«Ecco dal tumulo levarsi due snelli virgulti; e in quel momento il silenzio stava sul mondo intero, e altro suono non si udiva salvo il cantico di Yavanna. Alle sue note, gli alberelli crebbero e divennero belli e alti e si coprirono di fiori; e così nacquero al mondo i Due Alberi di Valinor. Di tutte le cose fatte da Yavanna, sono essi le più rinomate, e tutte le narrazioni dei Giorni Antichi si imperniano sul loro destino».
Nel Silmarillion il computo del tempo iniziò così, con la creazione dei Due Alberi: Telperion, dalle foglie verde scuro e argento, e Laurelin, dalle foglie verde chiaro e dai fiori dorati. Entrambi emanavano luce propria, e l’alternarsi dei loro periodi di splendore, rispettivamente argentato e dorato, scandì le giornate di Valinor, fino all’Ottenebramento a opera di Melkor. Yavanna raccoglieva in pozze la rugiada luminosa che cadeva dalle loro foglie, e anch’esse erano fonte di luce, la stessa che Fëanor instillò nei suoi Silmarilli; la Valie inoltre creò la luna e il sole dall’ultimo fiore e dall’ultimo frutto degli Alberi, e Varda creò dalla luce di Telperion nuove stelle per la venuta degli Elfi.
Categoria: Curiosità
L’Isis come Aragorn: in attesa del re
Fermi lì, è una provocazione! Se non sapete cosa sia, è inutile continuare a leggere. L’Associazione italiana studi Tolkieniani è ben conscia di tutte le atrocità perpetrate dal cosiddetto Califfato islamico in Siria e Iraq e di recente in Francia. L’accostamento non è nostro, ma è riportato in un articolo molto lungo e dettagliato che tocca molti altri punti interessanti, analizzando i tragici fatti di questi giorni e riflettendo sul bacino di coltura dei terroristi nati in Europa. Quel che ci ha colpito è però la provocazione iniziale, che è poi non viene più sviluppato adeguatamente. Quindi, proviamo a farlo noi, avvertendo subito però che l’accostamento è ben fondato e degno di riflessione, soprattutto in un momento come questo in cui il fanatismo religioso sembra diffondersi sempre più. Speriamo che anche voi lettori possiate ragionare su queste cose e magari lasciare qualche considerazione a fondo pagina.
Arriva Halloween: ecco a voi i non-morti in Tolkien
di Barbara Sanguineti
Si avvicina la fine di ottobre. Il sole passa timido nel cielo, le sere si allungano, e,
come vuole la tradizione, a giorni si aprirà il varco tra il nostro mondo e quello degli
spiriti: per una notte le strade saranno scenario di sfrenate scorribande
soprannaturali. Tra gli esseri più inquietanti che busseranno alla nostra porta per
esigere il loro obolo di dolci o paura, ci sono spettri, vampiri, scheletri: in una parola, i
non morti.
Il non-morto è un individuo che, dopo la morte, ritorna o persiste nel nostro
mondo, spesso attraverso sortilegi o maledizioni. In effetti, che cosa determina la
nascita di tali creature? Miti e leggende si sono sbizzarriti a indicare le cause di questa
sinistra forma di esistenza: nella maggior parte dei casi si tratta dell’estrema malvagità
del defunto, di un contagio o di un intervento magico esterno (è il caso di vampiri e
zombie); oppure diventa non-morto chi ha subito una morte violenta, un torto che
richiede riparazione, o chi ha infranto una promessa solenne (come avviene per i
fantasmi).
Presenti ovunque nel folklore, i non-morti ci ammoniscono a non violare il
naturale ordine delle cose per un mal riposto desiderio di eternità. In origine esseri
umani proprio come noi, essi sono poi stati condannati a vagare nel nostro mondo
senza pace, sospesi in un’esistenza dove il carisma soprannaturale si paga con
moneta di sangue (vampiri), e l’eternità non è che un’eco ossessiva di torti subiti o
arrecati (fantasmi).
Le leggende su queste creature sono uno sguardo gettato dall’umanità oltre la
soglia che più ci spaventa, quella della morte. Come sempre avviene, la paura ha poi
trovato l’esorcismo più efficace nella risata: ridotte a fantocci grotteschi queste figure
hanno popolato i teatrini di marionette, il grand-guignol, i luna-park, i film di serie B.
Eppure la connessione con la morte e il dopo-vita rende i non-morti creature
estremamente ‘serie’, esseri metafisici che permettono di comprendere meglio il
rapporto con l’Aldilà tipico della cultura che li ha generati. Un esempio per tutti: a
partire dall’Ottocento la figura del vampiro, presente fin dall’antichità, assume i
caratteri di ‘titanismo’ propri di certe correnti romantiche, come se, nella sua scelta di
una vita eterna ma dannata, questa creatura potesse rappresentare la ribellione
dell’uomo verso le leggi di Dio.
L’espressione non-morto è un calco dall’inglese undead. Fu Bram
Stoker a impiegare questo termine per designare il vampiro nel suo romanzo Dracula (1897)
e da allora in poi la parola è stata riferita generalmente a tutti gli esseri che mantengono apparenza di vita dopo la morte. Anche in Tolkien troviamo il termine undead, per esempio in bocca a Éowyn quando affronta il Re dei Nazgûl per difendere Theoden: “For living or dark undead, I will smite you, if you touch him”, “Perché, che tu sia creatura vivente o oscuro non-morto, ti distruggerò, se lo tocchi.” (The Lord of the Rings, The Return of the King, The Battle of the Pelennor Fields).
I non-morti in Tolkien
Come tutti i grandi autori, Tolkien sa alternare efficacemente nella narrazione un
vasto spettro (pun intended!) di emozioni. Quando si tratta di suscitare la paura è
naturale che ricorra anche a creature non-morte, come i Fantasmi dell’Anello o i Morti
di Dunharrow.
E non vi è dubbio che i non-morti tolkieniani abbiano molte caratteristiche
tipiche della tradizione:
– essi sono in grado di incutere il terrore in chiunque li veda. Questa è l’arma
principale dei Morti di Dunharrow, che volgono in fuga i Corsari di Umbar ispirando
loro un panico incontrollabile; ma anche i Nazgûl irradiano un’aura di terrore e il loro
grido, come quello degli spettri irlandesi banshee, lacera le orecchie e i cuori (e può
addirittura mandare in frantumi gli oggetti!).
– L’esistenza dei non-morti è talora legata alla morte violenta, come nel caso
degli Spiriti delle Paludi Morte, guerrieri caduti in antiche battaglie che appaiono a
Frodo e Sam sotto forma di immagini evanescenti, ipnotiche, simili a fuochi fatui
(sappiamo dalle Lettere che per questo episodio Tolkien trasse ispirazione dai
massacri della Somme).
Dobbiamo pensare che la prossimità con un luogo malefico, la Terra di Mordor,
agisca come catalizzatore per l’apparizione di queste vittime di morti cruente (un po’
come accade per i fantasmi dell’Overlook Hotel in The Shining di S. King).
– I Morti di Dunharrow, guerrieri codardi che in vita violarono il giuramento di
fedeltà al re Isildur, sono il classico caso di anime condannate alla non-morte per aver
infranto un voto. E soltanto l’erede di Isildur, Aragorn, li libererà dalla maledizione
dopo che questi l’avranno assistito in battaglia.
– Anche i non-morti tolkieniani sono incorporei, in parte o completamente, e
quindi non vulnerabili alle armi normali ma soltanto a quelle magiche o a modi
speciali di offesa: ecco dunque il Re Stregone di Angmar, immune ai colpi di schiere
di uomini ma destinato a perire per mano della guerriera Éowyn.
– La tipica avversione verso la luce del sole presente nel folklore ritorna anche
nelle pagine di Tolkien, così come la repulsione per l’acqua: ricordiamo i Nazgûl
travolti e dispersi dalla piena magica del fiume Bruinen.
– Come molte creature non-morte delle leggende, i Nazgûl hanno un respiro
velenoso, Il Soffio Nero (‘the Black Breath’), che induce malessere e perdita di
conoscenza. La ferita inferta a Frodo dal pugnale dei Nazgûl, inoltre, ha tutte le
peculiarità del morso di un vampiro, difficile da curare e debilitante per la vittima.
Nelle opere di Tolkien non troviamo veri e propri vampiri – quelli citati nel
Silmarillion sono in realtà enormi pipistrelli – ma, a ben pensarci, l’Unico Anello e i set
di Nove e Sette anelli dati ad Uomini e Nani possiedono molte caratteristiche tipiche
dei vampiri: seducono e soggiogano coloro che li maneggiano, ne sottraggono la
forza vitale e poco per volta li trasformano in creature notturne, veri e propri spettri
(wraiths) sospesi tra il mondo reale e la dimensione di ombre della non-morte. C’è
stato chi ha voluto addirittura tracciare un paragone tra Sauron e Dracula,
sottolineando che lo sguardo di entrambi ha le stesse caratteristiche ipnotiche, capaci
di creare un esercito di schiavi da manovrare come burattini (Hood, Gwenyth. Sauron and Dracula. «Mythlore» 52 Winter (1987): 11-17, 56.).
L’essenza degli undead tolkieniani
Volendo addentrarci più a fondo nell’essenza di queste creature, troviamo il
momento cruciale dell’esistenza degli undead tradizionali: il momento della
trasformazione, del passaggio dalla vita alla non-morte. In molti casi, come per i
vampiri e tutti quei non-morti che ritornano con il corpo, si tratta di un vero e proprio
decesso seguito da una ‘resurrezione’: infatti in molte regioni europee i non-morti
sono stati chiamati ‘revenant’, coloro che appunto fanno ritorno dagli oscuri territori
della morte.
A questo punto occorre fare un’osservazione, importante perché conferma
ancora una volta l’originalità e la coerenza di Tolkien: negli undead da lui descritti
manca completamente il momento di morte seguito da rinascita fisica. I non-morti di
Tolkien sono semplici spiriti, come gli Spergiuri, oppure, se hanno corpo fisico come i
Nazgûl, giungono allo stato di non-morte per un processo di lenta consunzione e non
attraverso un decesso vero e proprio. E questo non è un dettaglio da poco, anzi esso
distingue gli undead tolkieniani da quelli tradizionali che ‘risorgono dalla tomba’.
Nell’universo tolkieniano, quando l’anima di un Uomo si divide dal corpo al
momento della morte, il corpo decade e l’anima sosta brevemente nelle aule di
Mandos per poi passare definitivamente altrove: un altrove che neppure i Valar
conoscono. Non c’è sortilegio o titanismo che tenga – una volta che l’anima e il corpo
di un Uomo si sono separati, essi non possono riunirsi nuovamente, salvo che Ilúvatar
lo voglia – e in tutto il legendarium vi è un solo caso in cui questo accade.
Prova a rinforzo di ciò sono gli Spettri dei Tumuli, creature che non ho nominato
finora proprio perché, malgrado le apparenze, non sono affatto non-morti: si tratta
infatti di spiriti maligni inviati dal re stregone di Angmar ad infestare le tombe e i resti
degli eroici condottieri Dúnedain, in spregio alla loro grandezza. Le ossa dei defunti
vengono animate sì, e con intento malevolo, ma Tolkien dice esplicitamente che a
possedere i resti umani sono spiriti estranei, non certo le anime che avevano abitato
quei corpi.
Anche qui nessuna ‘resurrezione’ dunque. Tolkien è categorico: le leggi che
presiedono al passaggio dalla vita alla morte e l’incarnazione dell’anima nel corpo
sono esclusivo appannaggio di Ilúvatar, e il Male, o qualsiasi altra entità, non potrà
mai compiere resurrezioni più di quanto non possa creare dal nulla.
Ecco quindi che l’unica vera resurrezione nella storia di Arda avviene in
circostanze eccezionali, con il beneplacito di Ilúvatar: dopo la morte di Beren, lo
spirito di Lúthien si spinge fino a Valinor per reclamare indietro il suo amato, e,
proprio come Orfeo, intona un canto così struggente che lo stesso Mandos, Vala del
Fato, ne viene commosso; Manwë, interprete del volere di Iluvatar, concede ai due
amanti di tornare nella Terra di Mezzo e di terminare, con i loro corpi mortali, la loro
vita insieme.
Fatto singolare, e significativa conclusione di questa carrellata sui non-morti, è
che l’isola su cui i due amanti si stabiliscono venga poi chiamata dagli Eldar ‘Dor-Firni-
Guinar’ cioè ‘La Terra dei Morti Viventi’ (The Land of the Dead that live in inglese).
Questo nome può farci sorridere, riportandoci alla mente gli zombie-movies
degli anni ’70-’80; ma per Tolkien sanciva, anche nella toponomastica, l’eccezionalità
di un evento – il ritorno dalla morte – che nessuna magia o intento avrebbe mai potuto
realizzare, se non l’amore nella sua forma più estrema.
Happy Halloween
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Gli Elfi sono vegetariani? Ecco cosa dice Tolkien
Quando si pensa agli Elfi vengono subito in mente omini verdi con le orecchie a punta che vivono nei boschi e mangiano solo verdura. È un’immagine pervasiva che fonde nel suo insieme caratteristiche che partono dalla mitologia germanica e giungono fino a noi, passando per le opere di Shakespeare, il folclore inglese e irlandese, le creature disegnate da Walt Disney (Campanellino), le creature descritte nei libri di Harry Potter e perfino gli assistenti di Babbo Natale! Noi, però, vogliamo parlare del nobile popolo degli Eldar, i primogeniti, gli Elfi descritti nelle opere di J.R.R. Tolkien. E vogliamo sfatare qualche mito su di loro: gli Elfi di Tolkien non sono vegetariani, né tantomeno vegani. Non lo scriviamo mossi da acredine verso le filosofie vegetariana o vegana ma semplicemnte perché riteniamo che nulla nei testi del professore di Oxford sostenga questa tesi.
È opinione diffusa tra alcuni appassionati che anche gli Elfi di Tolkien siano vegetariani dal momento che sono per molti aspetti vicini alla natura e il fatto che essi preparino e mangino il lembas, “pan di via”, quando viaggiano li mostra attenti a un’alimentazione vegetariana. Inoltre, un contributo in questo senso è il fatto che Peter Jackson nei suoi film ispirati allo Hobbit faccia intendere proprio questo: nota è la scena in cui i Nani giungono a Rivendell e sono costretti a mangiare insalata! Ma gli Elfi nelle opere dello scrittore inglese sono cacciatori e analizzando le principali opere di Tolkien, Il Silmarillion, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, risulta subito chiaro che gli Elfi non sono vegetariani.
Santi Pagani, ecco il carteggio Monda-Testi
Certe questioni non finiscono di suscitare dibattito. Come un sasso gettato in uno stagno le sue onde continuano ad allargarsi senza fine. È questo l’effetto di «Santi pagani nella Terra di Mezzo di Tolkien», edito dalla ESD-Edizioni Studio Domenicano (224 pp., 22 euro – in copertina immagine di Ivan Cavini) e scritto da Claudio Antonio Testi, segretario dell’Istituto filosofico di studi tomistici e socio fondatore della nostra Associazione.
Sabato 23 maggio 2015, il filosofo modenese, nell’ambito del Festival Biblico avrà modo di parlarne in un evento in collaborazione con l’AisT e la Compagnia degli Argonath. Alle ore 16.30, nello splendido scenario della Casa Mazzanti Caffè, in Piazza dell Erbe 32, interverranno la storica dell’arte Roberta Tosi, il presbitero Manuel Magalini e il responsabile dell’AisT Stefano Giorgianni. Con loro ci sarà anche lo scrittore Davide Galati, autore del romanzo E un elfo li radunò… pubblicato da Linee Infinite Edizioni, casa editrice che ha rinunciato all’editoria a pagamento decidendo di investire sui propri autori. L’incontro con lo studioso permetterà anche di inaugurare una mostra sullo Hobbit a cura della Compagnia degli Argonath, durante la quale sarà possibile acquistare libri sul tema del Fantastico. A seguire, dalle 17 circa, sarà offerto un aperitivo.
Fantastika, intervista all’Oste di Brea
Tolkien, Martin, Harry Potter, Giuliano Gemma, ventriloqui e draghi, elfi e perfino Dante! E poi tanti, tanti, tanti artisti! Tutto questo è solo una minima parte di quello che aspetta gli appassionati del genere fantastico a Dozza, vicino Bologna, dove da dal 16 al 17 maggio 2015 si terrà la manifestazione Fantastika.
L’evento, tutto dedicato all’arte e ai mondi del Fantastico, con una attenzione particolare per le opere di Tolkien,
sarà anche l’occasione di incontrare forse l’Oste di Brea, personaggio che da mesi ha successo su Twitter con le sue storie e battute e i suoi due garzoni, Nob e Bob, che hanno voluto assolutamente esser presenti a Dozza per presentare ufficialmente la loro birra artigianale, prodotta con la collaborazione dell’Associazione italiana studi Tolkieniani, che si chiama Ombromalto. Per l’occasione, abbiamo inviato un cronista alla Locanda del Pulendro Impennato, per un assaggio in anteprima!
Se il regista è il fan: Lo Hobbit in quattro ore
Certi tipi di operazioni non andrebbero avallate, perché vanno a ledere quella che è a tutti gli effetti una produzione artistica che porta la firma di professionisti ed è tutelata dalle leggi del copyright. Era, però, prevedibile, viste le molte critiche alla trilogia cinematografica di Peter Jackson dedicata allo Hobbit, che qualche appassionato di J.R.R. Tolkien si cimentasse a tagliare e rimontare l’intero corpus dei tre film secondo le sue predilezioni. Del resto, era accaduto alla prima trilogia, quella del Signore degli Anelli, che era stata rimontata in una chiave molto più oscura, suscitanto critiche ed elogi. Questa volta, il movente non è tanto l’atmosfera della trilogia, ma la trilogia stessa, contestata come scelta produttiva.
Tolkien, finiscono i film: comincia la Quarta Era
Sono trascorsi tredici anni dall’uscita nelle sale del primo film tratto dal Signore degli Anelli. Mentre incombono le anteprime dell’ultimo capitolo della trilogia (molto liberamente) tratta da Lo Hobbit, si può fare un bilancio di quanto nel frattempo è successo in Italia intorno a J.R.R. Tolkien. Se nel secolo scorso la scena tolkieniana era considerata un ghetto per nerd, o tutt’al più per conventicole dell’ultradestra, la penetrazione nell’immaginario pop tramite la settima arte ha avviato uno smottamento che ha travolto quell’ambiente asfittico e al tempo stesso ha stimolato forme di reazione creativa all’invasione hollywoodiana. Mentre la dimensione d’intrattenimento (cinema, giochi e videogiochi) faceva debordare l’interesse per la Terra di Mezzo ben oltre la sottocultura fantasy, una nuova generazione di appassionati, studiosi, artisti, ha messo in crisi i luoghi comuni di un tempo.
Così da un lato lo snobismo dell’accademia è stato pesantemente scalfito, e dall’altro le letture delle vecchie vestali nostrane sono state ridimensionate (o piuttosto ridicolizzate) grazie a un’attività pubblicistica, su carta e su web, prodotta quasi sempre dal basso. Si è trattato di un lavoro certosino e spesso disconosciuto, che ha prodotto gli anticorpi alla saturazione dell’immaginario seguita all’enorme successo dei film. Per paradosso, senza i kolossal di Peter Jackson non avremmo avuto la collana tematica “Tolkien e dintorni” dell’editrice Marietti 1820, che dal 2005 a oggi ha tradotto i più importanti saggi critici nel panorama internazionale. L’ultimo uscito, Lo Hobbit. Un viaggio verso la maturità di William H. Green, è paragonabile a un gioiello elfico.
Sul piano delle arti visive forse soltanto adesso, con la conclusione della ridondante seconda trilogia, si iniziano a metabolizzare le immagini cinematografiche e ci si apre a nuovi orizzonti, meno schiacciati sul mainstream hollywoodiano. Così si tornano ad apprezzare le opere di un decano come Angelo Montanini e può emergere il lavoro di artisti originali come Ivan Cavini, Maria Distefano e Andrea Piparo.
Manca all’appello la narrativa. I più noti autori italiani di fantasy avrebbero forse potuto spendere un po’ più di tempo a studiare la chiave dell’universalità delle storie di Tolkien e un po’ di meno a cercare di emularle infarcendo le proprie di Elfi, Mezzelfi e Orchi.
Per rendersi conto di quanto è successo e continua a succedere intorno alla Terra di Mezzo e a sud delle Alpi, si potrebbe scorrere il programma della seconda edizione del Tolkien Day che avrà luogo al VIGAMUS, il museo del videogioco di Roma, il prossimo 14 dicembre. Il tratto distintivo di una manifestazione come questa è la commistione di alto e basso, gioco e studio. In una stessa giornata si potrà assistere alla proiezione de Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug in versione estesa, giocare ai videogiochi a tema, e assistere alla presentazione di Santi pagani nella Terra di Mezzo di Claudio Testi (ESD-Edizioni Studio Domenicano), un saggio che affronta le interpretazioni filosofiche e religiose dell’opera tolkieniana. Non deve stupire che un evento come questo sia organizzato dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani (www.jrrtolkien.it), nata dall’unione di altri soggetti impegnati da anni a rivalutare l’autore inglese, e già reduce dall’inaugurazione del festival FantastikA, nella rocca di Dozza Imolese, con conferenze di studiosi italiani e stranieri, ma anche esposizioni di illustratori e artisti.
È grazie all’attivismo di questo tipo, portato avanti anche da realtà locali, da gruppi amatoriali e circoli, sui blog e sui social network, che la Terra di Mezzo è entrata in una nuova stagione.
Tant’è che anche l’accademia sembra essersi svegliata dal torpore. Tolkien non è più un fenomeno paraletterario, ma un autore che può diventare argomento di dibattito, di corso o di un convegno, come dimostrano gli atenei di Milano, Trento, Pisa, Siena, Palermo, Verona (solo per limitarsi all’ultimo anno). Spesso è la spinta degli studenti e dei giovani ricercatori a portare Tolkien all’università, ma è pur vero che alcuni docenti l’hanno ormai acquisito come autore,
sia sul piano letterario sia su quello degli studi filologici.
All’incrocio tra questi due piani si collocano le pubblicazioni dei poemi inediti La leggenda di Sigurd e Gudrùn (2009) e La Caduta di Artù (2013), ma anche quella recentissima della sua traduzione del Beowulf (Bompiani 2014) fatta negli anni Venti e finora rimasta sepolta in archivio. Un’operazione quest’ultima che può interessare forse gli storici della filologia più che i comuni lettori, ma che al tempo stesso ha anche un risvolto letterario, dato che la prosa della traduzione tolkieniana cerca di salvare un’eco dell’antico ritmo poetico anglosassone e – come scrive Michael Drout, noto studioso di Tolkien – «combina il suo acume filologico con la sua capacità creativa».
Eppure resta ancora tanto da fare per stabilire anche in Italia uno standard accettabile per un classico del Novecento. Paradossalmente questo riguarda soprattutto i testi di Tolkien. Sull’edizione nostrana del Signore degli Anelli pendono ancora diverse ipoteche. A partire dalla traduzione, fatta oltre quarant’anni fa, che non rende la varietà di registri linguistici utilizzata dall’autore e molte delle sue scelte lessicali. Per proseguire con l’obsoleta e fuorviante introduzione di Elémire Zolla, scritta quando gli studi tolkieniani erano a uno stadio preistorico. I lettori italiani poi non hanno mai potuto leggere per intero la History of Middle-Earth, cioè la raccolta degli scritti postumi sulla Terra di Mezzo, che contiene vere e proprie perle, dato che ne sono stati tradotti soltanto due volumi su tredici. Per tacere infine del livello deprimente di molti peritesti, completamente avulsi dal dibattito internazionale.
Gli studiosi tolkieniani però sono gente temprata nella lunga lotta di liberazione della Terra di Mezzo dal pregiudizio letterario e dall’appropriazione ideologica. Per questo c’è da scommettere che seguiteranno a esplorarne in lungo e in largo i territori e a battersi finché non avranno definitivamente riscattato quelle lande dall’influsso di Sauron. Consapevoli che solo chi la dura la vince.
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SITO UFFICIALE
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ARTICOLI PRECEDENTI
– Reportage da Dozza: un fantastico weekend
– A Dozza nasce l’Aist: siamo diventati grandi
– L’Arst a Dozza (Bo) con mostre e seminari
– Il 14 dicembre torna il Tolkien Day a Roma!
– Pubblicato Lo Hobbit. Un viaggio verso la maturità
– Pubblicato il Beowulf tradotto da Tolkien
– Pubblicato «La leggenda di Sigurd e Gudrùn»
– Edito da Bompiani “La Caduta di Artù»
LINK ESTERNI
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– Vai al sito del VIGAMUS, il Museo del Videogioco di Roma
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I film e la desolazione dello Smaug mutante
È passato un anno dalla proiezione de Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug, ma in internet non si è ancora esaurita la discussione su come Peter Jackson abbia deciso di rappresentare il drago Smaug, cioè in forma di viverna (creatura a due zampe) anziché con quattro zampe. Ma in pochi sanno che anche Peter Jackson a cambiato idea più volte in merito…
Le 20 cose da sapere sul Signore degli Anelli
Il nostro sito web è inondato spesso dalle domande degli appassionati di J.R.R. Tolkien che vorrebbero saper tutto sul loro autore preferito. Molto spesso è sufficiente consultare le Lettere scritte da Humphrey Carpenter oppure le Appendici del Signore degli Anelli, altre è addirittura più semplice: basta leggere il libro! Prendendo spunto da un articolo di What Culture, eccovi le 20 cose che non sapevate sul capolavoro di Tolkien. E se le sapevate già, è sempre un bene ripassarle!
Basta «generi»: Tolkien è come Stendhal
Facciamola finita con i generi letterari, basta con la divisione tra letteratura “alta” e “bassa”. È un tema a lungo discusso, ma che fa fatica ad essere accettato soprattutto in certi settori intellettuali «con naso all’insù». Ancor di più in Italia, dove si fatica a far passare un simile discorso. Stavolta, però, è la Repubblica, maggior quotidiano di centrosinistra, a bacchettare quei “critici” ancora asserragliati nelle loro torri, sordi ai mutamenti del tempo. Lo fa, pubblicando un dialogo tratto dalla rivista digitale Electric Literature 2014, uscito il 7 agosto e tenuto tra Michael Cunningham, scrittore in uscita in Italia con La regina delle nevi, e Ursula Le Guin, prolifica scrittrice che a 85 anni ancora riserva romanzi e sorprese ai suoi lettori. I due autori si sono chiesti: «Ma i romanzi hanno ancora bisogno di etichette?». E i lettori più fedeli del nostro sito sanno già che J.R.R. Tolkien è centrale in questo dibattito!
I Tarocchi perduti di Maria Distefano
Certe storie hanno bisogno di riposare, decantare come il vino buono. Son lì, nascoste in un cassetto e vi rimangono per anni. Poi, qualche curioso le trova e inizia a leggerle. Ne rimane affascinato e decide di regalare la storia agli altri. E in questo caso, gli atri siamo noi, lettori appassionati di J.R.R. Tolkien. Sì, perché la storia riguarda anche il nostro professore e la passione per lui. Un artista, dei tarocchi e tanta, tanta fantasia… C’è anche la sfortuna di mezzo, quella che mentre meno te l’aspetti ti fa lo sgambetto… Ma forse è meglio iniziare tutto dall’inizio: ecco la storia di Maria e dei suoi tarocchi tolkieniani.
Oxford, sarà abbattuto l’albero di J.R.R. Tolkien
Certe notizie, anche se tristi, bisogna darle comunque. L’albero amato da Tolkien a Oxford sarà abbattuto perché è malato. Si trova all’interno del giardino botanico, luogo che lo scrittore visitava spesso per passeggiare o fare un picnic. L’amore del professore per gli alberi nacque in tenera età. Da bambino li immaginava protagonisti di racconti e amava le storie in cui gli alberi rivestono un ruolo importante. «Ogni albero ha il suo nemico, pochi hanno un avvocato», scrive nelle lettere.
In crociera con Tolkien: 4 navi con convention
Quanti di voi, assidui lettori di Tolkien, avrebbero voluto salpare con Frodo sulla nave che lo avrebbe portato dai Porti Grigi verso Valinor? Alcuni hanno sentito così forte il desiderio che il viaggio lo stanno organizzando davvero! Una compagnia di navigazione, la Trilo3y Voyages (si scrive proprio così), sta organizzando quattro convention a tema Tolkien che si terranno su altrettante navi da crociera in diverse parti del mondo: la prima partirà da Fort Lauderdale in Florida il 6 dicembre direzione Caraibi, seguita da una seconda che salperà da Sydney, Australia, il 21 gennaio 2015 nelle isole del Pacifico. Le date delle due crociere restanti, in partenza rispettivamente da Southampton in Inghilterra per Parigi e Bruges e da Port Liberty in New Jersey direzione Bermuda, saranno comunicate successivamente.
Ma cosa accadrà in una crociera a tema Tolkien? Stando a quanto gli organizzatori scrivono sul loro sito, ci sarà una gara cosplay, una gara di Piedi Pelosi Hobbit, una serata di gala, ci saranno maratone cinematografiche dei film di Peter Jackson (nessuna anteprima de “La Battaglia delle Cinque Armate” è al momento ufficialmente prevista) e un negozio pieno zeppo di merchandising dei film.
Spunta un’audio inedito: Tolkien tra gli hobbit
Tolkien fa miracoli. A quarant’anni dalla morte continua a pubblicare e persino a parlare. Probabilmente, la seconda trilogia dedicata da Peter Jackson alle opere dello scrittore inglese hanno fatto crescere l’interesse per tutto ciò che lo riguarda. Ecco che dalle casse della Bodleian Library escono la traduzioni e i commenti al Beowulf, scritti da Tolkien negli anni in cui lo insegnava all’università. Ma la notizia più sorprendente è che è stata ritrovata anche la sua voce. Recentemente, infatti, è stata ritrovata una registrazione audio in cui lo stesso Tolkien parla ai suoi appassionati lettori. A dire il vero la scoperta non è nuova, almeno non per il protagonista. Ma andiamo con ordine.
Addio a Ombromanto, il cavallo de Il Signore degli Anelli
È morto Ombromanto (in lingua originale Shadowfax), il cavallo di Gandalf ne Il Signore degli Anelli. Nel film il nobile animale di Arda, l’universo immaginario creato dallo scrittore inglese Tolkien, era stato donato a Gandalf (e da lui domato) dal Re Théoden.
Ombromanto, si legge su un sito inglese TheOneRing.net, è stato addormentato dal veterinario dopo una lunga malattia e la sua proprietaria, Cynthia Royal, lo ha fatto sapere al sito web. Il messaggio dei fan di Ombromanto: «La sua bellezza vivrà per sempre nel film Il Signore degli Anelli».
Miyazaki e Tom Bombadil: un bel pesce d’aprile!
Ebbene sì! Abbiamo voluto partecipare anche noi alla festa dei pesci d’aprile che ieri ha invaso quotidiani, tv e internet in tutto il mondo: dalla tassa per passeggiare nei boschi, all’aromaterapia per calmare gli animi durante le partite di calcio, passando dalle applicazioni per smartphone per evitare i controllori sui tram.
Come ogni anno al primo di aprile fioccano le notizie assurde e gli scherzi più o meno divertenti.
Hayao Miyazaki girerà un film su Tom Bombadil
Ovunque due o più tolkieniani si radunino per parlare del loro autore preferito, che sia in un pub davanti a una birra o su un forum di discussione on line, incombe una domanda: chi è Tom Bombadil? Fra i personaggi secondari del Signore degli Anelli, il più amato è certamente lui: con i suoi stivali gialli, la sua casacca color cielo, i pantaloni verdi come il prato e una piuma azzurra sul cappello. Il suo modo di parlare buffo ma autorevole, quasi sempre in rima, il suo essere apparentemente immune all’effetto dell’Anello, la facilità noncurante con cui affronta e supera avversari maligni come il Vecchio Uomo Salice o lo Spettro dei Tumuli, lo rendono un mistero dentro a un indovinello avvolto in un enigma. Il suo fascino è tale che Tolkien stesso lo subì, tanto da rifiutarsi di rivelare i segreti che lo definiscono, lasciando senza risposta le domande che numerosi lettori gli ponevano, ma tornando a proporre nuove Avventure di Tom Bombadil nell’omonima raccolta di poesie pubblicata nel 1962.
Prima il film animato di Ralph Bakshi del 1978, poi la trilogia cinematografica di Peter Jackson, con la scusa dell’economia dei personaggi hanno eliminato il Vecchio Tom; del resto, Tolkien stesso in una lettera del 1958 sosteneva che, per semplificare la storia, eliminare Bombadil sarebbe stato fattibile, anzi auspicabile. Insomma, i numerosi aficionados di Tom hanno da tempo perso ogni speranza di vederlo sul grande schermo, in tutta la sua multicolore magnificenza.
La cena dell’Anello: Tolkien in tavola
Leggendo le pagine del Signore degli Anelli, Lo Hobbit e il Silmarillion si scopre che i protagonisti mangiano sempre. Si trovano molti alimenti citati, dalle patate, al ragù, all’idromele. Inutile dire che i più ingordi sono gli Hobbit, mentre i più attenti alla dieta sono gli Elfi, che non consumano burro, preferendo idromele e lembas, mentre i Troll si accontentano di abbacchio arrosto e birra. Da questo spunto è nata l’idea de La cena dell’Anello, che vedrà lo chef Fabrizio Donati cimentarsi in un menù ispirato alla Terra di Mezzo, con pietanze che richiamano il mondo degli Hobbit e degli Elfi. Intorno al tavolo siederanno anche alcuni personaggi della saga, a cominciare da Frodo Baggins, Gandalf il Mago ed Aragorn il Ramingo.
Per tutti gli appassionati di Tolkien un appuntamento assolutamente da non perdere quello che si terrà venerdì sera, 21 marzo, al ristorante La Corte di Fermo. A parlare dello scrittore inglese e dei suoi libri, che hanno segnato in modo indelebile il genere letterario fantasy, saranno Cesare Catà e Carlo Pagliacci. “Abbiamo scelto una data simbolica, il giorno dell’equinozio di Primavera – sottolinea Pagliacci – per immergerci in una terra di eroi, ricca di simbologia ma anche di riferimenti continui al buon mangiare. Gli hobbit sono una popolazione che ha una spiccata predilezione per il buon cibo e con Fabrizio abbiamo deciso di percorrere questo viaggio gastronomico scoprendo le pietanze che, di tanto in tanto, compaiono nella storia. Tra una portata e l’altra avremo uno speciale Frodo Baggins alias Cesare Catà, grande esperto e conoscitore della saga ideata da Tolkien che vanta milioni di appassionati in tutto il mondo. Sarà un piacere discutere con lui e ripercorrere le vicende della Compagnia dell’Anello intorno ad un buon desinare, come si confà tra amici che condividono una medesima esperienza”.
Ecco ad esempio una tipica colazione hobbit: pane,
formaggio, mele, birra profumata, miele e crema gialla. Naturalmente è solo la prima colazione della giornata! Continua dunque la serie di proposte gastronomiche innovative messe in campo da La Corte di Fermo che proseguiranno fino a giugno: “l’idea di contaminare il cibo con altre esperienze – evidenzia Donatella Verdecchia, titolare insieme al marito Fabrizio Donati del ristorante La Corte – dalla letteratura ai fumetti passando per i fiori, le bacche e le erbette o per il cacao nelle sue varie declinazioni, era una sfida che ci appassionava ed abbiamo voluto raccoglierla. Di certo continueremo su questa strada perché crediamo in questo tipo di proposte che consentono, a chi interviene, di esplorare e conoscere, insieme al cibo, altre bellissime storie…” Il prezzo della cena è di € 25. Per informazioni e prenotazioni: 3394557545 – 3395909537.
– Vai al sito della La Corte di Fermo
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«I film di Peter Jackson? Io preferisco Tolkien»
Dopo la pubblicazione della recensione scritta da Alberto Crespi, che aveva un tono entusiastico, sul secondo capitolo della trilogia cinematografica dedicata da Peter Jackson allo Hobbit, riportiamo l’equilibrio nel sito dell’Assocazione pubblicando un giudizio sul versante opposto. Vi presentiamo un editoriale del Times, firmato da Jared Olar e apparso il 29 dicembre 2013. L’autore prende una posizione netta e ci ha chiesto di pubblicarla, pur non essendo chiaramente quella dell’ArsT che in quanto tale non prende posizione sui film, ma di solito riporta le notizie e i giudizi dei soci o di studiosi, intellettuali e critici. Ci sembra giusto dare spazio a tutti, quindi con piacere riportiamo l’editoriale di Olar.
Jackson e il Silmarillion: perché non lo farà?
È appena uscito al cinema Lo Hobbit: La Desolazione di Smaug di Peter Jackson ha completamente sbancato i botteghini nazionali (Stati Uniti), guadagnando l’impressionante cifra di 73 milioni di dollari (53,5 milioni di euro). Il grande successo si conferma in linea con gli ottimi risultati raggiunti dai film ambientati nella Terra di Mezzo e ha fatto sì che molti cominciassero a pensare al futuro. L’anno prossimo arriverà Lo Hobbit: Racconto di un Ritorno (Ndt – sembra che il titolo ufficiale italiano sia questo…) che sembra rappresenterà la fine dell’era di J.R.R. Tolkien sul grande schermo. C’è un modo per poter vedere ancora dell’altro? La triste realtà è che le possibilità sono misere.
Al museo di Jenins è arrivato Gollum!
Viaggia a tutto regime il Greisinger Museum dedicato alla Terra di Mezzo di Jenins in Svizzera. Sul nostro sito, abbiamo riportato la costruzione, la fine dei lavori, abbiamo raccontato l’inaugurazione a cui siamo stati invitati e l’apertura al pubblico ad ottobre. Ora torniano sull’argomento per raccontarne una novità. «Dagli inizi di ottobre, Jenins è un luogo di pellegrinaggio per gli appassionati lettori del mondo di J.J.R. Tolkien, a cui appartengono Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit», dice Bernd Greisinger, il fondatore del museo Greisinger. «Finora il nostro museo ha attirato circa mille visitatori». Subito dopo l’apertura ufficiale del 4 ottobre, «abbiamo avuto visitatori da tutto il mondo. Ora, invece, la maggior parte dei visitatori provengono dalle regioni più vicine», racconta Greisinger, cui sembra non dispiacere che non ci sia più la folla dei primi momenti. «Soprattutto all’inizio, nei giorni successivi all’apertura del museo, tutto doveva essere molto organizzato, mentre alcune sezioni dovevano ancora essere arredate al meglio. Quindi, è un bene che il flusso si sia un po’ calmato, perché abbiamo potuto dare gli ultimi ritocchi. E ora l’organizzazione sta funzionando a pieno regime». Le prospettive per il Museo Greisinger sono buone: a dicembre, con l’uscita della seconda parte della trilogia di Peter Jackson dedicata allo Hobbit, «il flusso di visitatori si è fatto molto più grande», riferisce Greisinger.
La Terra di Mezzo su Street View: si può scoprirla su Chrome
Un viaggio nella Terra di Mezzo in modalità Street View. In attesa dell’uscita nelle sale cinematografiche di Lo Hobbit: la desolazione di Smaug, i lettori dei romanzi di J.R.R. Tolkien e del regista Peter Jackson possono esplorare le lande percorse da Bilbo Baggings e dagli altri protagonisti grazie a un progetto di Chrome Experiment. Un’esperienza interattiva accessibile anche attraverso smartphone e tablet attraverso il sito Middle-earth.thehobbit.com.
Seguendo la falsariga del famosissimo romanzo di J.R.R. Tolkien, ricco di illustrazioni e mappe disegnate a mano, è stata arricchita da una serie di mini-giochi e di contenuti interattivi che daranno la possibilità agli appassionati di scovare ad esempio i troll di Trollshaws o le piante marine di Rivendell, oltre che guardare tutte le ambientazioni più importanti della saga, con gli occhi di un Hobbit. La mappa include alcuni brani audio e le biografie dei personaggi, oltre alla possibilità di “passeggiare” liberamente nei paesaggi tratti dal romanzo e che rivedremo presto al cinema. L’esperimento (qui potete leggere la descrizione approfondita della realizzazione) fa parte di una serie di applicazioni realizzate in CSS3 e WebGL, il cui scopo principale è quello di mettere in evidenza le potenzialità di Chrome e che sono fruibili esclusivamente tramite la piattaforma di Google, sia nella sua versione desktop che nella sua versione mobile.
Daniel Issakson, uno degli sviluppatori che ha partecipato al progetto, ha più volte affermato che è proprio l’utilizzo di WebGL che ha reso possibile la drammatizzazione e l’esplorazione del vasto e ricchissimo mondo de Lo Hobbit, dando il pieno controllo all’utente.
Per Google Trends sale l’interesse per Tolkien
C’erano una volta, all’incirca intorno all’anno 2000, molti sondaggi che dichiaravano in maniera consistente che J.R.R. Tolkien era «l’autore più influente del secolo» e che Il Signore degli Anelli era «il libro del secolo». J.R.R. Tolkien venne riconosciuto per Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit e molti reporter eccitati saltavano sul carro del vincitore e scrivevano tutti qualcosa sullo scrittore inglese. Ciò che tutti di sicuro sapevamo era che c’era un’eccitazione generale, poiché avevamo imparato che un regista di nome Peter Jackson stava per fare l’impossibile, far diventare i libri di Tolkien dei film al cinema. Ora, molti anni dopo, possiamo vedere ancora il risultato di tale improvviso interesse, ma in qualche modo possiamo renderci conto che la tendenza è ora più flebile di quanto non fosse. Tuttavia è difficile da misurare, così abbiamo pensato fosse utile riportare l’analisi di Pieter Collier con i seguenti grafici di Google Trends. Mentre Il Ritorno del Re di Peter Jackson uscì nelle sale il 17 dicembre 2003, secondo Google Trends l’interesse per Il Signore degli Anelli era ancora estremamente alto all’inizio del 2004. Sfortunatamente non abbiamo dati del periodo precedente e contemporaneo all’uscita dei film del Signore degli Anelli, ma è chiaro che l’interesse deve essere stato impressionante e più alto allora di adesso con i film sullo Hobbit.
Aperto in Svizzera il museo sulla Terra di mezzo
Dopo tanta attesa ha aperto le sue porte al pubblico il museo Greisinger! Abbiamo seguito fin dall’inizio la sua costruzione, l’allestimento, abbiamo intervistato il suo direttore creativo Ivan Cavini (che potete leggere qui) e poi siamo stati all’inaaugurazione facendo il reportage. Così, ora non possiamo che annunciare che da oggi è finalmente aperto l’unico museo al mondo dedicato alle opere di J.R.R. Tolkien e a chi ne è stato ispirato. Ecco tutti i dettagli per chi volesse fare una visita. L’Associazione romana studi Tolkieniani ha in programma una visita guidata speciale in primavera 2014, riservata ai proprio soci. Chiunque volesse avere maggiori informazioni può scrivere al nostro indirizzo mail.
