Si è svolto sabato 2 dicembre presso la libreria Mondadori di Messina l’incontro dal titolo Metamorfosi della Dama: il personaggio di Galadriel ne “Il Silmarillion” e ne “Il Signore degli Anelli”, organizzato dall’Associazione Culturale Eriador, grande animatrice delle iniziative tolkieniane nel territorio cittadino, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Cognitive dell’Università di Messina e con l’AIST. Si è inaugurata così una rassegna di incontri di taglio monografico nel corso della quale saranno analizzati alcuni dei più importanti personaggi del legendarium tolkieniano.
Roma, basta col fossile: JRR Tolkien per il clima
Nel corso di una polemica ancora vivace intorno alla mostra su Tolkien alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, si inserisce ora una manifestazione per il clima a tema Signore degli Anelli il 9 dicembre. In occasione della giornata mondiale per la giustizia climatica indetta da COP28 Coalition, la neonata coalizione italiana Liberiamoci dal fossile sceglie di avviare il proprio percorso organizzando un’azione creativa e simbolica davanti alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, museo che ospita la mostra su J.R.R. Tolkien, finita nelle ultime settimane al centro di grandi polemiche e attenzione sulla stampa anche internazionale e sui social network.
Leggere Tolkien ai tempi dei cambiamenti climatici
Le letture allegoriche del Signore degli Anelli infastidivano Tolkien. Nella prefazione alla seconda edizione del romanzo, ha scritto della propria avversione per l’allegoria in tutte le sue forme: «Preferisco di gran lunga la storia, vera o fittizia». E l’ambientalismo che traspare palesemente da tutte le cronache della Terra di mezzo, dalla ribellione della Foresta di Fangorn al Repulisti della Contea fino alla distruzione dei Due Alberi di Valinor? Scaturisce fondamentalmente dalla sua storia personale, da un’infanzia in cui «il Paese in cui vivevo veniva miseramente distrutto prima che avessi dieci anni», resa, però, mitica. Prima che compissi dieci anni veniva pubblicato il terzo di una serie di rapporti scientifici internazionali sul surriscaldamento della nostra Terra, e il Protocollo di Kyoto stabiliva obiettivi per i paesi al fine di ridurre le emissioni di gas serra. Prima di questi sviluppi, Svante Arrhenius aveva collegato la combustione del carbone all’aumento dei livelli di anidride carbonica e al surriscaldamento del clima, John Tyndall aveva individuato i gas responsabili dell’effetto serra ed Eunice Foote aveva realizzato che l’anidride carbonica poteva intrappolare il calore del sole. In effetti, Arrhenius aveva svolto il suo lavoro molto prima che io nascessi, in prossimità della nascita di Tolkien e Tyndall e Foote, prima di questa.
Quando si tratta di ciò che è vero e di ciò che è falso, la storicità del cambiamento climatico è un fatto accertato, e la negazione intenzionale di questa realtà è una narrazione tossica. Il cambiamento climatico era già in atto negli anni in cui Tolkien viveva e scriveva. Anche se forse non era al corrente della crescente comprensione del riscaldamento globale, penso che il suo lavoro sia direttamente applicabile per tutti noi che sperimentiamo l’attuale proliferare di titoli spaventosi sui disastri climatici e pensiamo, come Frodo: «Vorrei che non fosse successo nel corso della mia vita». Tolkien, se non era un ambientalista dichiarato, era certamente un autore bucolico, un amante degli alberi e della campagna e un oppositore dell’industrializzazione inquinante. Ent, Aquile, Beorniani e altre forme di personificazione della natura riempiono la sua opera, così come i nodi della trama e gli sviluppi che derivano dalla distruzione di uno o più alberi (o Alberi). Le sue lettere lo dicono ancora più chiaramente: «Il violento rumore delle motosega non è mai silenzioso ovunque crescano gli alberi» (NdT – Lettera #339) . Il cambiamento climatico è la deforestazione industriale su larga scala. Per me non c’è autore che dia al mondo naturale ciò che gli è dovuto come Tolkien.
Con la serie Gli Anelli del Potere di Amazon che suscita una nuova ondata di interesse popolar-culturale per la Terra di Mezzo e, allo stesso tempo, con le temperature globali che stanno infrangendo ogni record e causando eventi meteorologici estremi in tutto il mondo, mi sono ritrovata a desiderare Tolkien o una voce simile alla sua per il ventunesimo secolo: qualcuno che esprima parole sul mondo vivente, una scrittura che emerga da un amore manifesto e sincero per la natura. La crescente minaccia del cambiamento climatico mi spinge a tornare alle preferenze della mia infanzia per cercare la saggezza per affrontare le lunghe sconfitte in questo Secolo di Disastri, per cercare una luce al di là, in un tempo buio per il pianeta e i suoi abitanti.
Il mio preferito tra tutti i lavori di Tolkien è Il Silmarillion. Di gran lunga il più bello, è il Legendarium della Terra di Mezzo e di Arda, il mito dettagliato che rievoca le Metamorfosi, il Kalevala e Beowulf. Nei luoghi che i lettori incontrano attraverso Il Silmarillion e altrove negli scritti di Tolkien – Lothlórien, Il Doriath e Boscuro – osserviamo gli Elfi (o almeno gli Elfi Sindar) vivere in simbiosi con le foreste e i paesaggi che li circondano. Ma sebbene Gondolin, la Città Nascosta tra le montagne, tragga vantaggio dalla sua geografia per isolarsi dal resto del Beleriand e dalle forze di Morgoth, la città è rinchiusa dietro ad alte mura che servono a trattenere dentro oltre che fuori. La decisione dei Gondolindrim di rimanere nella loro valle nascosta, deliberatamente ignari delle traversie degli Elfi come degli Uomini, che, al di fuori, soffrono le redini infuocate di Morgoth, si rivela tragicamente miope.
A questo punto, molti fra i Noldor possono essere definiti artigiani più che ambientalisti. Il re di Gondolin, Turgon, viene addirittura avvertito dal dio Ulmo di non amare “troppo il lavoro delle proprie mani”. Turgon ignora due volte gli avvertimenti dei Vala, e alla fine è proprio il nipote di Turgon a essere spinto al tradimento da Morgoth. La città cade di fronte ai mostri d’ombra e fuoco di Morgoth; coloro che fuggono da Gondolin trovano la via d’uscita, attraverso fumo e confusione, solo grazie alla preparazione della figlia di Turgon, Idril. Volendo leggere questo allegoricamente, nella nostra attuale era di disastri climatici – un Balrog o un drago sono forse peggio di un violento incendio? – i sopravvissuti della caduta Gondolin sarebbero rifugiati climatici. Non sono gli ultimi; quando la Prima Era finisce con la Guerra dei Valar, la geografia e, in un certo senso, l’ecologia della Terra di Mezzo sono drasticamente cambiate. Il Beleriand sprofonda sotto le onde e forse un terzo del continente della Terra di Mezzo è perduto. I suoi abitanti (quelli che non possono o non vogliono salpare per Valinor) migrano verso il Lindon o più a est, in regioni della mappa che i lettori riconosceranno dalla Seconda Era in poi.
È questo il modo “corretto” di leggere Il Silmarillion? L’allegoria non regge pienamente; potrebbe anche sfiorare i confini della fanfiction. Tuttavia, nelle successive stampe de Il Signore degli Anelli, Tolkien riconosce l’applicabilità, così come respinse l’allegoria, scrivendo nella Prefazione che molte persone spesso confondevano le due cose. Trovo che applicare la lente del cambiamento climatico sia utile, persino ottimista, considerando la resilienza e la sopravvivenza dei personaggi di Tolkien che, come Idril e Tuor, possedevano la preveggenza e il coraggio per riconoscere e pianificare contro la speranza vana.
Ne La Compagnia dell’Anello, Galadriel – che non era presente alla caduta di Gondolin ma sopravvisse a numerosi altri disastri (in)naturali – dice ai membri della Compagnia che lei e Celeborn hanno combattuto per anni “la lunga sconfitta”. La distruzione dell’Anello e la fine di Sauron comporteranno per gli Elfi sia la vittoria che la sconfitta, poiché il potere dei loro stessi anelli svanirà e loro dovranno andarsene. È a Lothlórien che Sam guarda nello Specchio di Galadriel e vede la devastazione della Contea, non semplicemente una premonizione, come scoprono in seguito i quattro Hobbit della Compagnia. Dopo la distruzione dell’Anello, viaggiando verso casa, vengono accolti da una Contea recintata, bruciata e in rovina nel penultimo capitolo del racconto epico. La distruzione della campagna verde e pacifica evoca tutto ciò che va contro l’ambientalismo di Tolkien: brutte case fatiscenti dove un tempo c’erano gli alberi; Bywater e Hobbiton annerite, inquinate e bruciate; la distruzione sfrenata di alberi e boschi apparentemente per il gusto di farlo; e a Casa Baggins, Saruman, con la sua famigerata “mente di metallo e d’ingranaggi”.
Sopra tutto aleggia, letteralmente, il fumo nero e il fetore del carbone usato per alimentare i mulini. Tolkien non aveva bisogno di essere un chimico per capire che la combustione del carbone avrebbe alterato per sempre il paesaggio di un luogo, né il contadino Cotton aveva bisogno di essere un ecologista per capire che se Sharkey/Saruman voleva “trasformare la Contea in un deserto, [aveva] imboccato la strada giusta”. Le esperienze di Frodo, Sam, Merry e Pippin sono più di un avvertimento che gli avventurieri non tornano immutati dalle loro avventure. La Contea stessa è cambiata. Come sottolineano sia Sam che Saruman in modi diversi e con parole diverse, è difficile tornare indietro da un cambiamento quando sulla linea del fronte c’è casa tua. Forse, come da Sam (prima che si ricordi della polvere elfica ricevuta da Galadriel e inizi a riseminare), verrebbe da chiedersi quante generazioni passeranno prima che i nostri discendenti siano in grado di vedere gli alberi come facevamo noi una volta.
Il repulisti della Contea e le sue conseguenze non sono semplicemente a favore degli alberi: sono a favore della gestione responsabile e contro l’inquinamento. L’ombra della sconfitta tocca ogni fronte. Ci sono, proprio adesso, persone sulla nostra Terra che combattono il Big Oil e il Big Pipeline sui palcoscenici globali più grandi, ma ci sono anche persone nelle loro città che resistono all’ultimo tentativo di far rinascere un inceneritore, espandere un impianto di plastica cancerogena, o far passare un treno carico di gas naturale liquido attraverso il centro. Pro-alberi, anti-inquinamento: è tutto parte integrante dell’affrontare il complesso sistema di gineprai che sono il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità, la lunga e deludente serie di disastri e sconfitte ecologiche.
Dopo che gli Hobbit si uniscono e riprendono la Contea da Sharkey/Saruman, è Sam Gamgee a portare avanti la causa, attingendo a un’eredità familiare di gestione della terra e di tutto ciò che vive su di essa. I Sam Gamgee del mondo sono quelli che prendono posizione e dicono: «Per dire che è finita bisogna prima togliere di mezzo tutto questo macello». È un’idea presente in tutti i racconti sugli Hobbit, che culmina con il Fattore Cotton e il popolo della Contea che si sollevano insieme per intrappolare i ruffiani di Sharkey, dopo che Merry e Pippin accendono in loro la scintilla della ribellione. La stessa idea risale a centinaia di pagine prima, alla formazione della Compagnia a Valforra. Ci sono certamente vari modi per mappare il Monomito, o una qualsiasi delle tante formulazioni moderne della del Viaggio dell’Eroe, sulla struttura del Signore degli Anelli, incluso il Ritorno al mondo ordinario attraverso il Repulisti della Contea. Ma io non leggo la storia di Frodo in questo modo. Per prima cosa, sappiamo che Frodo fallisce negli ultimi istanti della sua cerca e sono Gollum (e Sam!) che assicurano la distruzione dell’Anello. D’altro canto è inerente alla creazione stessa della Compagnia dell’Anello la consapevolezza che il compito è troppo arduo per essere portato a termine da chiunque, da solo.
Aragorn è un re, ma il suo ritorno a Gondor non significa nulla se l’Anello non viene distrutto. Boromir è nobile ma viene tradito dalla sua stessa idea eroismo. Gandalf ha i poteri di un semidio, ma riconosce che nemmeno qualcuno potente come un Signore degli Elfi potrebbe assaltare Mordor per aprire la strada a Frodo. Gli altri membri della Compagnia non sono semplicemente aiutanti o mentori di Frodo. Combattono battaglie (metaforiche e letterali) sia sulle pagine che dietro le quinte, nonostante gli esiti molto incerti per loro stessi e per la Cerca nel suo insieme.
Su un libro pubblicato nel 2016 intitolato The Great Derangement, l’autore Amitav Ghosh ha sostenuto che fino a quel momento, la quantità di narrativa (o almeno di narrativa letteraria) che faceva i conti con il cambiamento climatico era piccolissima in proporzione alla scala e alla portata della crisi. Anche se penso che questo stia cambiando (meglio tardi che mai), forse un po’ più di rilettura revisionista servirebbe a ridurre il divario tra ciò che c’è e ciò che potrebbe ancora esserci. Rileggere Tolkien, non per la speranza di un’allegoria, ma per la possibilità di paralleli che si applichino alle nostre circostanze attuali, offre conforto, saggezza e avvertimenti. Il percorso da seguire non sarà facile e non esiste alcuna figura messianica in arrivo per salvarci dal cambiamento climatico. Siamo tutti Hobbit adesso.
Traduzione di “The Long Defeat”: Reading Tolkien in the Time of Climate Change di Alyssa Hull.
Alyssa Hull è una scrittrice, educatrice e una filosofa della scienza che vive nel piccolo (ma grazioso) stato del Delaware. I suoi scritti sono stati pubblicati in precedenza sul McSweeney’s and Literary Hub.
Ascolta la live “Ecologia e ambientalismo in Tolkien” con Paolo Nardi e Wu Ming 4
LINK ESTERNI:
– Vai all’articolo originale: The Long Defeat”: Reading Tolkien in the Time of Climate Change
– Vai alla Lettera Lettera #339 su TolkienGuide
– Vai al sito ufficiale del libro The Great Derangement
Il 12 a Roma «E la destra prese i posti migliori»
Si chiama “Un tè con Tolkien. E la destra prese i posti migliori” il convegno su J.R.R. Tolkien organizzato dal quotidiano Secolo d’Italia con il patrocinio della Fondazione Alleanza Nazionale che si terrà a Roma il prossimo 12 dicembre (ore 17 presso i locali della Fondazione An, via della Scrofa 43). Un pomeriggio di testimonianze sull’autore del Signore degli Anelli, tornato al centro del dibattito culturale e politico con la mostra “Tolkien. Uomo, professore, autore”, in corso a Roma alla Galleria nazionale d’Arte Moderna (fino all’11 febbraio), ideata e promossa dal ministero della Cultura a 50 anni dalla morte e dalla prima edizione italiana dello Hobbit.
A metà dicembre all’asta una lettera di Tolkien
È raro che una lettera pubblicata di J.R.R. Tolkien sia in vendita, nel corso degli anni ne sono rimaste solo una manciata. La lettera di Tolkien a Naomi Mitchison è nota da tempo essendo stata pubblicata nel 1981 ne Le lettere di J.R.R. Tolkien come lettera n. 154. Questa settimana è stata resa disponibile per la vendita all’asta da Christie’s. La vendita avrà luogo dal 1 al 15 dicembre e vedrà la vendita di 365 lotti della sezione The Alphabet of Genius: Important Autograph Letters and Manuscripts. La vendita comprende lettere e manoscritti di alcuni dei più importanti scrittori e artisti degli ultimi 50 anni.
Laigueglia (Savona), a dicembre le serate su Tolkien
Venerdì 1 dicembre alle 21.15 a Laigueglia (in provincia di Savona) presso il Centro Civico Semur in Piazza San Matteo (vicino alla chiesa – lato levante) appassionati del Signore degli Anelli, amanti dei film, cultori della saga, lettori abituali di Tolkien o semplici curiosi sono invitati a partecipare alla prima tappa di una serie di eventi letterari e cinematografici che ci porteranno a fare un viaggio multimediale nell’opera e nei mondi creati dal padre del genere fantasy e nell’impatto che hanno avuto sulla cultura dei giorni nostri.
A Medicina (Bo), Middle Artbook il 28 novembre
Il Comune di Medicina di Bologna, all’interno del progetto legato alla Biblioteca Comunale, “Medicina tra le pagine”, si fa promotore di una serata dedicata all’immaginario iconografico tolkieniano invitando Ivan Cavini, nome molto noto nel panorama degli appassionati delle opere del Professore di Oxford. Dialoga con lui, il 28 novembre 2023 alle ore 21 presso il Magazzino Verde, Lisa Emiliani, laureata in Conservazione dei Beni Culturali, specializzata in iconologia e studiosa del genere fantastico in genere. Per la Coop Il Mosaico organizza eventi culturali, è formatrice, libraia, atelierista.
Università, a Roma Tolkien e la cosmologia
Sabato 25 novembre, presso il Dipartimento di Fisica dell’Università Tor Vergata di Roma (aula Gismondi), si terrà il convegno dal titolo “La cosmologia e J.R.R. Tolkien”. È un evento e un momento di studio originale, dato che non capita spesso che l’opera di Tolkien venga affrontata dall’angolazione delle cosiddette “scienze dure”, in questo caso la fisica e la cosmologia. È un’ottima opportunità per tutti gli appassionati di Tolkien che condividono interessi scientifici, nonché l’occasione di dimostrare come l’epocale separazione tra discipline umanistiche e scientifiche possa essere superata e ricomposta. Che questo avvenga sotto il nome di Tolkien è una cosa estremamente interessante e che non può che fare piacere. Non stupisce la presenza nel programma della scrittrice Licia Troisi, astrofisica di formazione, laureatasi proprio all’Università di Tor Vergata.
Riportiamo qui la presentazione nelle parole degli organizzatori.
«Questa terza giornata di studio – rivolta alla diffusione della cultura scientifica e aperta al pubblico – è incentrata sul rapporto tra la cosmologia, i miti cosmogonici storici e quello creato da J.R.R. Tolkien.

Tratteremo pertanto di alcune tra le principali rivoluzioni scientifiche e delle problematiche attuali in relazione alla visione astronomica e cosmologica presente nei testi di Tolkien. La Terra di Mezzo può infatti essere utilizzata – al pari di altre cosmogonie e osservazioni archeo-astronomiche – come strumento per aiutarci comprendere il mondo attuale. In particolare, l’impossibilità di riconciliare la mitologia della Terra di Mezzo, le cui origini risalgono al periodo del primo conflitto mondiale, con le accresciute conoscenze astronomiche dei decenni successivi, rappresentano uno dei principali motivi che impedirono a Tolkien di concludere la sua opera magna, Il Silmarillion, prima della sua morte, avvenuta nel 1973. Tuttavia, questo “fallimento” rappresenta forse uno dei più importanti lasciti scientifici del Professore di Oxford. Infatti, l’inconciliabilità delle misure astronomiche con la cosmogonia dei popoli della Terra di Mezzo echeggia con le varie crisi e successive evoluzioni scientifiche che si sono avvicendate nei millenni della nostra storia, inclusa quella che stiamo attraversando attualmente. Le attuali conoscenze sia del mondo microscopico che di quello macroscopico sembrano infrangersi contro una serie di osservazioni e problemi teorici che condividono le metodologie e le problematiche riscontrate dall’autore nella sua sub-creazione. L’obiettivo non è quindi di evidenziare fortuite o forzate coincidenze, ma di trarre spunti ed insegnamenti presenti nel dettagliato mondo speculativo di Tolkien per l’investigazione e la comprensione del nostro universo.
La giornata di studio è rivolta ad un pubblico non specialistico ed ha carattere interdisciplinare.»
Ed ecco i programma:
09:00-09:30 Saluti istituzionali: Roberta Sparvoli (Direttrice Sezione INFN di Roma Tor Vergata) , Pasquale Mazzotta (Direttore Dipartimento di Fisica, Università di Roma Tor Vergata)
9:30-10:05 Luca Signorelli: Una Materia Oscura: l’evoluzione della cosmologia di Tolkien fra tradizione epica, storiografia e scienza
10:05-10:40 Francesco Berrilli (Dip. Fisica, Università di Roma Tor Vergata, Accademia Nazionale dei Lincei): La mutevole visione del Sole, da centrale a carbone a fucina termonucleare
10:40-11:15 Licia Troisi (astrofisica, autrice): La Sub-creazione tra realismo e sospensione dell’incredulità
11:15-11:45 Coffee break (sala adiacente Grassano)
11:45-12:20 Giuliano Giuffrida, (Biblioteca Apostolica Vaticana): Le stelle e Tolkien
12:20-12:55 Roberto Buonanno (INAF, Dip. Fisica, Università di Roma Tor Vergata): Irruzione del concetto di infinito nella Scienza
12:55:13:50 pranzo (sala adiacente Grassano)
13:50-14:25 Massimiliano Lattanzi (INFN e Università Ferrara): Crisi cosmologiche: dalla Terra di Mezzo alla cosmologia moderna
14:25-15:00 Marco Casolino (INFN): Niente magia siamo elfi: il rapporto tra scienza, tecnologia ed arte in Tolkien
15:00-15:35 Dario Gasparrini (INFN): Sbirciando oltre la Porta della Notte: lo spazio profondo e Arda
15:35-16:10 Delio Proverbio (Biblioteca Apostolica Vaticana): La terra sospesa fra le corna di un toro. La tradizione di un mito cosmologico pre-islamico
16:10-16:40 Coffee break (sala adiacente Grassano)
16:40-17:15 Mafalda Stasi, (Coventry University): Scontro tra titani: Genesi e sviluppo di un “fatto” scientifico
17:15-17:30 Dario Del Moro (Dip. Fisica, Università di Roma Tor Vergata,): Comprendere l’Universo: Galileo, metodo scientifico, osservazioni e deduzioni dal cosmo
17:30-18:30 Il cosmo e Tolkien. Tavola rotonda.
18:30-19:30 Visita presso Laboratori camere pulite università – INFN
Ci sono ancora posti liberi: per iscriversi inviare una email all’indirizzo prospettive.dello.spazio@gmail.com
Recensione: La Strada perduta e altri scritti
Il quinto volume della Storia della Terra di Mezzo
È il segreto di Pulcinella o, se si preferisce, il segreto di chi studia, traduce, compulsa le opere di Tolkien, che la Storia della Terra di Mezzo sia un mare magnum difficile da gestire. Tra l’altro, leggendola oggi, finalmente in traduzione italiana, traspare anche lo sforzo dei redattori editoriali per rendere ben distinguibili le parti di testo vero e proprio intervallate dai lunghi commenti filologici e dai raccordi inseriti da Christopher Tolkien (1924-2020), il curatore dei dodici volumi. Quello che infatti Christopher tenne a mostrare in quest’opera monumentale era il processo creativo di suo padre, per accumulazione, correzione, riscrittura. Nella prima parte di questo quinto volume, ad esempio, si tratta delle varie versioni della Caduta di Númenor; nella seconda, si trovano invece ulteriori versioni degli Annali di Valinor, di quelli del Beleriand e dell’Ainulindalë.
Se Tolkien senior fosse vissuto oggi, probabilmente niente di tutto questo sarebbe stato possibile, perché la scrittura digitale si basa essenzialmente sulla ricorsività ed è assai raro che vengano conservati i file elettronici con le bozze e le versioni di avvicinamento a un’opera narrativa compiuta. Tolkien invece conservava maniacalmente tutto. Senonché le versioni dattiloscritte a macchina delle sue bozze sono relativamente poche, per lo più scriveva a mano, spesso a matita, cancellando e correggendo, e con il passare dei decenni quella grafia è sbiadita, a tratti illeggibile. In altri casi invece i materiali si sono conservati discretamente. L’impresa nell’impresa è stata quella di Christopher, quando ha deciso di mettere in ordine quella montagna di carte.
La domanda – sempre implicita per i lettori, eppure spontanea – è “cui prodest?” Chi leggerà davvero tutto questo materiale nel dettaglio? Forse solo gli appassionati filologi della creatività tolkieniana, appunto, ma chi altri? Ecco, una risposta è questa: i cercatori di tesori. Dentro i volumi della Storia della Terra di Mezzo si celano tesori. Bisogna andare a cercarli e scavarli fuori, tra una riscrittura e un commento esterno, tra una sigla e un frammento riportato da un foglietto volante scappato fuori da un faldone.
Il quinto volume della Storia della Terra di Mezzo, da poco pubblicato da Bompiani in un’edizione bellissima – co-tradotto da Edoardo Rialti e dal presidente dell’AIST Stefano Giorgianni, con la consulenza di quattro nostri soci e una socia – porta il nome del tesoro proprio nel titolo: La Strada perduta e altri scritti.
Il tesoro
La Strada perduta è uno dei romanzi incompiuti di Tolkien, nato da una sorta di sfida o patto stretto tra Tolkien e l’amico C.S. Lewis negli anni Trenta:
«Un giorno L[ewis] mi ha detto: “Tollers, c’è troppo poco di quello che ci piace davvero nelle storie. Temo che dovremo provare a scrivere qualcosa noi stessi.” Ci accordammo che egli avrebbe provato il “viaggio nello spazio”, e io il “viaggio nel tempo”. Il suo risultato è ben noto. I miei sforzi, dopo alcuni capitoli promettenti, si sono prosciugati; era una strada troppo lunga per arrivare a quello che in realtà volevo fare: una nuova versione della leggenda di Atlantide. La scena finale sopravvive come La Caduta di Númenor. Questo affascinò molto Lewis (che la sentì leggere), e ci fece riferimento più volte nelle sue opere: per es. The Last of the Wine nelle sue poesie (Poems, 1964, p. 40). Nessuno di noi due si aspettava molto successo come dilettanti, e in realtà Lewis ha incontrato qualche difficoltà a far pubblicare Lontano dal pianeta silenzioso. E dopo tutto quello che è successo, il piacere e la ricompensa più duraturi per tutti e due è stato che ci siamo forniti storie da ascoltare o leggere che, in gran parte, ci piacevano. Naturalmente, a nessuno di noi due piaceva tutto quello che trovavamo nella narrativa dell’altro» (Lettera 294, 1967, in Lettere, p. 598-599).
In buona sostanza La Strada perduta consiste nell’incipit e nell’abbozzo di scaletta di quello che sarebbe potuto diventare il romanzo di Númenor. La vicenda è quella ambientata nella Seconda Era, meglio nota come Akallabêth, e che nell’edizione postuma del Silmarillion è narrata in forma di racconto storico, con pochissimi dialoghi diretti, quasi come fosse una cronaca. La Strada perduta fu il tentativo di Tolkien di concepire un racconto a cavallo delle epoche storiche del nostro mondo primario e della vicenda leggendaria di Atlantide, da lui riscritta come caduta di Númenor, utilizzando la forma del romanzo, con personaggi delineati, descrizioni ambientali e paesaggistiche, introspezione, ecc. Non sarebbe quindi stata soltanto la storia di un viaggio nel tempo, ma anche attraverso i mondi, ovvero attraverso il piano storico e leggendario. E il filo conduttore sarebbe stato il rapporto tra padre e figlio, forse addirittura un’indagine su questo legame primario, che si riflette anche nella religione di Tolkien. Le stesse figure di padre e figlio si sarebbero riproposte in un viaggio a ritroso dalla contemporaneità al medioevo fino alla leggenda antica, in una sorta di anamnesi di vite e legami padre-figlio precedenti.
La diversa forma narrativa produce anche un cambiamento nella storia. Nella forma romanzo il rapporto tra il padre Elendil e il figlio Herendil (che nella versione pubblicata nel Silmarillion diventerà Isildur) è decisamente più complesso. Il padre è già il primo dei dissidenti al regime instaurato dai re di Númenor, imbeccati e corrotti da Sauron, e che porterà Númenor stessa allo scontro frontale con i Valar e alla rovina. Ma se nell’Akallabêth, Isildur si affida ciecamente al padre e ne esegue le direttive, nella versione romanzesca Herendil è inizialmente restio a farlo, o per lo meno combattuto tra l’obbedienza al padre e quella al re. Addirittura appare affascinato dalla retorica del regime. Elendil gli spiega il proprio punto di vista: la prima obbedienza dovuta è ai Valar. E a un re che va contro i Valar non si è tenuti a obbedire. Un concetto che risuonerà nelle parole di Gandalf a Denethor nel Signore degli Anelli, quando quest’ultimo rivendica l’obbedienza dovutagli dai suoi sottoposti e il mago bianco replica dicendo che se i suoi ordini sono folli e suicidi, quel dovere d’obbedienza decade. Elendil quindi lascia al figlio la scelta, la possibilità di esercitare il libero arbitrio. E per amore del padre, Herendil sceglierà di restare dalla sua parte. Se il messaggio di verità giunge a separare il padre dal figlio, come sta scritto nel Vangelo, ecco che Tolkien quel legame non lo scinde, ma nemmeno lo dà per scontato. La scelta di Herendil è sofferta, anche se sarà quella giusta e sarà suggellata dall’ultima scena scritta da Tolkien prima di abbandonare la stesura. Un finale anticipato che – senza spoilerare – racchiude in sé la forza di un gesto tenero e sacro al tempo stesso, e che sembra arrivare dritto dall’Iliade o dall’Odissea, con parole altrettanto evocative.
Una leggenda contemporanea
Un altro elemento interessante del romanzo abbozzato è proprio la descrizione del regime numenoreano sotto l’influsso corruttore di Sauron, perché è a tutti gli effetti quella di un regime militarista e imperialista moderno.
La crescita della popolazione e delle attività economiche produce una spinta a lasciare l’isola di Númenor per cercare nuove terre. Per farlo occorre armarsi. E gli armamenti che Tolkien descrive sembrano alquanto anacronistici rispetto alla cultura materiale della civiltà numenoreana: navi di metallo che navigano senza bisogno del vento; torri sempre più alte, tanto robuste quanto sgraziate; fortezze inespugnabili erette contro nemici inesistenti; scudi indistruttibili e «dardi [che] sono come tuono e sfrecciano per leghe senza mai mancare il colpo».
La società si volge alla guerra anche se non ci sono nemici all’orizzonte, perché è chiaro che presto o tardi i nemici andrà a cercarseli, invadendo le terre altrui. «Le nostre armi si moltiplicano come per una guerra infinita, e gli uomini smettono di dedicare amore e cura alla fabbricazione di altre cose per l’utilità o il diletto», dice Elendil. Ed ecco che l’imperialismo è servito su un piatto d’argento: «[Sauron] ha chiesto al nostro re di allungare la mano per crearsi un Impero. Ieri a Oriente. Domani… in Occidente». Sappiamo infatti che Númenor prima colonizzerà la Terra di Mezzo, poi si volgerà addirittura verso Valinor, per combattere il Valar e strappare loro il segreto dell’immortalità. Ed è lì, come è noto, che troverà la propria rovina e verrà inabissata.
Anche la religione gioca un ruolo nel compattamento della società: la montagna centrale dell’isola viene spogliata degli alberi e sulla cima viene eretto un tempio tanto grandioso quanto terribile, dove nessuno prega. È dedicato al Possente, il Primo Potere… che però non è Eru, bensì Morgoth, il cui ritorno viene evocato. Ed è Sauron a fare le sue veci. Ma il regime lavora anche sul fronte culturale, reinventa la tradizione, impone una lingua suppostamente antica e recupera il patrimonio letterario per arruolarlo in battaglia, ovvero ricerca un legame anacronistico con un’antichità di comodo, ricostruendo un mito delle origini a cui tornare. Elendil dice che: «Le vecchie canzoni sono dimenticate o snaturate, stravolte in altri significati». E il figlio Herendil ribatte: «Ma alcuni dei nuovi canti sono possenti e infondono vigore». È proprio quella la loro funzione, accendere gli animi, dare forza e coraggio per l’impresa imperialista e folle in cui il regime si lancerà a testa bassa. Fino alla catastrofe.
Monarchia, esercito e religione formano un blocco totalizzante, che non accetta cedimenti né opposizioni interne. Disprezzare Sauron è considerato tradimento.

Quello che colpisce di questa descrizione è la sua modernità, si diceva. Tanto le dinamiche sociali, culturali e di potere quanto gli armamenti (navi di ferro senza vele e missili a lunga gittata) ricordano da vicino i regimi militaristi e dittatoriali del Novecento, quelli che negli anni della stesura di questo abbozzo di romanzo si erano ormai consolidati e marciavano rapidamente verso un conflitto esiziale. Nella seconda metà degli anni Trenta, Mussolini e Hitler si accingevano a firmare il Patto d’Acciaio che li avrebbe visti scatenare la Seconda guerra mondiale, mentre Stalin in Unione sovietica finiva di eliminare gli ultimi oppositori politici interni con le celebri “purghe”. La corsa agli armamenti era lanciata, e le società si preparavano allo scontro innescando dinamiche “totalizzanti” molto simili a quelle descritte da Tolkien per Númenor sotto l’influsso di Sauron. A volerla dir tutta, ci si potrebbe spingere fino a cogliere un valore profetico nella tragica vicenda di Númenor, che alla fine sfida gli dèi e viene schiacciata, letteralmente sommersa. Un destino che prefigura quello del Terzo Reich e dei suoi alleati, di lì a una manciata d’anni.
Lingue & Etimologie
Certo, questo quinto volume andrebbe segnalato anche per almeno un altro tesoro, cioè quello linguistico, da ricercare nella seconda e nella terza parte.
Il quinto capitolo del volume contiene infatti uno pseudo-biblion, vale a dire il Lhammas o “Relazione sulle Lingue”. Ancora ci si trova in presenza di una cornice narrativa, nella quale un soggetto immaginario redige una storia delle lingue elfiche (con tanto di diagrammi ad albero), ovvero del loro sviluppo storico in corrispondenza delle vicende di Arda, con tutte le loro divisioni, migrazioni, e conseguenti diramazioni linguistiche. Com’è noto questo è uno degli aspetti salienti della mitopoiesi tolkieniana, praticamente il suo punto di partenza. L’approccio da filologo comparato spinse Tolkien a creare una storia e un’ambientazione per le sue lingue. Consapevole che gli idiomi inventati hanno il pregio e il difetto di non avere una storia, e quindi di essere troppo perfetti (vedi l’esperanto che Tolkien aveva studiato da ragazzo, per poi abbandonarlo), Tolkien optò per creagliene una, vale a dire dotare il suo mondo immaginario di un effetto di profondità anche linguistica. Tanto più questo effetto poteva risultare realistico e credibile, e quindi funzionare, quanto più di quello sviluppo linguistico si poteva dare prova. Ed ecco che oltre alla storia delle lingue elfiche, la terza parte del volume è dedicata alle Etimologie e alle radici delle parole.
Come scrive Christopher nel suo commentario, fu un’impresa improba, perché mano a mano che le storie venivano modificate secondo l’inventiva dell’autore, anche le lingue dovevano essere adattate allo sviluppo storico. Una lingua, come la storia, è in perenne divenire, e dover svolgere due ruoli, quello di demiurgo di un mondo e di filologo delle lingue che vi si parlano, si rivelò troppo anche per Tolkien. È forse il motivo per cui non riuscì mai a produrre dei vocabolari veri e propri, se non in forma di scampoli:
«La cosa più sorprendente è il suo così scarso interesse per la creazione di vocabolari esaurienti delle lingue elfiche. Non rifece mai niente di simile al minuscolo “dizionario” della lingua gnomica originale a cui ho attinto per le appendici del Libro dei Racconti perduti. È possibile che un’impresa del genere fosse sempre rimandata al giorno, che non sarebbe mai arrivato, in cui si fosse raggiunto uno stadio sufficientemente definitivo del lavoro. Nel frattempo, quella non era per lui una necessità primaria» (p. 423).
Quella di Tolkien fu in sostanza la fatica di Sisifo, un’opera che non poteva essere compiuta, al punto che lui stesso ci rinunciò. Eppure rimane uno dei paradossi più belli e affascinanti di tutta la mitopoiesi tolkieniana, che non a caso appassiona da sempre tantissimi fan e studiosi. Certi grandiosi fallimenti individuano un’impossibilità rivelatrice, un’ossessione fertile, o, volendo, perfino un invito a proseguire il racconto per «altre mani, altre menti».
ARTICOLI PRECEDENTI:
– Leggi l’articolo La recensione: Tolkien e il Silmarillion di Kilby
– Leggi l’articolo Spigolature da Tolkien: la recensione di Testi
– Leggi l’articolo Tolkien, Rischiarare le tenebre: la recensione
– Leggi l’articolo Leggere insieme ISdA: la recensione di Testi
– Leggi l’articolo Il creatore della Terra di Mezzo: la recensione
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Continua la stagione dei libri tolkieniani!
Dopo il grande anniversario tolkieniano di settembre, i 50 anni dalla scomparsa dell’autore del Signore degli Anelli, che ha visto un’ondata di volumi di saggistica, il 2023 continua all’insegna delle pubblicazioni di qualità. Sono diverse, infatti, le novità editoriali attualmente in libreria o di prossima uscita che sapranno interessare studiosi, appassionati e semplici curiosi dell’opera del Professore. E in alcuni casi (come per Il Lai di Aotrou e Itroun e per la History of Middle-earth) sono proprio firmati da Tolkien. Ecco un elenco delle pubblicazioni di questo autunno.
Roma, fino a febbraio una mostra su Tolkien
A cinquant’anni dalla scomparsa e dalla prima edizione italiana de Lo Hobbit, il 16 novembre arriva alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma la grande mostra dedicata a John Ronald Reuel Tolkien, creatore della celebre epopea della Terra di Mezzo che ha plasmato una nuova mitologia per il mondo contemporaneo e lo ha reso uno degli autori più letti del pianeta. L’esposizione “TOLKIEN. Uomo, Professore, Autore” racconta il percorso umano e professionale dello scrittore inglese. Rispetto alle grandi retrospettive allestite a Oxford (2018), Parigi (2020) e Milwaukee (2022), che hanno esaltato particolari aspetti delle opere letterarie, quella di Roma pone al centro l’uomo, collezionando curiosità sulla vita dell’autore e analizzando poi l’influenza che il suo lavoro ha avuto sul mondo dell’arte, della musica e dei fumetti.
Videogiochi, ecco perché Gollum doveva fallire
Il videogioco Il Signore degli Anelli: Gollum è stato, di gran lunga, una delle più grandi delusioni dell’anno. Rinviato più volte, alla fine è uscito a fine maggio scorso solo per fare un tonfo di critica e pubblico, deludendo le aspettative in termini di design, gameplay e storia. Il Signore degli Anelli: Gollum alla fine ha totalizzato 34 punti su 100 sull’aggregatore di recensioni Metacritic, oltre il 64% di valutazioni negative degli utenti su Steam e tanti commenti arrabbiati su bug, arresti anomali e false promesse pubblicitarie. È stato un fallimento clamoroso nella storia dei videogiochi e le conseguenze sono state drastiche: non solo la fine del suo sviluppo e persino la chiusura del team interno di sviluppatori e il licenziamento di parte di esso. Chiusi anche se erano in fase di sviluppo altri due giochi nell’universo de Il Signore degli Anelli. Già nell’estate del 2022 il successivo gioco Il Signore degli Anelli di Daedalic con il titolo provvisorio It’s Magic aveva ricevuto un finanziamento di poco più di 2 milioni di euro.
E presumibilmente c’era già un primo prototipo: alcune fonti hanno riportato di un concept trailer interno con il mago Gandalf come personaggio principale. Si stava anche lavorando su delle trame alternative: ad esempio, girava un’idea, internamente intitolata CSI: Minas Tirith, in cui un fratello e una sorella della nobiltà di Gondor erano impegnati in una caccia al responsabile di un omicidio. Ma non si è mai arrivati a questo. La società Nacon ha invece interrotto tutto e addirittura fatto sapere che lo studio di Amburgo Daedalic Entertainment da ora in poi si dedicherà solo all’editoria.
Tolkien Studies, dopo 22 anni la Flieger lascia
Dopo 22 anni come co-editore della rivista Tolkien Studies, Verlyn Flieger andrà in pensione per assumere la posizione di Editor Emerita. Riportiamo il testo dell’annuncio ufficiale da parte della redazione: «Uno dei co-fondatori della rivista, Verlyn ha co-curato 20 volumi della rivista.
I punti salienti includono la modifica di materiale di Tolkien precedentemente sconosciuto, alcune delle sue opere accademiche a cui era diventato
molto difficile accedere e molti degli articoli più penetranti e originali pubblicati su Tolkien negli ultimi due decenni. È impossibile elencare anche solo una frazione dei contributi che Verlyn ha dato a ogni singolo aspetto delle operazioni della rivista, quindi ci riduciamo a dire l’ovvio: senza Verlyn, non ci sarebbero i Tolkien Studies. Ci mancherà terribilmente (anche se ci aspettiamo di attingere regolarmente alla sua saggezza). Il volume 20, che sarà pubblicato entro la fine dell’anno, sarà l’ultimo numero che avrà co-curato.
Tolkien Studies è lieta di annunciare che, a partire dal volume 21, Yvette Kisor, professoressa di letteratura al Ramapo College del New Jersey, assumerà la posizione di co-curatrice. Co-curatrice di Tolkien and Alterity, Yvette è ben nota alla comunità internazionale degli studiosi di Tolkien sia per le sue pubblicazioni su Tolkien, tra cui
“The Lay of Aotrou and Itroun”: Sexuality, Imagery, and Desire in Tolkien’s Works”, in Tolkien Studies 18 (2021) e il suo lavoro nell’organizzazione delle influenti sessioni “Tolkien at Kalamazoo” ai Congressi internazionali sugli studi medievali presso la Western Michigan University. Medievalista di formazione, la professoressa Kisor ha anche pubblicato ampiamente sulla letteratura inglese antica e media. Siamo estremamente lieti che lei entri a far parte del team editoriale della rivista».
ARTICOLI PRECEDENTI:
– Leggi l’articolo Tolkien Studies, diffuso l’indice del n. 19
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– Leggi l’articolo Tolkien Studies, rivelati i contenuti del num. 17
– Leggi l’articolo Pubblicato il libro Tolkien Studies, rivelati i contenuti del num. 15
– Leggi l’articolo Pubblicato il libro Tolkien e i Classici II
– Leggi l’articolo Due recensioni “italiane” nei Tolkien Studies
– Leggi l’articolo Tolkien Studies, rivelati i contenuti del num. 14
– Leggi l’articolo Tolkien Studies, rivelati i contenuti del num. 12
– Leggi l’articolo Una foto inedita per i Tolkien Studies n. 11
– Leggi l’articolo Tolkien Studies: ecco il numero undici (2014)
– Leggi l’articolo Ecco i Tolkien Studies 10: c’è un saggio italiano
– Leggi l’articolo Pubblicati i Tolkien Studies, vol. 8
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Il 19 novembre il fantasy a Besozzo, nel varesotto
Domenica 19 novembre, l’amministrazione comunale di Besozzo organizza un pomeriggio dedicato al mondo del fantasy rivolto ai giovani e a tutti gli appassionati del genere. Il Signore degli Anelli di Tolkien è tra le più famose saghe fantasy, e proprio quest’anno ricorrono i cinquant’anni dalla morte dello scrittore inglese padre del fantasy moderno, autore anche di Lo Hobbit e Il Silmarillion.
Germania, una funzione religiosa tra gli Elfi
Il 27 ottobre alle 18:30 avrà luogo una funzione religiosa con il motto “Il Signore degli Anelli – Una funzione fantastica” nella Nikolaikirche in Karlsplatz a Eisenach, in Germania. Il focus è sul primo volume “La Compagnia dell’Anello” della trilogia di J.R.R. Tolkien. Ma questa volta non si tratta di semplici nerd o gruppi goliardici. A organizzare la funzione speciale di venerdì sera è la chiesa luterana della Germania Centrale (EKM). La notizia è talmente eclatante da indurre anche i quotidiani più prestigiosi a occuparsene, dalla Süddeutsche Zeitung. al settimanale Die Zeit.
Macerata, un viaggio nel mondo di Tolkien da Hab
Un incontro per avvicinarsi alla cultura e alla creatività di J.R.R. Tolkien si svolgerà nelle Marche, e precisamente a Macerata. L’appuntamento con Emy Morelli, dal titolo «Sauron e la simbologia dell’occhio» è per il 25 ottobre alle 21.30 al Caffè letterario Hab in via Gramsci nella splendida città medievale. L’ingresso è gratuito perché il caffè letterario intende trasformarsi in un momento di dialogo e condivisione.
Lucca Comics 2023: ecco il programma AIST
L’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, in collaborazione con Eterea Edizioni presenta il programma AIST per Lucca Comics and Games 2023, la manifestazione più importante dedicata all’universo fantastico, più partecipata al mondo, il community event dedicato a fumetto, gioco, videogioco, narrativa fantasy, manga, anime, cinema d’animazione, serie tv e cosplay. Anche il mondo immaginato da J.R.R. Tolkien avrà il suo spazio, allo stand CAR225 del Padiglione Games in viale Carducci e un programma di tutto rispetto che si può leggere qui di seguito.
1 novembre – dalle ore 16:00 alle ore 17:00
Si15 – Arcivescovado
La storia della Terra di Mezzo
Con Edoardo Rialti, Stefano Giorgianni, Roberto Arduini (Moderatore)
Prosegue a ritmo sostenuto la traduzione in italiano della The History of Middle-earth di J.R.R. Tolkien. La serie di 12 volumi contiene la collezione dei manoscritti dello scrittore ed è stata pubblicata dal figlio Christopher dal 1983 al 1996. È una serie eterogenea che contiene poesie, racconti, storie, bozze incomplete e molti commenti esplicativi di Christopher, nei quali è mostrata la storia compositiva di quelle storie che in seguito sono diventate Il Silmarillion e Il Signore degli Anelli. I traduttori Bompiani presentano il quinto volume, La strada perduta ed altri scritti. La storia della Terra di mezzo. Vol. 5. Opera particolarmente ostica perché contiene anche saggi sui linguaggi e sui dialetti della Terra di Mezzo e un “dizionario etimologico” con un ampio resoconto dei vocabolari elfici.
2 novembre – dalle ore 12:15 alle ore 14:15
Si4 – Spazio Workshop
Tolkien – Workshop: La Città Bianca – Illustrazione e Tecniche digitali
Con Luca Trentin, Giovanni Calore, Cristiano Marchesi, Roberto Arduini (Moderatore)
Il collettivo artistico Tea Project ci accompagna alla scoperta della Città Bianca, il regno nascosto degli Elfi di Gondolin, nella Terra di Mezzo di JRR Tolkien. Il loro studio approfondito dei testi dello scrittore ha portato alla realizzazione di un artbook edito da Eterea Edizioni, in cui tecniche tradizionali, digitali illustrate e modellazione 3D si intrecciano. L’incontro esplorerà il digital painting e i programmi utilizzati per la realizzazione dell’Artbook, fornendo una panoramica sull’arte e l’illustrazione digitale nel mondo di oggi. Giovanni, Cristiano e Luca, insegnanti di digital painting a Padova e Vicenza, raccontano la loro esperienza sulla città di Gondolin, che ritroviamo in molti libri di Tolkien, scolpita in block-out 3D e dipinta in digitale con tecniche che affondano le radici nella concept art. Abbiamo appena aperto il pre-ordine per il suo volume e si può cliccare qui per averlo!
3 novembre – dalle ore 10:00 alle ore 12:00
Si4 – Spazio Workshop
Tolkien – Seminario lingue elfiche: il Quenya
Con Roberto Fontana, Roberto Arduini (Moderatore)
Mára Nin Quete Quenya – Mi piace parlare Quenya. L’inesauribile fantasia di J.R.R. Tolkien non ha prodotto soltanto le saghe narrate nel Silmarillion, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Il professore di Oxford, filologo e linguista, ha anche inventato numerosi linguaggi, dotati di lessico, grammatica e sintassi propri, tutti sapientemente collegati da Tolkien in uno schema evolutivo e di reciproche connessioni che ricorda molto da vicino le lingue del mondo reale. Le due lingue elfiche maggiormente conosciute sono il Quenya, la lingua degli elfi del perduto Ovest, e il Sindarin, la lingua degli elfi della Terra di Mezzo. Nel suo seminario, Roberto Fontana tratterà la sintassi del Quenya, la lingua dotta e sapienziale, una sorta di “Latino elfico”. Il volume di Roberto Fontana si può cliccare qui per averlo!
3 novembre – dalle ore 15:30 alle ore 16:30
Si3 – Sala G. Ingellis
25 anni Area Performance e il calendario Lords for Fantasy
Con Cosimo Lorenzo Pancini + Roberto Arduini, Ivan Cavini, Emanuele Manfredi
Nell’anno dei festeggiamenti per i 25 anni di Area Performance e dal cenacolo di artisti che si è formato in questi cinque lustri, nasce la collaborazione con il calendario Lords for Fantasy che da quest’anno ospiterà una selezione delle opere dell’Artist Playground di Lucca Comics & Games. Il ricavato delle vendite del calendario sarà donato all’Area Performance ODV. Il Calendario contiene 13 illustrazioni originali dei più importanti artisti e illustratori dell’Area Performance, soprattutto quelle dedicate al mondo creato da J.R.R. Tolkien. Ecco quindi la selezione delle migliori opere realizzate in Area Performance a Lucca Comics and Games artisti dell’Area Performance: quali? Lee Bermejo, Ciruelo Cabral, Ivan Cavini, Antonio De Luca, Heater Edwards, Michele Giorgi, Emanuele Manfredi, Andrea Piparo, Chris Riddell, Fabrizio Spadini, Franco Tempesta, Philipp Ulrich, Antonello Venditti!!!
3 novembre – dalle ore 16:45 alle ore 17:45
Si3 – Sala G. Ingellis
Illustrare la Terra di Mezzo
Con Ivan Cavini, Davide Romanini, Roberto Arduini (Mod)
L’illustrazione tolkieniana deve essere “filologicamente corretta”? Se disegniamo un balrog alto dieci metri, un hobbit con i piedi grandi, un elfo con orecchie a punta, occhi blu e lunghi capelli biondi, siamo filologici o siamo solo fedeli all’immaginario imposto Peter Jackson? L’illustratore non è semplicemente un disegnatore tecnicamente abile: l’illustratore è lo specchio che riflette la storia con la sua sensibilità, mostrandocela da un altro punto di vista. Con il volume Middle-Artbook, Disegnare e Costruire nella Contea Ivan ci racconta la sua esperienza l’illustrazione tolkieniana che è una meravigliosa alchimia tra le storie di Tolkien, il talento dell’artista e la sensibilità del pubblico. Abbiamo appena aperto il pre-ordine per il suo volume e si può cliccare qui per averlo!
4 novembre – dalle ore 14:00 alle ore 15:00
Si6 – Fondazione Banca Del Monte di Lucca
L’horror di J.R.R. Tolkien
Con Barbara Sanguineti, Roberto Arduini (Moderatore)
Spesso l’horror viene additato come un genere superficiale, ma tra i segreti della sua popolarità c’è il fatto che riesce non solo a parlare delle nostre paure, ma anche a toccare temi e problemi profondi dell’epoca a cui appartiene. Allo stesso modo alcuni scrittori, come Tolkien, hanno abilmente usato gli stilemi dell’horror per avvincere il lettore ed enfatizzare i leitmotiv della loro opera. Dell’epopea tolkieniana vengono spesso ricordati gli eroi e le eroine, ma lo stesso autore sottolinea il ruolo che antagonisti spaventosi e scene inquietanti hanno nella narrazione; in alcuni casi, poi, incarnazioni del terrore come i Nazgûl e altri non-morti diventano centrali nella riflessione sul tema di fondo del Signore degli Anelli, ovvero la morte e l’immortalità.
4 novembre – dalle ore 16:45 alle ore 17:45
Si4 – Spazio Workshop
Brividi in Arda – Le rappresentazioni dell’orrore nell’opera di JRR Tolkien
Con Barbara Sanguineti
Come dichiarato nelle Lettere, Tolkien ben conosceva l’importanza della suspense e della paura ai fini di catturare l’attenzione del lettore: ragni giganti, orchi, non morti, mannari e altri mostri popolano la Terra di Mezzo, rendendone i luoghi selvaggi e le rovine pericolosi. Tuttavia nelle opere di Tolkien, dallo Hobbit al Signore degli Anelli, passando attraverso i racconti del Legendarium, troviamo modalità narrative molto diverse per descrivere le scene e i personaggi più spaventosi; e questi ultimi, lungi dall’essere semplici ‘ostacoli meccanici’ da superare, spesso incarnano tematiche profonde e strettamente legate al pensiero di un autore così complesso.
4 novembre – dalle ore 18:00 alle ore 19:00
Si4 – Spazio Workshop
Gli artisti Disney nella Terra di Mezzo: dialogo con Giorgio Cavazzano e altri disegnatori
Con Giorgio Cavazzano, Umberto Sacchelli, Donald Soffritti, Roberto Arduini (Moderatore)
Se gli artisti Disney disegnassero un fantasy ispirato alla Terra di Mezzo? È quello che è accaduto con Le Cronache di Arda: le avventure del signor Sottocolle. Un omaggio a JRR Tolkien a 50 anni dalla scomparsa, una graphic novel che narra le vicende di due halfling inseguiti dai Cavalieri Neri, da Orchi e Goblin, ma soprattutto dall’Oscuro, il peggior nemico che si possa avere!!! Gli artisti mostreranno come l’arte grafica possa passare dalla matita al computer e viceversa, in un processo creativo che mette in gioco diverse professionalità (sceneggiatura, matite, chine, colori, lettering…) che si completano fino a formare ogni tavola della graphic novel.
ARTICOLI PRECEDENTI:
– Leggi l’articolo Lucca, Il Signore degli Anelli sbarca a teatro
– Leggi l’articolo A Lucca Comics 2022 Tolkien fa il pieno!
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Dagli Usa nuove risorse per gli studi tolkieniani
J.R.R. Tolkien è ormai considerato, giustamente, come uno degli autori più importanti del ‘900, apprezzato in egual misura dal fandom e dalla critica. Soprattutto all’estero, ma oramai anche in Italia, gli studi sulla vita e sulle opere del professore oxoniense, anche a livello accademico si stanno moltiplicando sempre più.
Proprio per questo, negli anni, sono stati sviluppate e rese disponibili in rete da fan e studiosi, numerose risorse di ausilio alla comprensione e allo studio di Tolkien e dei suoi scritti.
Questa serie di approfondimenti vuole raccogliere, alcune fra queste risorse al fine di renderle note (qualora già non lo fossero) e facilmente disponibili ai fan e agli studiosi italiani.
In questo articolo ci si concentrerà sul progetto delle “Lettere” del sito web Tolkien Guide, sul tool “Search Tolkien” del Digital Tolkien Project e sul Tolkien Art Index.
Il progetto “Lettere” di Tolkien Guide
Il sito Tolkien Guide creato da Jeremy Edmonds è un sito molto noto fra gli appassionati e gli studiosi di Tolkien e specialmente fra i collezionisti. Sul sito si possono trovare articoli molto interessanti e precisi sulle svariate edizioni dei libri del professore che si sono susseguite negli anni e approfondimenti su temi particolari: di particolare interesse sono per esempio i due approfondimenti dedicati rispettivamente alla mostra Tolkien: Maker of Middle-earth tenutasi a Oxford nel 2018 e alla sua controparte francese Tolkien: Voyage en Terre du Milieu tenutasi alla BnF di Parigi nel 2019.
Recentemente al sito sono state aggiunte due funzionalità molto utili: quella del “Calendario” che permette di visualizzare i moltissimi eventi dedicati a Tolkien nel mondo e quella delle Lettere a cui è dedicato il presente approfondimento.
Le Lettere di J.R.R Tolkien pubblicate e disponibili al pubblico nell’omonimo libro edito da Humphrey Carpenter sono attualmente 354. A queste, con la nuova edizione delle lettere, prevista per questo autunno, si aggiungeranno 150 lettere inedite, mentre le originali 354, che erano state a volte tagliate per motivi di spazio, verranno riportate nello stato originale previsto dall’editore.
L’ammontare di lettere scritte dal professore di Oxford è però di gran lunga superiore: alcune naturalmente sono state citate, e quindi parzialmente pubblicate, nei numerosi testi di critica dedicati a Tolkien, altre invece non sono mai state pubblicate e se ne conosce l’esistenza e a volte il contenuto, semplicemente perché sono state battute all’asta e acquistate da qualche collezionista.
Fra queste lettere (probabilmente nell’ordine di alcune migliaia) alcune hanno, naturalmente, scarsa rilevanza dal punto di vista dello studio biografico del professore, altre, come, per esempio, la lettera indirizzata a Elena Jeronimidis Conte, in cui il professore fornisce alla traduttrice dello Hobbit alcune indicazioni sulla traduzione, sono di sicuro interesse per studiosi e appassionati. Il progetto – che non si limita alle lettere di Tolkien padre, ma sembra voler includere anche le lettere di Christopher e forse altre lettere rilevanti – si propone di catalogare tutte queste lettere (al momento nel database sono incluse 1252 lettere) e di fornire al pubblico informazioni sul loro contenuto, su dove siano state (anche parzialmente pubblicate, e su dove siano eventualmente reperibili (una biblioteca, il sito di una casa d’asta, etc.).
Il sito fornisce inoltre un identificativo progressivo unico ad ogni lettera, costituendo in questo modo un valido strumento per la citazione di una determinata lettera (soprattutto quando questa non sia stata inclusa nella raccolta di Carpenter). Un ottimo sistema di ricerca permette inoltre di ricercare all’interno delle lettere con diversi metodi: una o più parole, un’intera frase, mittente, destinatario, per data, etc. Il progetto – già adesso, ma soprattutto quando verrà ultimato – sarà una risorsa molto utile per tutti gli studiosi e gli appassionati che siano intenzionati ad approfondire ulteriormente lo studio della vita e delle opere del professore.
Il Digital Tolkien Project e lo strumento Search Tolkien
James Tauber è uno studioso tolkieniano che si occupa principalmente di digital humanities e cioè, in breve, dell’utilizzo di strumenti e risorse digitali al fine della ricerca in campo letterario. Sono molte le iniziative del Digital Tolkien Project, dalla creazione di versioni “markup” dei testi principali di Tolkien, all’analisi computazionale di tali testi.
Fra queste però, quella di più facile fruizione per il pubblico e forse quella nello stato più avanzato è quella relativa al tool “Search Tolkien”. Il tool è un “semplice” motore di ricerca che permette di ricercare parole e frasi fino a sette parole all’interno delle opere di Tolkien e di risalire ai libri e ai relativi capitoli e paragrafi in cui questa parola o frase è contenuta. L’attuale versione del tool è in grado di cercare nel testo dello Hobbit, del Signore degli Anelli, del Silmarillion, dei Racconti Incompiuti e delle Lettere, ma probabilmente sarà presto esteso a tutte le opere del professore (naturalmente stiamo parlando delle versioni originali in lingua inglese). Per esempio, la parola Bombadil compare 66 volte: 37 volte nel Signore degli Anelli, 28 nelle Lettere, e 1 sola volta ne I Racconti Incompiuti. Il riferimento ai punti esatti del libro in cui la parola o frase si trova viene dato attraverso un “sistema di citazioni” univoco (per esempio i riferimenti ai paragrafi del Signore degli Anelli vengono dati nel formato “
Il tool “Tolkien Art Index”
Un altro esperto di software e appassionato di Tolkien è Erik Mueller-Harder, che ha sviluppato varie risorse digitali utili all’analisi delle opere tolkieniane.
Fra queste spicca sicuramente il Tolkien Art Index, progetto che si pone l’obiettivo di indicizzare tutta l’opera artistica di J.R.R. Tolkien.
Al momento il sito indicizza ben 546 opere d’arte, indicando per ognuna, in quali pubblicazioni è possibile trovarne una riproduzione.
Un utile sistema di ricerca, dotato di tag e svariate altre features, permette di navigare facilmente il sito web. Fra le altre risorse a cui Erik ha contribuito a realizzare, c’è il nuovo sistema Anduin, sviluppato recentemente per navigare i manoscritti del Signore degli Anelli in possesso della Biblioteca Marquette. Di questa nuova risorsa, che presenta tutte le diverse bozze del Signore degli Anelli, è possibile comprendere le potenzialità navigando nel sito online; purtroppo però è possibile vedere le scansioni dei manoscritti originali solo tramite un viaggio in loco. Un interessante articolo sull’argomento può essere letto qui.
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L’attore di Gimli torna nel videogioco Ritorno a Moria
John Rhys-Davies tornerà nella Terra di Mezzo quando il videogioco Il Signore degli Anelli: Ritorno a Moria uscirà tra una sola settimana. L’attore che ha interpretato il nano Gimli nella trilogia cinematografica di Peter Jackson, darà ancora una volta la voce al suo personaggio, facendo da narratore nel prossimo titolo del gioco di genere di survival cooperativo.
Fosdinov’Idea: il resoconto dei soci AIST
Il 9 e il 10 settembre scorsi si è svolta nel borgo medievale di Fosdinovo (MS) la prima edizione di FosdiNov’Idea, il Festival tra Scienza e Fantasia, organizzato dall’IRAS (Istituto di Ricerche Astronomiche Spezzino) con la collaborazione del Comune di Fosdinovo, della Regione Liguria, della Regione Toscana e della Camera di Commercio Toscana Nord-Ovest, e patrocinato da molte associazioni, tra le quali l’AIST. Tra i tanti appuntamenti dedicati alla fantascienza, all’astronomia e ai giochi di ruolo, c’era anche l’AIST che, domenica 10 settembre alle ore 11.00, ha parlato di Cosmologia: dalla Scienza alla Terra di Mezzo.
Lotro: fino a Umbar la nuova espansione
È partita la corsa per la preminenza nel mondo dei videogiochi di gioco di ruolo di massa (MMORPG) dedicato a Tolkien. Dopo anni di “monopolio” da parte di The Lord of the Rings Online (Lotro) e di fallimenti o rinvii dei tanti progetti legati allo sviluppo di giochi simili, sempre ambientati nella Terra di Mezzo, ora Amazon sembra fare sul serio e dopo un primo stop, ha annunciato l’uscita di un nuovo videogioco di questo tipo. Così, gli sviluppatori di Lotro sono corsi ai ripari.
Carrara, i Lai di Tolkien alla Dickens Fellowship
Sabato 14 ottobre alle ore 17:30 la Dickens Fellowship celebra il cinquantesimo anniversario della morte di J.R.R. Tolkien (1973-2023) con la conferenza Ubi minus. Oltre l’opus maius tolkeieniano a cura di Roberto di Scala, presenta Marzia Dati. L’intervento si terrà presso la sede della Dickens Fellowship di Carrara, in piazza Alberica 2a. La Filiale di Carrara della Dickens Fellowship nasce grazie alla volontà e all’impegno di Marzia Dati, Elena Belligi e Katherine Hutton Mezzacappa, in ricordo del soggiorno di Charles Dickens a Carrara avvento nel gennaio del 1845 e promuove la diffusione dell’opera dickensiana, della lingua, della letteratura e della cultura inglese attraverso l’organizzazione di conferenze e convegni.
Journées de Recherche et de Rencontres sur Tolkien: il resoconto
Un convegno, molteplici temi
Si sono svolte con un grande successo le Journées de Recherche et de Rencontres sur Tolkien organizzate dall’Associazione Tolkiendil in concerto con l’’Université Paris-Créteil dal 6 all’8 ottobre a Parigi. Come già preannunciato, i numerosi interventi presentati hanno messo in luce numerose questioni relative alle traduzioni delle opere di Tolkien ma anche all’analisi dei testi, alla dimensione narrativa dei prodotti transmediali, alla vita e alla ricezione del Professore, offrendo prospettive di grande interesse da punti di vista diversi ma egualmente attrezzati sotto il profilo critico.
Gli interventi
Il convegno è iniziato il 6 ottobre alla Maison de l’Innovation et de l’Entrepreneuriat Etudiant dell’università di Paris-Créteil, con gli interventi di Guillaume Coissard, Une ontologie des choses imaginaires à partir de Tolkien, Maxime Bremond, “The New Shadow” de J.R.R. Tolkien : suite avortée du Seigneur des Anneaux ou dialogue théologique ?, Adrien Bigue ed Emma Serb, La cape et la bannière – Ouvrages tissés et fils narratifs dans Le Seigneur des anneaux, Elisa Bes, Le désespoir comme le fardeau de “devoir faire seul(e)” : Eowyn et Túrin, Romain Plichon, De Minas Tirith à Doullens, Tolkien l’homme des citadelles : pour la patrimonialisation d’un itinéraire militaire, Simon Ayrinhac, Cartes de la Terre du Milieu : qui en est le véritable auteur ?, Marie Bretagnolle, Rendre visible l’invisible : présences du mal et personnages en voie de disparition dans les illustrations pour J. R. R. Tolkien e Alberto Fleitas, Échos du sublime dans l’adaptation cinématographique de la Bataille des Champs du Pelennor.
I lavori sono proseguiti il 7 ottobre presso la Bibliothèque Buffon, con gli interventi di Denis Bridoux, L’Hymne à Elbereth et le Namarië , Damien Bador, Aperçu des langues construites de J.R.R. Tolkien au travers des révisions du Seigneur des Anneaux, Raphaël Vaubourdolle, L’héraldique chez Tolkien : catalogue et usages des armoiries en Arda, de l’Ainulindalë à l’aube du Quatrième Âge, del socio AIST Paolo Pizzimento, Rings of Smoke: Pipe-weed, Pipes, and Smoking Imaginary in J.R.R. Tolkiens’s Narrative, di Antonin Segault, Le fandom de Tolkien dans les encyclopédies en ligne francophones, Enzo Le Guiriec, État des lieux de la recherche japonaise autour de Tolkien depuis l’après-guerre e Vivien Feasson, La retraduction du Silmarillion. Momento culminante del convegno è stata la tavola rotonda moderata da Vivien Stocker su L’œuvre de Tolkien aujourd’hui en France, partecipanti Marie Bretagnolle, Pauline Loquin e Laura Martin-Gomez.
Roma, dal 6/10 Hobbits Elves and other Folks
Dopo ben cinque anni e mezzo a Roma torna qualcosa legato a J.R.R. Tolkien. Finalmente, anche nella capitale si riesce a organizzare un altro evento prettamente tolkieniano, dopo il lontano Tolkien Day del 2018. Tutto grazie al CRUSH – Collettiva Arte Visiva, una realtà dedicata all’arte visiva, che già ad agosto aveva organizzato a Velletri l’esposizione Bestiario della Terra di Mezzo. Ora il CRUSH – in collaborazione con l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani ed Eterea Edizioni – animerà il locale Defrag a Roma dal 6 all’8 ottobre 2023.
Magic: nuove carte e set Il Signore degli Anelli
Il Signore degli Anelli: Racconti della Terra di Mezzo torna il 3 novembre 2023 con un’uscita speciale. Con buste speciali, confezioni scena ricche di illustrazioni epiche e splendidi trattamenti foil, queste nuove uscite faranno continuare i festeggiamenti del centoundicesimo compleanno di Bilbo. Magic: The Gathering ha infatti annunciato le sue nuove collezioni e set di carte per quest’autunno e inverno. Il gioco di carte più giocato e celebrato al mondo tornerà nella Terra di Mezzo con un’altra collezione speciale del Signore degli Anelli: Racconti della Terra di Mezzo. E questo set speciale già si annuncia molto potente. Al MagicCon: Vegas di Las Vegas, in Nevada, la Wizards of the Coast ha rivelato The Lord of The Rings: Tales of Middle-earth Holiday Scene Box, cornici speciali realizzate con carte che costruiscono un’immagine complessiva di una scena mitica dai libri di Tolkien e altri prodotti relativi alla Terra di Mezzo oltre ad anticipazioni di molti altri set di carte.



«Un giorno L[ewis] mi ha detto: “Tollers, c’è troppo poco di quello che ci piace davvero nelle storie. Temo che dovremo provare a scrivere qualcosa noi stessi.” Ci accordammo che egli avrebbe provato il “viaggio nello spazio”, e io il “viaggio nel tempo”. Il suo risultato è ben noto. I miei sforzi, dopo alcuni capitoli promettenti, si sono prosciugati; era una strada troppo lunga per arrivare a quello che in realtà volevo fare: una nuova versione della leggenda di Atlantide. La scena finale sopravvive come La Caduta di Númenor. Questo affascinò molto Lewis (che la sentì leggere), e ci fece riferimento più volte nelle sue opere: per es. The Last of the Wine nelle sue poesie (Poems, 1964, p. 40). Nessuno di noi due si aspettava molto successo come dilettanti, e in realtà Lewis ha incontrato qualche difficoltà a far pubblicare Lontano dal pianeta silenzioso. E dopo tutto quello che è successo, il piacere e la ricompensa più duraturi per tutti e due è stato che ci siamo forniti storie da ascoltare o leggere che, in gran parte, ci piacevano. Naturalmente, a nessuno di noi due piaceva tutto quello che trovavamo nella narrativa dell’altro» (Lettera 294, 1967, in Lettere, p. 598-599).
«La cosa più sorprendente è il suo così scarso interesse per la creazione di vocabolari esaurienti delle lingue elfiche. Non rifece mai niente di simile al minuscolo “dizionario” della lingua gnomica originale a cui ho attinto per le appendici del Libro dei Racconti perduti. È possibile che un’impresa del genere fosse sempre rimandata al giorno, che non sarebbe mai arrivato, in cui si fosse raggiunto uno stadio sufficientemente definitivo del lavoro. Nel frattempo, quella non era per lui una necessità primaria» (p. 423).
Un convegno, molteplici temi