Per tutti gli appassionati di J.R.R. Tolkien che sono interessati ai suoi linguaggi inventati, una notizia molto gradita giunge da Carl F. Hostetter. Il cinquantesimo numero della rivista linguistica specializzata curata dalla Elvish Linguistic Fellowship (la Compagnia Linguistica Elfica, abbreviato E.L.F.), Vinyar Tengwar, è finalmente all’orizzonte! Per gli esperti di lingue tolkieniane la Elf è una vera e proprio istituzione, continua fonte primaria di perle linguistiche.
La History di Tolkien: Bompiani e la traduzione
«Grosso libro, grosso guaio», scriveva il poeta Callimaco. In senso lato, potremmo applicarlo anche alla vicenda di cui oggi ci occupiamo, anche se i libri sono dodici in tutto. Passateci al licenza, visto che il titolo è uno solo: la History of Middle-earth (HoME), cioè la Storia della Terra di Mezzo, l’universo fantastico in cui J.R.R. Tolkien ha ambientato i suoi romanzi. Il vecchio adagio calza a pennello se lo si guarda dal punto di vista della casa editrice che detiene i diritti delle opere dello scrittore inglese in Italia. Mai come in questi ultimi anni, la Bompiani è, infatti, sulla graticola per la sua condotta circa le opere di Tolkien, spesso piene di imprecisioni, lacune e pressappochismo sia editoriale sia culturale, dovuti anche alla scottante eredità lasciatale dalla Rusconi. Ma è la stessa casa editrice milanese a sentirsi in una posizione scomoda, come dimostra un recentissimo intervento del suo direttore editoriale, Elisabetta Sgarbi. Cerchiamo, allora, di fare un quadro della situazione, ripercorrendo gli eventi di questa vicenda per sommi capi.
Editori e traduttori: gli errori in Tolkien
Aprire un libro è entrare in un mondo. Ma a pochi lettori viene in mente che dietro l’oggetto c’è il lavoro di molte persone oltre l’autore. Su tutti, l’editore, il traduttore se il libro è di uno scrittore straniero e l’illustratore. Ognuna di queste tre figure passa molte ore sul testo, ma pochi sanno che il libro che giunge loro è frutto di una serie di scelte. E fra i tre ruoli citati, forse l’ultimo è quello che può fare meno danni, mentre gli altri due possono produrre gli errori più duraturi. Passiamo, quindi, in rassegna il lavoro di editori e traduttori in generale, prima di concentrarsi su J.R.R. Tolkien.
…Tolkien all’università: ne parla Antonio Faeti
A piccoli passi, J.R.R. Tolkien entra anche nell’università italiana. E se il buongiorno si vede dal mattino, come dice un vecchio adagio, allora si può ben sperare. Lunedì 18 febbraio 2013, alle ore 10 il l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’università di Bologna ospiterà un incontro con Antonio Faeti dedicato allo scrittore inglese scomparso quarant’anni fa, per ragionare sull’eredità che ha lasciato con la pubblicazione dei primi libri di letteratura fantastica di successo planetario, libri a cui tanti autori si sono successivamente ispirati e che non smettono di dare vita a rivisitazioni di tutti i tipi. Il relatore è uno dei massimi esperti italiani di letteratura per ragazzi.
La Torre di Tolkien venduta per una sterlina
Si chiama Perrott’s Folly, si erge in un quartiere di Birmingham e pur necessitando di lavori di ristrutturazione per oltre un milione di sterline è stata acquistata da un ente benefico per la simbolica somma di una sterlina: affare andato in porto solo perché – a detta degli esperti – l’edificio sarebbe servito da ispirazione a J.R.R. Tolkien. Come riporta il quotidiano britannico The Guardian infatti l’amministratore delegato della Trident Reach the People Charity è un appassionato dello scrittore inglese e ha accettato di trasformare la torre – più nota all’estero che a Birmingham – in un centro di accoglienza, a un costo non certo economico. Tutelato dalle Belle Arti britanniche, l’edifico è stato più recentemente usato per esposizioni artistiche e celebrazioni tolkeniane. I nuovi proprietari del Trident non ne vogliono fare soltanto un’attrazione turistica, ma usarlo anche per attività sociali.
Tolkien al Kalamazoo: un programma da urlo
Anche se lontani, a volte non si può non parlare di certi eventi. È finalmente stato diffuso il programma dell’International Congress on Medieval Studies, che si svolgerà dal 9 al 12 Maggio 2013. L’incontro riunisce oltre tremila studiosi interessati agli Studi Medievali: è suddiviso in oltre 600 sessioni di lavoro, 3000 tra conferenze, tavole rotonde, workshop e spettacoli. Al suo interno, si svolgerà il Tolkien at Kalamazoo, la sezione dedicata a Tolkien. Si potrebbe definire l’apoteosi dell’appassionato di Tolkien negli Usa: praticamente 6 sessioni di conferenze, 2 sessioni sull’influenza sugli scrittori successivi, un conferenza filologica, due spettacoli, un dramma recitato e anche un incontro commerciale, tutti dedicati a J.R.R. Tolkien… In totale, sono oltre 30 conferenze e altri 8 momenti di riflessione: si rischia l’overdose!!! Il Congresso tradizionalmente presenta due conferenze plenarie, un concerto e una serata danzante.
Da segnalare, tra tutte le cose interessantissime da seguire, una sessione in onore di Verlyn Flieger, in cui alcune delle sue opere saranno analizzate e, si spera, sviluppate ulteriormente: su tutte, la teoria della luce e il volume Schegge di luce (pubblicato anche in italiano da Marietti 1820). Verrà anche presentato il The Tolkien Scholarship Project: Robin Anne Reid dell’università di Texas A&M parlerà della sua intenzione di dimostrare tramite la linguistica come la narrativa e la poesia contenuta nel Signore degli Anelli e il resto del Legendarium di Tolkien non sono un brutto esempio di letteratura modernista (come sostenuto da molti critici come Harold Bloom), eccellenti testi postmoderni, che suscitano anche il rispetto degli studiosi di testi come Beowulf e altri testi medievali. Ne è una continuazione ideale la relazione Théoden, come risposta di Tolkien all’ofermod di Beorhtnoth (The Eorl That Could Have Been: Theoden as Tolkien’s Answer to Beorhtnoth’s ofermod).
Tra le altre sessioni, Arte e musiche de Lo Hobbit, Tolkien studioso medievale, Tolkien and Alterity: In Honor of Jane Chance, le due sessioni sui Racconti dopo Tolkien: il medievalismo e la letteratura Fantasy del ventunesimo secolo, in cui si parlerà anche di autori molti noti come George R. R. Martin, Terry Pratchett e Catherine Fisher. Curiosa tutta la sessione dedicata al “Tolkien eccentrico”, organizzate dalla Society for the Study of Homosexuality in the Middle Ages. Si può concludere segnalando Women in Tolkien’s Professional Life, sessione che schiera i pezzi grossi dei Tolkien Studies, John D. Rateliff con The Missing Women: J. R. R. Tolkien’s Lifelong Support for Women’s Higher Education, e soprattutto Douglas A. Anderson con l’importante studio “Professor d’
Ardenne of Liège has arrived to harrass me with philological work”: Simonne d’Ardenne as Student, Collaborator, Translator, and Friend of J. R. R. Tolkien. Per maggiori informazioni si può visitare il sito ufficiale del 48° Congresso Internazionale di Studi Medievali.

Ecco il programma completo in inglese, che si può scaricare anche qui:
…L’ultimo cacciatore di draghi da Tolkien al Teatro Verde a Roma
Al teatro Verde di Roma in scena sabato 3, giovedì 7 e sabato 9 febbraio 2013, “L’ultimo cacciatore di draghi”, spettacolo per bambini dai 4 ai 10 anni. Giovedì 7 e sabato 9, si svolgerà anche una festa di carnevale dopo lo spettacolo. Con un testo scritto da Roberto Marafante, che firma anche la regia, vede salire sul palcoscenico tre attori tuttofare, Andrea Calabretta, Gabriele Tuccimei e Andrea Maurizi della Compagnia Teatro Verde di Roma.
Ecco la trama: «Mai sottovalutare la perfidia dei draghi! Essi sono infidi, crudeli, spietati, ma soprattutto astuti. Eppure non sono invincibili». Ispirato a un racconto di J.R.R. Tolkien, questa favola originale racconta di come, casualmente, un uomo qualunque viene in possesso di una spada magica e diventa un abile e infallibile Cacciatore di Draghi. Ma, per affrontare l’ultimo Drago, scoprirà che i poteri della sua spada non sono sufficienti senza saggezza, coraggio e intuizione. In una giostra di colpi di scena, effetti speciali, musiche e canzoni gli spettatori vivranno un’avventura avvincente e spiritosa, come succede nei grandi film d’animazione.
ORARI SPETTACOLI: dal lun al ven ore 10.00 – sab e dom ore 17:00. Giovedì 7 febbraio ore 10.00 e ore 17.00
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– Vai al sito del teatro Verde di Roma
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Shippey a Modena: il video della conferenza
L’avevamo promesso a molti tra il pubblico. Avevamo atteso la serata del Tolkien Seminar italiano con trepidazione per poi scoprire che una sala gremita fino all’inverosimile era pronta a condivider con noi il momento. Come annunciato da tempo in un precedente articolo, Tom Shippey, docente di filologia inglese all’università di Oxford, erede di J.R.R. Tolkien e maggiore studioso delle sue opere, era in Italia per tenere una conferenza dal titolo Lo Hobbit: dal film al libro. È stato ospite dell’Istituto Filosofico di Studi Tomistici a Modena venerdì 11 gennaio, presso la sala conferenze dell’hotel Raffaello (strada per Cognento 5).
Shippey è ormai un volto noto nel nostro Paese, visto che è stato un relatore nel convegno Tolkien e la filosofia nel 2010, in cui insiema Franco Manni della rivista Endòre
hanno intavolato una discussione amichevole ma intensa su “Tolkien tra filosofia e filologia”. Questa volta, lo studioso inglese ha avuto la possibilità di esaminare il film confrontandolo col libro in maniera dettagliate. Shippey aveva anche scritto un articolo sullo stesso tema, pubblicato nel numero di metà dicembre del Time Literary Supplement e intitolato Ancora non ritornato, la cui traduzione avevamo anche pubblicato esclusiva per il sito della nostra Associazione grazie alla disponibilità dello studioso inglese. Ora siamo lieti di presentare al pubblico di Modena e ai lettori del sito il video completo della conferenza, montata e lavorata a tempo di record grazie ai membri dell’Istituto tomistico.
Buona visione a tutti!
– Scarica il saggio di Tom Shippey: “Noblesse Oblige: Images of Class in Tolkien”
– Leggi il suo articolo sul
Time Literary Supplement: Ancora non ritornato
– Il CORSO SU J.R.R. TOLKIEN
– Vai al canale Youtube dell’Associazione romana studi tolkieniani
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Lo Hobbit massacrato: uno sviluppo sulle rune
«Bilbo, ragazzo mio, va’ a prendere la lampada e illuminiamo un po’ questa!». E alla luce di una grossa lampada dall’ombra rossa, spiegò sulla tavola un pezzo di pergamena che somigliava molto a una mappa. «Questa fu fatta da Thror, tuo nonno, Thorin», disse Gandalf: «È una pianta della Montagna» […] «Vedete quella runa sulla parte orientale e la mano che la indica dalle altre rune? Questo è il segno di un passaggio alle Sale Inferiori», disse lo stregone. Questo è uno dei passaggi chiave de Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien: lo stregone Gandalf mostra alla compagnia dei nani il modo in cui entrare nella tana del drago Smaug, segnalando la presenza delle rune. La mappa apparteneva a Thror, nonno di Thorin, per questo si spiegano le rune naniche. Leggendo il libro si capirà anche che ci sono due diversi tipi di rune sulla mappa, ma non vogliamo svelare nulla di più al lettore. Peccato che per il lettore italiano la questione sia molto più complicata!
Sabato in libreria a Roma C’era una volta Lo Hobbit
Non capita tutti i giorni di avere una guida, una panoramica su un mondo immaginario e su tutte le sue vicende. Soprattutto con un autore come J.R.R. Tolkien, se non si è specialisti e si sono letti tutti i suoi libri si può essere facile preda dei tanti “esperti” che sullo scrittore e le sue opere dicono di tutto, spacciando per sue in modo strumentale le proprie opinioni sul mondo. Ecco perché risulta preziosa l’occasione di ascoltare gli studiosi che si occupano di Tolkien in maniera accademica e che hanno già ottenuto in Italia e all’estero molti riconoscimenti in termini di collaborazioni, conferenze, libri, studi e saggi. Una di queste rare occasioni avverrà sabato 26 gennaio 2013, quando alle 18 si potràpartecipare alla presentazione del libro C’era una volta lo Hobbit, nell’accogliente bistrot della libreria Tra le Righe di viale Gorizia 29, a Roma.
A lezione di calligrafia: Tolkien creò l’alfabeto
Domani a Modena, all’interno del corso Con Lo Hobbit alla scoperta di Tolkien, da qui a fine febbraio prevede una lezione ogni martedì sera alle ore 21, presso la sede dell’Istituto Filosofico di Studi Tomistici (in via san Cataldo 97, Modena – tel: 059/821811), si volgerà un intervento dal tema: Le lingue nella Terra di Mezzo, con relatori Roberto Fontana e Gianluca Comastri, rispettivamente consigliere e presidente di Eldalie, un’associazione tolkieniana particolarmente dedita allo studio delle lingue elfiche. Sarà anche l’occasione per approfondire un aspetto poco noto delle lingue inventate dallo scrittore inglese: la creazione e lo sviluppo anche di una serie di alfabeti, anche se tecnicamente si tratta di un sistema di trascrizione dei principali Linguaggi della Terra di Mezzo! Proprio per capire meglio di cosa si tratta presentiamo un’intervista in esclusiva a uno dei relatori.
J.R.R.Tolkien in 3 minuti! A febbraio sarà un libro
Nel mese di febbraio, precisamente il 4, Tolkien sarà protagonista di un nuovo estratto multimediale che punterà alla divulgazione e alla diffusione dell’estro e della parola del letterato inglese. A svilupparlo è stato Gary Raymond, scrittore di 3-Minute JRR Tolkien: A visual biography of the worlds most revered fantasy writer (Ivy Press, 12,99 sterline): una biografia visuale, insomma, in tre minuti, per farsi apprezzare da chi, come capita sovente ai giorni nostri, va di fretta e non trova mai la possibilità di approfondire l’argomento Tolkien. Così come già Peter Jackson aveva fatto con la trilogia de Il Signore degli Anelli e la neonata de Lo Hobbit, anche Raymond cavalca l’onda del momento positivo e dell’influenza che sta avendo Tolkien sul mondo fantasy e letterario in generale: 60 porzioni rapide e indolori, delle pillole, che possono essere digerite facilmente in tre minuti l’una. Partendo dalla sua infanzia fino all’invenzione dei nuovi linguaggi come quello elfico che tanto è stato apprezzato ne Il Signore degli Anelli, oltre al doversi rapportare con la realtà della Prima Guerra Mondiale, la storia di Tolkien sarà affrontata nella maniera più precisa possibile con un lavoro minuzioso e necessariamente fedele alla realtà.
Gary Raymond è uno scrittore oltre che un accademico: nasce nel Galles ed è tra i fondatori di Wales Arts Review, uno dei siti più critici e attenti alle produzioni letterarie del Galles e non. Proprio da questa sua principale iniziativa nasce l’intenzione di concentrarsi su Tolkien, che rientra ovviamente nella schiera di autori difficilmente criticabili, al pari di George Orwell, Emily Dickinson e, profanamente parlando, anche di Christopher Nolan, l’autore della trilogia di Batman e altri film come Memento o Inception: tutti scrittori che Raymond ha avuto la possibilità di analizzare e criticare nella sua esperienza di scrittore e critico. Ma la passione per la letteratura impegnata nasce sin dalla prima infanzia per l’autore gallese: sin da piccolo le sue letture passavano per Edgar Allan Poe e i gialli di Sherlock Holmes, arrivando fino al Conte di Monte Cristo, letto in versione illustrata all’epoca della scuola elementare. Prima dei dieci anni arriva finalmente Lo Hobbit, per poi arrivare a Il Signore degli Anelli qualche anno più tardi: «Conservo ancora la prima copia che ebbi de Lo Hobbit: lo acquistai dopo aver messo da parte diversi soldi. È una copia con un’illustrazione sulla copertina di Roger Garland: mi affezionai tantissimo a quel libro e ne rimasi incantato, proprio perché avevo dieci anni e quelle pagine mi rapirono. L’esperienza con Il Signore degli Anelli invece fu diversa – dice Raymond a Tolkien Library – La storia era
sicuramente più seria e impegnata, ma mi prese allo stesso modo. Mentre Lo Hobbit era concentrato su una sola storia, qui ne avevamo tante e c’era comunque una guerra da combattere che aveva coinvolto molte persone».
Ma come nasce l’idea di Tolkien in 3 minuti per Raymond? Tutto parte dalla lettura della biografia di Lewis scritta da Wilson e da una conversazione con il proprio editore: «Ebbi poi la fortuna di incontrare un amico che mi portò al Magdelene College, così da poter studiare meglio il mondo di Tolkien anche al di fuori dalle proprie creazioni: è stato un processo lungo, ma mi ha portato soddisfazioni. L’obiettivo, insomma, era quello di dare a tutti la possibilità di accedere a questo mondo in maniera rapida. Ho suddiviso il libro in tre parti: la vita, il lavoro e l’influenza che ha avuto sul mondo. Ogni parte ha dei sottocapitoli che sono facilmente leggibili in tre minuti, perché le informazioni sono concentrate e facili da digerire. Ci sono moltissimi libri che raccontano la storia dell’autore, ma nessuno in questo modo. Per me è stato molto divertente». L’opera di Raymond però non è soltanto una biografia, come vuole sottolineare lo scrittore stesso: tutto inizia con l’analizzare il modello culturale che ha offerto Tolkien e la terza parte dell’estratto, che riguarda l’influenza avuta nel mondo letterario, è sicuramente il punto da cui partire per avere un quadro generale dell’esperienza tolkeniana. Le pillole riescono a offrire anche dei momenti di curiosità circa la vita dell’autore inglese, ricercando elementi particolari e che faranno sicuramente piacere ai fan, fino a oggi rimasti vergini da questi aspetti.
«La speranza è che i fan possano apprezzare il mio lavoro – continua Raymond nella stessa intervista – e che possano appassionarsi alla storia di Tolkien: sto racconando quello che tutti sappiamo, ma scavando più nel profondo. Andando alla ricerca del suo passato ho avuto modo di scoprire cose interessanti e anche inaspettate, che ho deciso di mettere al servizio di tutti. Perché comprare questo libro? Perché è un pezzo da collezione e anche perché è una visione divertente, ma studiata, della vita dell’autore». Raymond, per chiudere, parla anche de Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato, il primo capitolo della nuova trilogia di Peter Jackson, al cinema dallo scorso dicembre: «L’ho visto e mi è piaciuto molto. Penso che sia il miglior film di Jackson al momento. Con Il Signore degli Anelli fece un lavoro sicuramente importante, ma qui ho trovato più feeling con l’opera e pare abbia fatto un lavoro migliore di quanto fece Tolkien, che con la sua seconda opera superò la prima. Sarà un successo migliore perché parla di un’avventura e il cinema di oggi vuole questo».
Per concludere, qualche lettore si domanderà come mai ci occupiamo di un libro appena uscito in inglese che ha poche connessioni con il nostro Paese. E, invece no! La rivelazione che possiamo fare in anteprima ai nostri lettori è proprio questa: sono già stati acquistati i diritti di traduzione italiana di questo libro!! Se volete fare qualche regalo aspettatevi, quindi, nelle librerie a novembre una bella strenna natalizia…
al sito della casa editrice Ivy Press
– Guarda l’anterprima del libro su Amazon
– Vai al sito ufficiale di John Howe
– Vai al sito della rivista Wales Arts Review
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Su Sentieri tolkieniani tornano le Domeniche
Ecco una nuova opportunità per quanti amano J.R.R. Tolkien e la sua letteratura. L’Associazione Sentieri Tolkieniani ripropone “Le domeniche di Tolkien”, un video-forum trasmesso in diretta, naturalmente ogni domenica, come dice il titolo stesso, per approfondire per approfondire Tolkien e la sua Terra di Mezzo. In ogni puntata, il forum affronterà di volta in volta tematiche diverse, approfondendo temi e trame meno note al pubblico degli appassionati tolkieniani. Per quanti si connetteranno ci sarà la possibilità di intervenire per fare domande, proporre riflessioni e interagire con i relatori che si troveranno al di là della videocamera. L’inziativa è nata dal 2009 per approfondire la conoscenza dell’autore, soprattutto nei contenuti e negli ideali che hanno animato la sua vita e la sua attività di scrittore.
Scompare Riccardo Valla, traduttore di Tolkien
A pochi giorni dalla morte di Alberto Lisiero, fondatore dello Stic, Star Trek italian club, il mondo del fantastico italiano perde un altro dei suoi nomi eccellenti. È scomparso ieri, stroncato da un infarto, Riccardo Valla, decano della fantascienza in Italia. Se ne è andato nella sua Torino, dove era nato, abitava, aveva collaborato con la Bollati Boringhieri, aperto una delle prime librerie specializzate in fantascienza d’Italia, fatto le sue numerose traduzioni e poi dato man forte al Museo del fantastico, di cui era presenza fissa.
Tom Shippey a Modena: ecco cosa dirà!
Come annunciato da tempo in un precedente articolo, Tom Shippey, docente di filologia inglese all’università di Oxford, erede di J.R.R. Tolkien e maggiore studioso delle sue opere, è in Italia per tenere una conferenza dal titolo Lo Hobbit: dal film al libro. Sarà ospite dell’Istituto filosofico di studi tomistici oggi a Modena (venerdì 11 gennaio), alle ore 21, presso la sala conferenze dell’hotel Raffaello (strada per Cognento 5). Lo studioso inglese esaminerà il film confrontandolo col libro. Sarà disponibile il servizio di traduzione simultanea. L’ingresso è gratuito. Shippey però ha scritto un articolo sullo stesso tema, pubblicato nel numero di metà dicembre del Time Literary Supplement e intitolato Ancora non ritornato. Gentilmente, ha concesso che lo traducessimo in esclusiva per il sito della nostra Associazione. Buona lettura!
Pubblicata la rivista Endòre numero 15
Con immutato piacere, siamo lieti di annunciare l’uscita del numero quindici di Endóre, la rivista della Terra di Mezzo diretta da Franco Manni che, in una forma o nell’altra, da ormai 19 anni (ma sono 20 se si calcola il lavoro precedente!) mantiene accesa la fiaccola tolkieniana in Italia. Endòre esce una volta all’anno, è passata dal formato cartaceo a quello online dal numero 11. Contiene tutto quello che vorreste sapere sull’autore del Signore degli Anelli, J.R.R. Tolkien: recensioni, articoli, giochi, fan fiction e una bibliografia particolarmente curata e aggiornata. Ancora una volta abbiamo la possibilità di gustarci il consueto mescolarsi di articoli giocosi e saggi approfonditi (e anche qualche saggio allo stesso tempo giocoso e approfondito) e segnaliamo con orgoglio la presenza tra gli autori di alcuni nostri soci, come la presenza di resoconti delle nostre attività del Gruppo di Studio su Tolkien e del Tolkien Seminar di Modena e il resoconto della manifestazione The Return of the Ring organizzata dalla Tolkien Society inglese che si è tenuta alla Loughborough University in Inghilterra dal 16 al 20 agosto 2012. Molto interessante la sezione “articoli”, con importanti saggi di Tom Shippey, Thomas Fornet-Ponse, lo stesso Franco Manni e Ronald Hutton. Il contributo di quest’ultimo è stato al centro di alcuni dibattiti internazionali e ha suscitato molto reazioni, tra cui i contributi importantissimi di Nils Ivar Agoy e della “nostra” Verlyn Flieger, proprio nel Tolkien Seminar del 2012. Ricca anche la sezione delle “recensioni”, che ci riguarda da vicino: oltre al film di Peter Jackson, sono oggetto di valutazione, infatti, gli ultimi due contributi del Gruppo di Studio alla collana Marietti su Tolkien e dintorni: da segnalare soprattutto la recensione dell’edizione inglese della La Falce Spezzata per la casa editrice Walking Tree, redatta da Patrick Curry. Ve ne diamo un assaggio con l’indice:
Il film di Peter Jackson? Una nuova recensione
Dopo il successo delle recensioni dell’Arst al film di Peter Jackson, abbiamo ricevuto un’altra recensione al film firmata da un nome prestigioso: Franco Manni, presidente dell’Associazione Endòre e direttore della rivista omonima. Ben consapevoli della condivisione di tutte le opinioni (come fatto con una recensione positiva e una recensione negativa) la pubblichiamo, quindi, per gentile concessione di Endòre.
…Tom Shippey a Modena. E un corso su Tolkien!
In occasione dell’uscita del film di Peter Jackson Lo Hobbit, l’Istituto filosofico di Studi Tomistici di Modena ha organizza una serie di iniziative volte ad appronfondire la conoscenza di J.R.R. Tolkien e delle sue opere. Una conferenza pubblica e un corso tutti dedicati all’autore del Signore degli Anelli. Non solo si potrà assistere a una lectio magistralis di uno degli studiosi di Tolkien più famosi al mondo, ma si potrà partecipare al primo corso di questo genere in Italia sullo scrittore.
Anche a Oxford da marzo si insegna Tolkien
J.R.R. Tolkien è uno degli scrittori più noti del XX secolo e i suoi libri Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit hanno intrattenuto e, al tempo stesso, incuriosito i lettori per decenni, diventando tra i libri più popolari di tutti i tempi. Molte persone hanno letto questi romanzi, o visto gli adattamenti cinematografici, ma hanno avuto poche opportunità di approfondire maggiormente il loro interesse. Per soddisfare quest’esigenza la Facoltà di inglese dell’università di oxford (dove Tolkien ha insegnato per la maggior parte della sua carriera) ha organizzato la “Oxford Tolkien Spring School”, rivolta a coloro che hanno letto i romanzi dello scrittore inglese e vogliono scoprire di più. Sono previste una serie di lezioni introduttive tenute dai maggiori studiosi di Tolkien a livello mondiale, che si terranno presso la Facoltà dal 21 al 23 Marzo 2013. La facoltà di inglese dell’università di Oxford è la più grande in Gran Bretagna, e una delle più illustri scuole di inglese in tutto il mondo. Fondata nel 1894, ha annoverato tra i suoi membri alcuni dei più importanti critici e studiosi del settore, tra cui J.R.R. Tolkien, C.S. Lewis, Edmund Blunden, Nevill Coghill, Helen Gardner, Richard Ellmann, Terry Eagleton e molti altri.
3 gennaio: auguri Professor Tolkien!
I più appassionati lettori di J.R.R. Tolkien ricordano certamente a memoria le date più importanti descritte nel Signore degli Anelli: il 22 settembre, compleanno di Bilbo e Frodo; il 25 dicembre, la Compagnia lascia Granburrone; il 25 marzo, l’Anello viene distrutto. Tolkien però non si limitò a inventare storie, continenti, popoli e linguaggi: inventò anche calendari con i quali contare lo scorrere del tempo, diversi per ogni popolo. Ecco perché alcune di quelle date sono occasione di festa fra gli appassionati tolkieniani di tutto il mondo. Su una data, però, gli appassionati di Tolkien concordano e tutti insieme festeggiano: è il 3 gennaio, l’anniversario della nascita del Professore di Oxford. Quest’anno cade il 121esimo anniversario.
Il film di Peter Jackson? L’ArsT: quanto ci piace!
È uscito il film di Peter Jackson. E tutti noi lo abbiamo visto. Come nelle migliori famiglie, ci siamo seduti intorno a un tavolo, tra una pinta di birra e una fumata di pipa, ognuno ha detto la sua opinione. Come i Nani con le stoviglia nella casa di Bilbo Baggins, gli entusiasti si sono contrapposti ai contrari per tutto il tempo, dandosele di santa ragione! Come è giusto che sia, riportiamo alcuni dei pareri della serata. Non leggete il resto di quest’articolo se non avete ancora visto il film!
Il film di Peter Jackson? L’ArsT: quanto è brutto!
È uscito il film di Peter Jackson. E tutti noi lo abbiamo visto. Come nelle migliori famiglie, ci siamo seduti intorno a un tavolo, tra una pinta di birra e una fumata di pipa, ognuno ha detto la sua opinione. Come i Nani con le stoviglia nella casa di Bilbo Baggins, gli entusiasti si sono contrapposti ai contrari per tutto il tempo, dandosele di santa ragione! Come è giusto che sia, riportiamo alcuni dei pareri della serata. Se cercate una recensione ragionata, serena e obiettiva del film di PJ avete sbagliato posto. Qui mi tolgo tutti i sassolini che mi ha messo nella scarpa il film. Se avete fretta, in fondo, sotto le note, c’è il giudizio sintetico. Se volete leggere i giudizi positivi sul film, andate qui. Non leggete il resto di quest’articolo se non avete ancora visto il film!
Tolkien e dintorni, ecco il nuovo libro Marietti
Se c’è un merito indiscusso e indiretto per i film di Peter Jackson è quello di far scoprire le opere di J.R.R. Tolkien a molti nuovi lettori. Ma sia questi che i vecchi lettori a volte sentono la necessità di approfondire la conoscenza dell’autore, magari su alcuni aspetti o da punti di vista inconsueti. Anche in Italia, nella povertà assoluta dell’offerta critica, è da un po’ di tempo disponibile una collana di letteratura secondaria che si avvicina allo scrittore inglese da un punto di vista accademico, nata proprio per permettere ai lettori italiani di accedere ai testi dei migliori studiosi stranieri. È la collana “Tolkien e dintorni” della casa editrice Marietti 1820, che proprio oggi ha pubblicato l’ultimo lavoro dedicato all’autore del Signore degli Anelli. La novità è doppia, visto che il volume è il frutto di un Gruppo di Studio che per due anni ha riunito critici, filosofi e giornalisti per analizzare molti degli aspetti dello Hobbit e scrivere i diversi saggi di questa nuova antologia, intitolata C’era una volta… Lo Hobbit – Alle origini del Signore degli Anelli. Non è una formula molto praticata in Italia, ma nei Paesi anglosassoni è diffusa, soprattutto all’università, dove Tolkien figura nei programmi accademici.
Pubblicato nel 1937, Lo Hobbit è sempre stato considerato dalla maggior parte dei critici un semplice racconto per bambini, il cui principale merito fu di servire da “prologo” al più noto capolavoro tolkieniano: Il Signore degli Anelli. L’antologia della Marietti vuole invece mettere in evidenza tutta la profondità di vedute e la ricchezza di stili di questo primo libro di Tolkien che, seppur diverso nel tono e nell’impostazione, merita una valutazione di ben altra portata e spessore. Gli articoli degli autori italiani sono frutto di uno studio di ricerca corale e conservano un tono divulgativo e accessibile; a questi sono affiancati saggi di critici stranieri (tra cui Verlyn Flieger, Dimitra Fimi e Bonniejean Christensen) oggi considerati tra i contributi più importanti sullo Hobbit. Arricchiscono il libro due poesie di Tolkien, rispettivamente dedicate alla figura del Drago (The Dragon’s Visit) e all’idea di fiaba (Once Upon a Time), per la prima volta pubblicate e tradotte in italiano in questo volume. Per presentarlo al meglio, ne parliamo con Claudio Testi, il direttore della collana dedicata a Tolkien e segretario dell’Istituto filosofico di studi tomistici.
Come nasce la collana Tolkien e dintorni?
«Il tutto è iniziato nel 2004 quando, grazie al newsgroup it.fan.scrittori.tolkien entrai in contatto con una qualificata “compagnia” di esperti tolkieniani che desideravano tradurre La Via per la Terra di mezzo di Tom Shippey. Essendo io segretario dell’Istituto Filosofico di Studi
tomistici, un’associazione da sempre tesa a promuovere serie iniziative culturali anche in campi non strettamente filosofici, proposi loro di pubblicare il testo all’interno di una nostra collana filosofica che curavamo per Marietti 1820. L’“esperimento” riuscì così bene che nel 2007 inaugurammo ufficialmente la collana “Tolkien e dintorni” che a oggi annovera 11 pubblicazioni».
Qual è lo spirito che anima la collana?
«L’obbiettivo che unisce il comitato scientifico è quello di presentare Tolkien non solo come autore fantasy per ragazzi, ma soprattutto come un classico della letteratura. L’Italia è stata fortunatamente tra i primi paesi in cui è stato tradotto il Signore degli Anelli: purtroppo però Tolkien è diventato subito oggetto di un dibattito di natura politica, che ha grandemente danneggiato la ricezione di questo autore. È però un dato di fatto che nessuno studio critico fondamentale (ad eccezione di Tolkien Autore del Secolo, curato nel 2003 da Franco Manni, il massimo esperto italiano della materia per l’editore Simonelli) sia stato fatto conoscere al pubblico italiano prima della nostra collana. Come può uno studioso dirsi tale se non ha presenti gli studi di Verlyn Flieger, Tom Shippey o Brian Rosebury (per fare solo alcuni nomi)? Sarebbe come, scusate se scendo nel mio campo specifico, dirsi esperto di Tommaso d’Aquino senza avere letto Étienne Gilson! Se li si ignora (più o meno colpevolmente), si ha solo l’alternativa di rinchiudersi all’interno di un circuito autoreferenziale. Quello che dico, il lettore italiano lo può banalmente constatare sfogliando molti “studi” italiani su Tolkien, in cui di solito oltre il 80% dei riferimenti bibliografici sono verso scritti italiani, per lo più ultra datati. Solo uscendo dal questo provincialismo si potrà rendere giustizia alla grandezza universale di un autore come Tolkien, e sperare di trovarlo sempre più studiato nelle scuole o le università del nostro Paese».
La collana ha anche prodotto altre iniziative, non è vero?
«Certamente. Dopo aver tradotto i primi testi, abbiamo deciso di promuovere un Gruppo di Studio che, a cadenze trimestrali, si ritrova per approfondire (di solito per un biennio) un certo tema tolkieniano: la serietà dell’iniziativa è tale che ha avuto anche il patrocinio della Tolkien Society inglese. L’obbiettivo del gruppo di studiosi è quello di pubblicare i risultati di queste ricerche in team. Ad oggi i testi di questo tipo pubblicati nella collana sono due, uno addirittura tradotto in inglese, prima volta per un testo italiano: si tratta della Falce Spezzata – morte e immortalità nelle opere di J.R.R. Tolkien, edito dalla prestigiosa Walking Tree Publisher. Io ed alcuni degli autori abbiamo avuto il privilegio di essere ospitati quest’anno in Gran Bretagna per presentare il lavoro in inglese davanti a molti dei maggiori studiosi anglosassoni. Non solo, ma nel 2010 l’Istituto Filosofico di Studi Tomistici e l’Associazione romana studi Tolkieniani (“massicciamente” presente in queste attività) hanno organizzato un convegno internazionale su “Tolkien e la Filosofia”, che per la prima volta ha visto intervenire in Italia studiosi del calibro di Shippey e Flieger».
Qual è la novità dell’ultimo volume, “C’era una volta… Lo Hobbit”?
«È il primo volume italiano esclusivamente dedicato al libro “Lo Hobbit”. Credo che la sua novità sia nella “varietà” e “unità” degli interventi; questo rispecchia in realtà il lavoro in team che ci ha coinvolto per due anni. Anche i tre saggi tradotti (dei veri classici su tema, scritti da Flieger, Fimi e
Christensen) si inquadrano perfettamente nell’insieme, che è diviso in due parti (“La fiaba” e “I personaggi”). I curatori del testo hanno poi fatto un lavoro eccellente: è sempre più raro trovare un volume con una bibliografia complessiva e un indice analitico così ben strutturati».
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Ci sono anche degli inediti di Tolkien. Perché sono state scelte due poesie?
«L’idea è stata di Roberto Arduini, che con grande competenza e intelligenza ha segnalato queste due “chicche” tolkieniane le quali, sebbene poco conosciute, erano perfettamente “in tema” con il resto del volume: basti pensare che si intitolano La visita del drago e C’era una volta. Non è poi stato facile ottenere il placet della Tolkien Estate a tradurle: ma anche questa volta, forse anche grazie all’eccellente lavoro da noi già svolto per La trasmissione del pensiero e la numerazione degli elfi, ci hanno accordato il permesso alla traduzione».
Avete altri progetti in cantiere?
«Certo, ma non posso svelarvi tutto ora! Posso solo dire che continueremo nel solco tracciato in questi anni, nella speranza di poter contribuire, nel nostro piccolo, a far amare nella sua complessità e grandezza l’opera di Tolkien, magari sfruttando l’attenzione mediatica che i tre film di Peter Jackson ci potrà dare. Abbiamo, però, in serbo una sorpresa che presto potremo annunciare. E lo faremo per la gioia dei lettori di questo sito».
Almeno una cosa ce la potete anticipare?
«Va bene, solo una per ora! A Modena, lunedì 17 dicembre, alle ore 20.45, il nostro Istituto Filosofico di studi Tomistici, insieme con il Victoria Cinema e la libreria Mondadori, ha organizzato una presentazione di quest’ultimo volume, “C’era una volta… Lo Hobbit”. Per l’occasione avremo l’onore di conversare con Wu Ming 4 sulla fiaba più famosa di Tolkien, che per allora sarà anche un film. La serata ha lo scopo di far conoscere il libro di Tolkien per poter apprezzare pienamente il film di Peter Jackson. L’appuntamento è alla libreria Mondadori al Cinema Victoria, in via Ramelli a Modena. Ma sarà la prima, altre ne terremmo in tutta Italia e alcune subito dopo le feste natalizie. Continuate a leggere questo sito se vorrete sapere le date esatte!».
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Ecco anche i dati essenziali dell’ultimo volume:
C’era una volta… Lo Hobbit – Alle origini del Signore degli Anelli
Con due poesie inedite di J.R.R. Tolkien
Casa editrice Marietti 1820 (Genova-Milano, 2012), pp. 312
Prezzo: 22 euro
ISBN 978-88-211-9167-1
– vai al sito dell’Istituto filosofico di studi tomistici
– vai al sito della casa editrice Marietti 1820
– vai al sito della Tolkien Estate
– vai alla Pagina Facebook della
presentazione libro a Modena
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Dalla Games Workshop Lo Hobbit in miniatura
Se ne parlava già da un po’ nel gossip dei siti non ufficiali dedicati al mondo della Games Workshop, ora, appena prima dell’uscita del film, è finalmente uscito il gioco di battaglie per miniature dedicato alla nuova trilogia di Peter Jackson. The Hobbit, un unexpcted journey rispolvera lo strategico dedicato al Signore degli Anelli con una nuova scatola, nuovi personaggi e nuovo starter set. Era ora, dicono gli appassionati, perché la vecchia scatola suonava ormai un po’ datata, dedicata com’era alle Miniere di Moria, con tanto di compagnia dell’anello impegnata nel combattere orde di orchetti e farsi strada nelle viscere della fortezza nanica.
Per chi non ha mai sentito parlare dell’hobby di Games Workshop, ecco un breve riassunto: dopo Warhammer Fantasy e Warhammer 40.000, simulazioni di battaglie con miniature rispettivamente ambientate nel fantasy e in un lontano futuro, l’azienda di Nottingham nel 2001 acquistò i diritti della trilogia e lanciò il gioco originale, uno strategico che mirava a unire le varie caratteristiche dei suoi due Warhammer. Ecco dunque una nuova ambientazione fantasy, la terra di mezzo di Tolkien, la possibilità di inscenare piccole schermaglie con poche miniature, tipo il rapimento di Merry e Pipino o lo scontro di Colle Vento, ma anche di riprodurre le grandi battaglie della seconda e della terza era, con grandi eserciti di uomini, nani, elfi e orchi tutti fedelmente ispirati all’opera di Jackson ma anche, in alcuni casi, direttamente al lavoro di Tolkien. Il tutto, ovviamente, dipinto. Già, perché prima di arrivare al gioco vero e proprio, la parte preponderante dei prodotti GW è la pittura. Le miniature di plastica, ed ora anche in resina, vanno tutte dipinte con pennelli e colori dedicati, venduti ovviamente separatamente. Un vero e proprio business, ma anche un appassionante hobby che ha creato scuole di pittura e indubbi capolavori su piccola, piccolissima scala.
E dunque arriviamo a The Hobbit. Il nuovo starter set s’intitola Fuga dalla città dei goblin e riproduce le gesta della compagnia di Thorin alle prese con maree di mostriciattoli capitanati da un orrido quanto gigantesco re. La filosofia resta la stessa degli altri giochi GW: una forza di elite basata sui ‘pochi ma buoni’, i nani più Bilbo e Gandalf (e Radagast nell’edizione limitata), contro uno schieramento di massa ispirato a ‘l’unione fa la forza’, in questo caso i goblin. Oltre alle miniature, che riproducono in modo impressionante gli attori del film, la scatola propone un intreccio di passerelle cadenti che fanno da scenario alla fuga della compagnia. E poi l’immancabile manuale di gioco, i dadi e i misuratori di distanze. Il tutto, come detto, da dipingere con santa pazienza e passione. Poche le modifiche regolamentari rispetto al gioco originale: gli eroi possono compiere ancora più gesta eroiche, il che renderà un piacere manovrare i vari Thorin e Gandalf, semplicemente inarrestabili tra combattimenti e
magie. Poteri controbilanciati dalle nuove attività dei mostri, che ora possono anche sollevare i malcapitati avversari e scagliarli fuori dal tavolo, nei simulati abissi della montagna solitaria.
Inevitabile il giudizio finale. Il grado di dettaglio raggiunto nella scultura delle miniature è impressionante, dipingerle è abbastanza semplice (se non si è troppo esigenti) grazie alle guide presenti nel manuale ma anche on line. Il gioco in sé è piuttosto intuitivo, per provarlo basta andare in uno dei negozi GW sparsi in tutta Italia e farsi una rapida partita dimostrativa con i manager, sempre molto disponibili. Resta l’amaro in bocca per l’elevato prezzo raggiunto sia dalla scatola (100 euro per la limited edition) sia per le confezioni aggiuntive che permetteranno la creazione degli eserciti. Tutto molto bello per chi ama le miniature, non proprio un toccasana in questi magri tempi di crisi. Però, vista l’uscita in concomitanza con il Natale, può diventare un regalo diverso dal solito. E poi volete mettere la soddisfazione di collezionare e dipingere la propria armata di Rohan, magari facendola scontrare con gli orchi di Saruman nella ricostruzione del fosso di Helm?
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