo allevia lo stress che si accumula tutti i giorni. Interpretare personaggi che ti senti vicino e mostrare i risultati agli altri, diventa un mettersi in gioco con se stessi. Se poi ti scattano qualche foto e ricevi dei complimenti da parte del pubblico, capisci che il lavoro per realizzare il personaggio è stato apprezzato e ti senti gratificato e appagato.
3) Qual’è stato il tuo primo cosplay?
Risale al 2011 e si tratta di un personaggio tratto dal gioco di carte “Magic the Gathering”. Ho interpretato Jace Beleren. Il costume è stato realizzato da una sarta su misura e gli accessori li feci a mano seguendo i consigli che “Art Attack” dispensava, cercando di essere il più fedele possibile alle immagini che il gioco di carte offriva. Si tratta di un personaggio poco comune ma avevo deciso di realizzarlo perché mi sentivo caratterialmente molto vicino a lui.
4) Quando e come hai conosciuto Tolkien?
Mi sono avvicinato al mondo tolkieniano grazie alle opere cinematografiche di Peter Jackson. Infatti è grazie a lui e con l’uscita della Compagnia dell’Anello nel 2001, che ho potuto scoprire le opere del professore. Mi sono quindi apprestato a leggere subito Il Signore degli Anelli. Al tempo avevo 14 anni ed inizialmente è stata una lettura un po’ lenta, ma una volta ingranata la marcia ho letteralmente divorato pagina dopo pagina.
5) Quali opere hai letto di Tolkien e qual è la tua preferita?
Dopo aver letto Il Signore degli Anelli passò qualche anno prima che ripresi a leggere opere di Tolkien. A 17 anni lessi per la prima volta Il Silmarillion e da quel che mi ricordo lo apostrofai come un libro abbastanza pesante. Successivamente iniziai Lo Hobbit, ma non andai più avanti della metà. Da allora non presi più in mano libri sulla Terra di Mezzo fino a quando, sempre per colpa di Peter Jackson non uscì il film de Lo Hobbit. Ricominciai quindi da dove avevo lasciato, ma probabilmente essendo cresciuto culturalmente e avendo interessi diversi, la mia “fame” per le storie della Terra di Mezzo era rinnovata e non di poco. In poco tempo lessi Lo Hobbit, i Racconti Incompiuti, i Racconti Ritrovati e i Racconti Perduti. Rilessi Il Silmarillion e lo trovai meno pesante rispetto alla prima volta, passai a I Figli di Húrin, Le avventure di Tom Bombadil e Albero e foglia. Ho iniziato a leggere anche The History of Middle-earth, che digerirò nei tempi dovuti, in quanto la considero una lettura molto impegnativa. Insomma, la mitologia della Terra di Mezzo mi ha proprio colpito e mi sono messo nell’ottica di leggerla tutta.
La storia che mi ha colpito più fra tutte, è il racconto dei figli di Húrin. Una storia avvincente e triste che mi ha lasciato profondamente colpito.
6) Qual’è il tuo personaggio tolkieniano preferito?
Non esiste un vero e proprio personaggio preferito. Esiste però una razza. Tolkien mi ha lasciato un’ottima impressione con gli Hobbit. Un popolo che rappresenta uno stile di vita unico e impagabile, che si trova ad affrontare sfide difficili e nonostante tutto riesce ad uscirne a testa alta. Una comunità che apprezza le piccole cose, ma che sa divertirsi in grande stile.
7) Tolkien e cosplay: queste due passioni hanno influenzato la tua vita? In che modo?
Come detto in precedenza, per me il cosplay è una valvola di sfogo dalla quotidianità. In modo simile lo è diventato anche leggere Tolkien. Il connubio tra queste due passioni ha generato La Quarta Era. Che cos’è La Quarta Era? In breve, essa è l’associazione di cui faccio parte nella quale posso unire le mie due passioni e interpretare un personaggio tolkieniano attraverso il cosplay. La cosa più interessante e affascinante è che non sono solo. Più di un centinaio di persone, attraverso La Quarta Era coltivano l’unione di queste due passioni (Tolkien e il cosplay) e si confrontano l’un l’altro. Grazie all’interazione di tutte queste persone, siamo riusciti, attraverso i nostri costumi e le coreografie, ad avvicinare all’universo tolkieniano tante persone. Sia quelli che già “masticavano” Tolkien, sia i più ignari che hanno conosciuto Il Signore degli Anelli solo grazie ai film.
8) Quali personaggi tolkieniani interpreti e per quale motivo? Quali caratteristiche ti hanno colpito di più di loro?
Il primo personaggio tolkieniano che ho interpretato è stato Bilbo Baggins. Tale scelta è caduta in seguito all’uscita della trilogia cinematografica de Lo Hobbit. La motivazione che mi spinge ad interpretare un personaggio realizzandone il costume è sempre per via della vicinanza caratteriale. Se riesco ad identificarmi in un personaggio, l’impegno che scaturisce nel realizzarne il cosplay è maggiore.
A Lucca Comics and Games 2014, grazie al mio cosplay di Bilbo Baggins ho potuto conoscere La Quarta Era. Da quel momento la voglia di realizzare altri costumi tolkieniani è aumentata, in quanto ho trovato altre persone con i miei stessi interessi. Nel 2015 sono riuscito a realizzare il costume di Samvise Gamgee e nel 2016, per cambiare rotta, ho puntato su un orco di Mordor.
La mio interesse per i personaggi si focalizza principalmente sugli hobbit in quanto caratterialmente mi sento molto vicino a loro. Ulteriore caratteristica che mi avvicina agli hobbit è la somiglianza fisica. Non andrei certo ad interpretare personaggi leggiadri e slanciati come possono essere gli elfi.
9) Hai realizzato tu il costume?
In parte. Non avendo conoscenze sartoriali professionali, o di lavorazione di determinati materiali, tendo principalmente ad appoggiarmi a terzi. Cerco sempre dove possibile di dare il mio contributo. Alcune parti dei miei costumi posso dire di averle realizzate io o, quanto meno, essere riuscito a lavorarle in maniera fedele. Per fare un esempio, nel costume da orco, indosso una vera cotta di maglia invecchiata. I negozi specializzati non le vendono invecchiate e quindi mi sono arrangiato e il processo di invecchiamento l’ho realizzato seguendo delle guide trovate su internet.
10) Qual’è la cosa che preferisci dell’indossare le vesti di un personaggio tolkieniano?
Sicuramente sono le emozioni che scaturiscono dal pubblico che ci osserva. Questo l’ho potuto notare stando prevalentemente in gruppo. Facendo cosplay in questo modo, rievochi sicuramente quelle scene che ti hanno emozionato durante i film. Mi viene in mente la rievocazione della battaglia ai campi del Pelennor che facemmo a Soncino tra Rohirrim e Haradrim, la gente che ha assistito alla scena ne è rimasta entusiasta.
11) Futuri progetti cosplay tolkieniani? Nuovi personaggi?
Al momento non ho in progetto altri costumi tolkieniani. Ricordo che essendo principalmente un hobby, va preso come tale.
12) C’è stata un’influenza da parte dei film di Peter Jackson?
Certamente. E’ grazie a lui che mi sono potuto avvicinare alla letteratura tolkieniana ed è sempre grazie a lui che hanno preso vita i miei costumi basati sulle scene del film.
LINK ESTERNI:
– Vai al sito della Quarta Era
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È natale: le vestigia di Yule ad Oxford
Il Natale è tempo di celebrazioni e tante sono le tradizioni legate ai festeggiamenti invernali che sono retaggio di antichi culti, che col tempo sono andate ad affiancarsi o intrecciarsi alla professione di una fede differente. Tra queste usanze c’è un evento assai particolare che si svolge proprio ad Oxford, la città dove studiò e successivamente insegnò Tolkien: si tratta del Boar’s Head Gaudy (Celebrazione della testa di cinghiale), che si tiene ogni anno al Queen’s College, poco distante dal Pembroke College dove insegnò Tolkien.
I Draghi e il fantastico in Emilia Romagna
Ogni terra, città, paese ha i suoi miti e le sue leggende che affondano le radici in tempi lontani. Tra tutte l’Emilia Romagna vanta una tradizione ricchissima di storie, tramandate principalmente, per via orale, di creature soprannaturali, ritenute spesso responsabili di accadimenti che non trovavano, all’epoca, spiegazione razionale. Comete, prodigi celesti, terremoti, catastrofi naturali erano visti come punizione divina; tutto ciò che provocava paura e “maraviglia” (come dice Eraldo Baldini) era ricondotto ad un universo magico e nascosto agli occhi dei più. Ed è così che folletti, streghe, fate e mostri divengono i protagonisti dei racconti attorno al focolare ed entrano a far parte di una tradizione che arriva fino ai giorni nostri. A casa mia per esempio, ancora oggi, quando non si trovano le cose, si dà la colpa al dispettoso Mazapégul, folletto domestico, che se irritato si diverte a fare dispetti agli abitanti della casa.
Il Google russo ora traduce in Sindarin
Gli appassionati di J.R.R. Tolkien che conoscono il russo da qualche giorno hanno molte più possibilità di divertirsi con il sindarin. Yandex, cioè il motore di ricerca sul web più usato in Russia, ha infatti appena reso disponibile un servizio di traduzione online in sindarin, il grigio elfico, la lingua immaginaria creata dall’autore inglese, di cui molte frasi possono essere lette nel Signore degli Anelli. In realtà il servizio esisteva già, Yandex.Perevdochik, una sorta di Google Translator per la Russia, e il lancio della nuova funzione è stato fatto per celebrare il 124esimo anno della nascita dell’ideatore della Terra di Mezzo, il 3 gennaio del 1892. Yandex, nata come società nel 2000, è il motore di ricerca più popolare in Russia e il sito web più visitato, tanto da coinvogliare il 57,1% di tutto il traffico di ricerca all’interno della Federazione ed è molto usato anche in Ucraina, Kazakhstan, Bielorussia e Turchia.
