Art contest Smaug, terza settimana

Bilbo with SmaugBentornati all’appuntamento settimanale con l’art contest dell’AIST, alla ricerca dell’illustrazione che meglio, secondo i nostri lettori, rappresenti il drago Smaug. In questa terza raccolta di immagini spicca il nome di una coppia di autori, un caso raro nel mondo della pittura, ovvero i fratelli Greg e Tim Hildebrandt. Conosciuti in ambiente tolkieniano per aver illustrato tre dei Tolkien Calendars per la Ballantine Books, dal 1976 al 1978, il loro rapporto con le opere del professore ebbe inizio con la rappresentazione di un altro drago: Chrysophylax, nella copertina del volume della Ballantine Books contenente Farmer Giles of Ham (in Italia Il cacciatore di draghi, edito dalla Bompiani) e Smith of Wootton Major (Il fabbro di Wootton Major, Bompiani) del 1975. I fratelli Hildebrandt realizzarono anche, nel 1977, una delle copertine per la prima biografia di Tolkien, The biography of J. R. R. Tolkien: Architect of Middle-earth scritta da Daniel Grotta e pubblicata nel 1976 dalla Ballantine Books. Del 1977 è l’edizione con la copertina dei fratelli Hildebrandt, nella quale è ritratto il professore stesso.
Il compito di realizzare il loro primo calendario dedicato a Tolkien, nel 1976, segnò per i fratelli Hildebrandt un cambiamento nel proprio stile e le memorie di quel periodo cruciale sono state raccolte nel volume Greg and Tim Hildebrandt: The Tolkien Years, edito dalla Watson-Guptill Publications nel 2001, la cui riedizione ampliata The Tolkien Years of Greg and Tim Hildebrandt della Dynamite Entertainment (2012) è stata tradotta in italiano nel 2013 col titolo Il Mondo di Tolkien visto dai fratelli Hildebrandt (Panini Comics). In questo libro la testimonianza del figlio di Greg, Greg Hildebrandt Jr., ci permette di scoprire molto sul metodo di lavoro dei fratelli e tra le riflessioni sulle illustrazioni sono presenti delle note anche su una delle due raffigurazioni di Smaug che in seguito proponiamo.
Greg Jr. ricorda come prese vita l’immagine che ritrae Smaug all’interno della Montagna Solitaria, sull’immenso tesoro custodito, e che venne inserita nel calendario del 1977 per il mese di gennaio:

“Smaug, the greatest of all dragons!
I had heard the name time and time again. His scaly hide glistened, encrusted with the gold and jewels of the treasure upon which he had slept for two centuries. His fiery breath could melt the hardest metal in the blink of an eye.
In contrast, the clay model of Smaug, only eighteen inches long, sculpted by my dad and uncle, looked pretty cool, but it didn’t appear all that threatening.
I watched as they painted carved pillars into the background. They squeezed yellow, orange, and red acrylic paints onto their homemade aluminum foil palettes.
Over the next few days, the image began to take form. The powerful figure of Smaug came into view: a dragon like no other, rearing back in his cavernous lair over a bed of gold coins, swords, gems, and diamonds.
Smaug was an image that took extremely long to paint. My father and uncle rendered each individual coin and jewel in the dragon’s hoard.
They worked tirelessly and seamlessly over a period of four weeks to complete this piece.
[…] Evil had come to the Hildebrandt Hall, in all its striking beauty…”

Smaug, il più grande di tutti i draghi!
Avevo udito questo nome più e più volte. La sua pelle squamosa brillava, incrostata dell’oro e dei gioielli del tesoro sul quale aveva dormito per due secoli. Il suo respiro di fuoco poteva sciogliere il più duro dei metalli in un battito di ciglia.
In contrasto, il modellino di argilla di Smaug, lungo solo una cinquantina di centimetri, scolpito da mio padre e mio zio, era forte, ma non appariva poi così minaccioso.
Li osservai mentre dipingevano colonne intagliate sullo sfondo. Spremettero acrilici gialli, arancioni e rossi sulle loro tavolozze di alluminio fatte in casa.
Nei giorni successivi, l’immagine iniziò a prendere forma. La possente figura di Smaug venne alla luce: un drago come nessun altro, nell’atto di sollevarsi sulle zampe posteriori nella sua tana cavernosa, sopra un letto di monete d’oro, spade, gemme e diamanti.
Quella di Smaug fu un’immagine che richiese tantissimo tempo per essere dipinta. Mio padre e mio zio realizzarono ogni singola moneta e gioiello nel tesoro del drago.
Lavorarono instancabilmente e senza interruzione per un periodo di quattro settimane per completare questo pezzo.
[…] Il male era giunto nella Sala degli Hildebrandt, in tutta la sua straordinaria bellezza…(t.n.)

Ciò che emerge è una grande attenzione per i dettagli ed una profonda dedizione alla propria arte: Greg Jr infatti sottolinea che essa era per i fratelli Hildebrandt una connessione che li univa ancor più di quanto non siano legati la maggior parte dei gemelli. Purtroppo, uno dei due artisti non è più in vita. Tim si è spento nel giugno del 2006.

Art Contest Smaug, seconda settimana

Bilbo with SmaugTrascorsa una settimana, come preannunciato, eccoci nuovamente immersi nel mondo dell’arte ispirata a Tolkien, alla ricerca dell’illustrazione che più catturi, secondo l’opinione dei nostri lettori, l’essenza del drago Smaug. In questa seconda manche troveremo altre 25 immagini, tra le quali sono presenti opere appartenenti ad uno degli illustratori più famosi del mondo tolkieniano, ovvero John Howe, conosciuto anche per la sua partecipazione alla realizzazione dei film di Peter Jackson. Howe ha pertanto influenzato più di altri artisti l’immaginario legato alla Terra di Mezzo, ma con quale spirito egli si è approcciato a questo mondo?

John Howe, nel suo Artbook edito dalla Nestiveqnen Éditions (2004), descrive il mondo della Terra di Mezzo come intensamente visivo ed allo stesso tempo difficile da rappresentare, in quanto secondo l’illustratore per Tolkien ciascuna parola vale un milione di immagini. Secondo l’illustratore, la relazione tra l’arte figurativa e le opere di Tolkien ha una caratterizzazione assai peculiare: “Le Seigneur des Anneaux et la Terre du Milieu ne peuvent pas être illustrés. Bien sûr, on peut dessiner des images, en aligner les tableaux dans des galeries, en faire des livres illustrés, en tirer des films, mais aucune de ces images ne saurait être définitives. Elles ne peuvent définir le monde lui-même, ou en faire la somme, ou le cartographier una fois pour toutes. Ce sont des esquisses, des aperçus imparfaits vus à travers des nuages ou de la brume changeante. Ce sont des réalisations partielles car la nécessité de fixer la vision sur une page la réduit à épingler sur une planche les papillons aperçus dans le jardin.” (Il Signore degli Anelli e la Terra di Mezzo non possono essere illustrati. Certo, si possono disegnare delle immagini, allineare i quadri nelle gallerie, fare dei libri illustrati, girare dei film, ma nessuna di queste immagini saprà essere definitiva. Esse non potranno definire il mondo stesso, o rappresentarlo per intero, o mapparlo una volta per tutte. Sono degli schizzi, degli scorci imperfetti visti attraverso le nuvole o la nebbia in continuo cambiamento. Sono delle realizzazioni parziali poiché la necessità di fissare la visione su una pagina la riduce all’appuntare su una tavola le farfalle scorte nel giardino.).
Questa riflessione potrebbe portare ad abbandonare l’idea di tentare di rappresentare il mondo creato dal professore, ma così non è: Howe rimarca che Tolkien stesso, seppure fosse generalmente scettico nei confronti della rappresentazione visiva delle opere di fantasia, prese in mano matita e pennello per illustrare i suoi scritti. Spostando il focus dall’autore ai moderni illustratori, Howe espone la propria opinione in merito: “« Illustration » est cependant un terme adéquat pour décrire la peinture des Terres du Milieu. Étymologiquement, cela signifie apporter la lumière, c’est l’acte de rendre lumineux ou clair, de semer un peu de clarté ici ou là. Ne pas être obligé d’en montrer trop; éviter le besoin de compter les virgules, mais choisir où iront la lumière et l’obscurité. Permettre à l’intuitif de prendre le pas sur l’encyclopédique.” («Illustrazione» è, ciononostante, un termine adeguato per descrivere il dipingere la Terra di Mezzo. Etimologicamente, significa portare la luce, è l’atto di rendere luminoso o chiaro, di spargere un po’ di chiarezza qui o là. Non si è obbligati a mostrare troppo; evitare il bisogno di mettere i puntini sulle i, ma scegliere dove andrà la luce e l’oscurità. Permettere a l’intuitivo di prendere il sopravvento sull’enciclopedico.).
L’approccio di Howe alle opere tolkieniane spicca per la completezza della sua visione: gli scritti del professore non sono visti solamente come letteratura fantasy, ma come degni dello stesso rispetto riservato alla Storia e alla mitologia nel momento in cui l’artista si appresta ad illustrarli.

Smaug: scegli l’illustrazione migliore

Bilbo with Smaug“Allora, ladro! Ti fiuto e sento la tua aria. Odo il tuo respiro. Vieni avanti! Serviti ancora, ce n’è in abbondanza e d’avanzo!”
Ma Bilbo non era a tal punto ignorante in materia di draghi, e, se Smaug sperava di farlo avvicinare così facilmente, rimase deluso. “No, grazie, o Smaug il Terribile!” replicò. “Non sono venuto per ricevere regali. Volevo solo darti un’occhiata e vedere se tu fossi davvero così grande come si racconta. Non credevo a quello che mi dicevano.
(Lo Hobbit annotato, Bompiani, 2012)

Quando il piccolo hobbit deve mascherare il reale motivo della sua venuta, qual’è il primo pensiero che gli attraversa la mente, la prima scusa? La curiosità. La curiosità di vedere. Quanti lettori si saranno domandati come sarebbe vedere coi propri occhi i personaggi, le creature, gli eventi dei libri a loro cari? Quali emozioni susciterebbero? Perché la parola può tessere incantesimi, ma l’immagine trafigge l’animo diretta come una freccia. Si possono perdere ore ad ammirare le sfumature, l’accuratezza della prospettiva, la composizione intera di un quadro, ma l’emozione che esso regala è questione di un attimo, un battito di ciglia o del cuore. L’immagine ha un’immediatezza unica.
Verlyn Flieger nel suo saggio Tolkien e la filosofia del linguaggio (contenuto nel volume Tolkien e la filosofia, Marietti, 2011) fa riferimento proprio alla prima volta che Bilbo vede Smaug e all’impossibilità di rendere tramite le parole ciò che lo hobbit prova: “Il mio ultimo esempio viene dallo Hobbit e ci illustra un altro aspetto della filosofia del linguaggio di Tolkien; il fatto che la perdita di una cosa comporti la perdita dell’esperienza di quella cosa, e conseguentemente la perdita delle parole per entrambe: cosa ed esperienza. […] Vale inoltre la pena notare che Tolkien dovette inventare una parola nuova, staggerment, per esprimere il fatto che «non esistono più parole per esprimere». Sia la parola inventata sia la deficienza linguistica che essa non può compensare sono dovute al fatto che ciò che ha prodotto le parole perdute, lo choc viscerale prodotto dalla visione di un drago in tutta la sua terribile maestà, non è più disponibile all’esperienza degli Uomini in questi degenerati e de-draghizzati tempi moderni.”
Un quadro, come un testo, non potrà restituirci l’immensità dell’esperienza di incontrare un drago in carne, ossa e fiamme, ma sarà un altro frammento, diverso dalle parole, da raccogliere e conservare nella ricerca di quella sensazione.
Le rappresentazioni del drago tolkieniano più famoso che più facilmente vi sovverranno saranno probabilmente o una delle opere del professore stesso o la creazione della Weta Digital presente nel secondo e terzo film dello Hobbit di Peter Jackson, eppure moltissimi artisti si sono cimentati nell’impresa di dare forma a Smaug. Proprio su questa vasta produzione ci focalizzeremo in quello che sarà il secondo art contest, dopo quello organizzato nel 2014 sullo scontro tra Èowyn e il Nazgûl. Come la volta precedente, saranno i lettori a scegliere tra le illustrazioni che verranno pubblicate periodicamente quali meglio incarnino il terribile Smaug.

Il 25 marzo a Roma Tolkien in musica

Roma: Pub CasanovaCome tutti i lettori tolkieniani sanno bene, la musica ha un ruolo molto importante nelle opere del Professore, tanto che si trova ad essere il mezzo con il quale Eru Iluvatar, coadiuvato dagli Ainur, crea l’intero mondo di Arda. Non solo: assai di frequente si incontrano nelle storie della Terra di Mezzo canti e poesie, che vanno dalle allegre canzoni da taverna degli hobbit, agli eleganti e malinconici inni elfici per Elbereth, alla storia di Beren e Luthien cantata da Aragorn intorno al fuoco.
Marco Lo Muscio: cd La musica dunque serve per raccontare storie e suscitare emozioni, facendo sì che tutti gli astanti si sentano vicini alla materia narrata, a volte trasportati in altri luoghi e altri tempi; oggi, quale tolkieniano rimarrebbe insensibile alle note di “Into the West” di Annie Lennox, o alle musiche di Howard Shore? Oltre alla monumentale colonna sonora del film esistono però altre musiche: molti artisti si sono cimentati nell’impresa di far rivivere le atmosfere della Terra di Mezzo attraverso il pentagramma.

Colloquio con John Howe: il resoconto

John Howe al MiMaster di MilanoQualche settimana fa, avevamo già annunciato della presenza a Milano dal 17 al 19 febbraio 2016, di John Howe. Uno dei più famosi e riconosciuti illustratori del mondo di J.R.R. Tolkien ha tenuto all’istituto Mimaster illustrazione un workshop dedicato alla progettazione e realizzazione di un personaggio fantastico, cui ha anche partecipato uno dei nostri artisti, Andrea Piparo (qui trovate il suo resoconto). E per l’occasione il 18 pomeriggio Howe ha voluto incontrare il pubblico nell’ambito della conferenza dai posti limitati tenutasi al Laboratorio Formentini per l’Editoria per raccontare il suo lavoro e rispondere alle numerose domande degli appassionati. L’Associazione Italiana Studi Tolkieniani era presente con un bel gruppo di soci giunti a Roma, Bologna e Verona, John Howe con i soci AISTma soprattutto con uno dei soci fondatori, lo scrittore Wu Ming 4, che era in cattedra a fianco dell’artista canadese ed è intervenuto per raccontare la realtà italiana di questi ultimi anni, descritta anche nel libro Difendere la Terra di Mezzo. L’incontro è stato l’occasione anche per il presidente Roberto Arduini, durante la cena serale, per farsi raccontare la sua storia, il suo rapporto con le opere di Tolkien e la sua passione per la Terra di Mezzo. Ecco un resoconto di questo intenso incontro.

Milano, a marzo Howard Shore in concerto

Sinfonia del Signore degli Anelli Howard ShoreTre sere, tre film, tre concerti. È questa la sintesi dell’iniziativa sinfonica itinerante “LOTR in Concert”, l’esecuzione dal vivo delle musiche di Howard Shore per “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson accompagnate dalla proiezione sincrona del film. Così ora a Milano, grazie all’orchestra e coro La Verdi e alla collaborazione con la newyorkese CAMI Music LLC, la magnifica colonna sonora di Shore “La Compagnia dell’Anello” verrà eseguita da venerdì 18 marzo a domenica 20 nell’auditorium di Fondazione Cariplo. Dal 2008, oltre 200 presentazioni in concerti di singoli film della trilogia si sono tenute in Nord e Sud America, Europa, Asia e Australia, mentre la trilogia completa è stata proposta a Lucerna e Monaco di Baviera nel 2011 e al Lincoln Center di New York nel 2015. Non è la prima volta, come scritto sulla maggior parte dei siti web, che questo evento di scala mondiale arriva anche in Italia. Il 25 e 26 giugno 2009 all’Auditorium Parco della Musica di Roma, lo stesso Shore aveva diritto l’Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nella prima esecuzione italiana della concerto cinematografico del Signore degli Anelli.

L’AisT con John Howe a Milano il 18 febbraio

Artisti: John HoweStorico illustratore di J.R.R. Tolkien, John Howe ha contribuito con i suoi lavori a creare l’immaginario della Terra di Mezzo. Le sue immagini realizzate fin dagli anni ’90 per libri come Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit e Il Silmarillion, sono state un riferimento fondamentale per la realizzazione delle scene e delle ambientazioni della trilogia del Signore degli Anelli di Peter Jackson, che lo ha chiamato insieme ad Alan Lee, in qualità di “visual designer”. Gli appassionati di Tolkien avranno ora la possibilità di ascoltare l’artista giovedì 18 febbraio, alle ore 17 presso Laboratorio Formentini per l’editoria, via Formentini 10 a Milano, che farà un intervento pubblico insieme allo scrittore Wu Ming 4.
Mimaster Illustrazione a MilanoTutto questo grazie all’organizzazione di Mimaster illustrazione, una realtà formativa internazionale d’eccellenza con base a Milano. La didattica di Mimaster prepara gli allievi alla professione dell’illustratore, con docenti che sono professionisti internazionali dell’illustrazione, art director ed editori di successo, tramite un master annuale di alta specializzazione, moduli tematici di approfondimento e workshop con autori italiani e internazionali per lavorare fianco a fianco ai grandi maestri dell’illustrazione. Proprio uno di questi ultimi sarà Riding Dragons: l’arte di John Howe, della durata di tre giorni.

Dopo la Terra di Mezzo, le Shannara Chronicles

Shannara MTV ClipIl fantasy passa dalla pagina scritta al grande e piccolo schermo sempre più frequentemente e dopo la serie Game of Thrones tratta da A Song of Ice and Fire di George R. R. Martin è il turno di un altro famoso scrittore legato a Tolkien: Terry Brooks.
Dopo il debutto ufficiale sul canale statunitense di MTV il 5 di questo mese, The Shannara Chronicles presto approderà in Italia, su Sky Atlantic (già disponibile in On Demand per gli abbonati al servizio): il tanto atteso evento è previsto per il 15 gennaio. La premiére è composta di due episodi, Chosen Part 1 e Part 2, e sul sito di MTV sono già presenti anche gli episodi 3 e 4, Fury e Changeling.
La serie sarà composta di 10 episodi, la cui direzione è affidata a Brad Turner, Jonathan Liebesman, James Marshall e Jesse Warn. Protagonisti di questa avventura saranno il mezz’elfo Wil Ohmsford (Austin Butler), la principessa elfica Amberle Elessedil (Poppy Drayton) e la nomade Eretria (Ivana Baquero).
Elfstones of Shannara coverLa storia raccontata è tratta dal secondo dei libri che Terry Brooks pubblicò, ovvero The Elfstones of Shannara (in Italia tradotto come Le pietre magiche di Shannara, Mondadori, 1984). Questa particolare scelta di non partire dal primo romanzo, The Sword of Shannara (1977, La spada di Shannara, Mondadori, 1978) non manca di motivazioni: nel sito ufficiale di Terry Brooks il curatore (Shawn Speakman) riporta che Brooks stesso ritiene Le pietre magiche di Shannara più adatto rispetto allo scritto che lo precede poiché La spada di Shannara presenta una forte somiglianza con Il Signore degli Anelli per il primo terzo della storia e perché mancante dei forti personaggi femminili che compaiono invece nel secondo romanzo.
Si aggiunga che molti lettori considerano Le pietre magiche di Shannara il suo miglior libro per stessa ammissione di Terry Brooks in Sometimes the magic works (un volume a metà tra l’autobiografia ed il saggio sulla scrittura uscito nel 2003 per la Del Rey Books e lo stesso anno anche in Italia per la Mondadori, col titolo A volte la magia funziona), o almeno tale era il giudizio fino al 2003.
L’autore è coinvolto in prima persona nella realizzazione del progetto, per cui è ragionevole pensare che gli appassionati della serie di Shannara non dovranno affrontare sconvolgimenti dell’opera originale, anche se il passaggio dalla carta al piccolo schermo comporterà inevitabilmente dei cambiamenti a causa del differente medium.

Jackson ultimo atto: La Battaglia delle 5 Armate in Dvd Extended

Dvd Extended: BardL’ultimo appuntamento con la Terra di Mezzo jacksoniana è ormai alle porte, dopo un viaggio durato ben quattordici anni e sei film, e che ha raggiunto il notevole traguardo di 1318 minuti (22 ore totali). Il 18 novembre infatti uscirà in l’edizione estesa della Battaglia delle Cinque Armate su supporto fisico; il digital download era invece già disponibile dal 21 ottobre. Le edizioni acquistabili sono tre: 3 dischi Blu-ray, 5 dischi Blu-ray 3D e 5 dischi DVD. Il Blu-ray e il Blu-ray 3D includeranno anche la copia digitale del film. Inoltre ci sarà anche la consueta edizione del Gift set, cioè la scatola che prevede un omaggio per i fan più accaniti e che questa volta conterrà una statuetta raffigurante Bilbo e Gandalf, seduti dopo la battaglia. Lo stesso giorno uscirà il cofanetto contenente tutti e tre i film: l’edizione estesa della trilogia conterrà 9 dischi in versione Blu-ray, 15 dischi Blu-ray 3D e altrettanti in DVD.
Dvd Anche in questo caso, insieme ai Blu-ray, sarà compresa la copia digitale. All’estero, questa versione del film è anche stata proiettata al cinema, con eventi speciali voluti dalla Warner Bros: il 13 ottobre negli Stati Uniti (dopo la proiezione, nei giorni precedenti, della versione estesa dei primi due capitoli), e il 7 novembre a Londra, con la collaborazione della The Hobbit Fan Fellowship. Da segnalare il fatto che, negli Stati Uniti, al film sia stato assegnato un rating R, corrispondente al nostro «vietato ai minori non accompagnati»: il sito specialistico Badtaste.it conferma la presenza di numerose scene splatter, concentrate però sulle creature e non sugli umani.

A Rimini Il Silmarillion con Angelo Branduardi

RiminiTorna in scena il Silmarillion. Nell’ambito della Sagra Musicale Malatestiana il 17 settembre al Teatro Novelli di Rimini, si terrà una serata tutta dedicata a J.R.R. Tolkien. Promosso dall’Istituto Musicale Lettimi, Ainulindalé, La musica degli Ainur è uno spettacolo di musica classica che presenterà le composizioni di allievi eseguite dall’Orchestra dell’Istituto Musicale Lettimi diretta da Nicolò Facciotto e con la partecipazione straordinaria di Angelo Branduardi  come voce recitante. In realtà lo spettacolo non è nuovo, infatti, ne avevamo già parlato in occasione della prima esecuzione, il 25 luglio 2014 alla parrocchia di San Fortunato a Rimini. Il concerto sarà anche l’occasione per la presentazione ufficiale del Cd “Ainulindale – La Musica degli Ainur” che uscirà tra pochi giorni, anch’esso già presentato in occasione del Raduno a San Marino. La Sagra Musicale Malatestiana è una delle manifestazioni più antiche d’Italia. La sua nascita infatti risale all’estate del 1950 quando, l’allora Azienda di Soggiorno, incaricò Carlo Alberto Cappelli, all’epoca sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna, di ideare e organizzare un ciclo di concerti sinfonici. Da allora la Sagra Musicale Malatestiana ha ospitato grandi orchestre sinfoniche, direttori e solisti di spicco internazionale, oltre a progetti originali dove la musica si intreccia con altre arti. La manifestazione persegue già da anni un’articolazione della programmazione che va dalla musica sinfonica, al jazz a quella barocca.
Rimini: Angelo Branduardi«C’è un segno di modernità nel tenere insieme il nuovo ritmo che la città sta assumendo e la sua tradizione», ha detto il sindaco Andrea Gnassi. «Non abbiamo paura di miscelare tradizione e innovazione, tenendo salda una delle nostre colonne culturali identitarie con la città che cambia». Come tutti gli anni la Sagra Musicale Malatestiana dedica particolare attenzione alle eccellenze espresse dalle forze musicali cittadine ospitando nel suo cartellone l’ultimo esito di un lavoro promosso dall’Istituto di musica della città romagnola. Oltre all’esecuzione orchestrale, infatti, anche le musiche del progetto sono firmate da 4 giovani allievi dell’Istituto Musicale di Alta Formazione: Nicolò Facciotto, Mattia Guerra, Federico Mecozzi, Ivan Tiraferri.

I quadri di Fabio Leone in mostra a Oxford

Fabio Leone: All’incirca un anno e mezzo fa, viaggiando per internet, ci siamo imbattuti in un’artista italiano con la predilezione per l’antica tecnica dell’iconografia e per i temi tolkieniani. Strano abbinamento verrebbe da pensare, invece le sue opere, studiate a fondo con un lavoro maniacale, paiono ricche di particolari, profonde e capaci di scatenare recondite emozioni. Insomma, sembrano tutto tranne che strane. Il nome di questo artista è Fabio Leone, nato a Latina nel 1979 si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2004. Nel corso degli anni si è specializzato nell’uso del digitale per le sue illustrazioni non disdegnando il ritorno all’antico amore per la pittura iconografica.

Bilbo si pente: abbiamo esagerato con Lo Hobbit

Martin-Freeman06Bilbo Baggins è giunto in Italia. Martin Freeman, l’attore che lo ha interpretato nell’ultima trilogia di Peter Jackson, ha partecipato al 45esimo Festival di Giffoni, la rassegna del cinema per i ragazzi di Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno. E il viaggio è stata l’occasione per passare qualche giorno nella Costiera Amalfitana assieme alla moglie Amanda Abbington, sua compagna dal 2000 e ai due figli Joe (nato nel 2006) e Grace (nata nel 2008). Apprezzato per il personaggio nei tre adattamenti dello Hobbit, Freeman è stato pluripremiato anche per le sue interpretazioni in Fargo e Sherlock, conquistando nel 2010 l’Emmy Award e il Premio BAFTA come “miglior attore non protagonista” (per Sherlock) e le nomination ai Golden Globes 2015 e agli Emmy Awards 2014 come “miglior attore non protagonista in una miniserie o film per la televisione’”(per Fargo).

Il Silmarillion come trilogia al cinema

Peter Jackson SilmarillionE se Il Silmarillion fosse un film? O meglio, una trilogia cinematografica? Dopo le fatiche di Peter Jackson sul Signore degli Anelli e sullo Hobbit, i sogni degli appassionati lettori di J.R.R. Tolkien sono rivolti con insistenza verso l’altro grande capolavoro dello scrittore inglese e, nonostante le smentite e i vincoli del copyright, sono in molti quelli che sperano che si possa avviare presto un progetto sul Silmarillion. Addirittura c’è chi sta lavorando a una ipotetica sceneggiatura! L’ultimo in ordine di tempo è ora C.E. High, docente di storia europea e studioso di Tolkien che vive e lavora in Texas, che si è cimentato nell’adattamento del Silmarillion come se fosse una trilogia cinematografica. Riportiamo qui di seguito la traduzione dell’articolo. Buona lettura!

Muore Christopher Lee: più di mezzo secolo di cinema

Christopher LeeSir Christopher Lee, l’attore britannico che ha interpretato Saruman della trilogia di Peter Jackson tratta dal Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, è scomparso all’età di 93 anni, il 7 giugno 2015. L’attore era ricoverato in ospedale per insufficienza cardiaca e problemi respiratori. È spirato al Chelsea and Westminster Hospital di Londra la domenica mattina, dopo tre settimane di trattamento, ma la vedova ha deciso di divulgare la notizia solo dopo 4 giorni per informare familiari e amici. Lee, che dal 2009 era anche baronetto della regina d’Inghilterra, rappresentava da sempre una figura attoriale apparentemente a senso unico, ma in realtà poco decifrabile: la sua vera anima va cercata nella totalità della produzione, quasi 300 titoli, passando da ottimi a pessimi lavori proponendo genialmente solo se stesso.

Il Silmarillion sarà un film! … solo sulla carta

Mythgard InstituteCome realizzare un film sul Silmarillion senza infrangere le regole ferree del copyright? Come lanciare un progetto per realizzare un film senza realizzare un film? L’idea è semplice, ma geniale. E a lanciarla ufficialmente è Corey Olsen. Certo, rimarranno delusi tutti i fan di Peter Jackson, che sperano che, nonostante ciò che afferma, il regista neozelandese si convinca, dopo Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, a realizzare un film anche sul Silmarillion.
Il suo diniego non dipende dal fatto di non voler girare il film, Cinema castingma tutto dipende da una questione di diritti della Tolkien Estate sugli scritti del Professore. Il copyright per Il Silmarillion, infatti, non sono mai stati venduti e gli eredi non sembra abbiano alcun interesse a discuterne con nessuno. Anzi, c’è da considerare il veto assoluto che Christopher Tolkien ha impresso su questo libro, aborrendo le trasposizioni cinematografiche del buon Peter. Ma torniamo al progetto di Corey Olsen. E soprattutto, chi è Corey Olsen?

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Dieci anni per il fumetto che piaceva a Tolkien

Fumetti: Anche dietro a un «semplice» fumetto c’è una storia. Una storia di millenni, una storia di decenni, un lavoro certosino che coinvolge molte persone, soprattutto gli artisti che si confrontano con una trama e dei personaggi per trarne qualcosa di nuovo. È capitato una volta di più nel caso di Beowulf, poema epico anglosassone narrato oltre un millennio fa e riadattato innumerevoli volte da cinema, letteratura, teatro, musica, videogiochi e fumetti (per una lista esaustiva si può leggere qui). E proprio della graphic novel appena pubblicata in Italia dalla casa editrice Tunué e della sua lunga e travagliata storia che vogliamo occuparci.
I testi curati da Santiago García, vividi e d’effetto, risultano piuttosto fedeli all’opera originale, mentre le tavole di David Rubín spiccano per un ampio uso del rosso, vero e proprio filo conduttore della storia. Fumetti: Santiago Garcia e David RubinRestando coerenti allo spirito del racconto, gli autori rappresentano scontri e massacri in tutta la loro violenza più cruda e feroce, arricchendo le tavole con dettagli macabri e spesso impressionanti. Ma prima di analizzare il volume, è meglio raccontare la storia che c’è dietro.

Intervista esclusiva ai Blind Guardian

Blind GuardianCi sono autori che segnano indelebilmente la storia letteraria, pagine che non verranno mai cancellate e che non si perderanno mai nelle sabbie del tempo, opere che si tramandano di generazione in generazione stregando milioni di persone in tutto il globo. J.R.R. Tolkien può senza alcun dubbio esser annoverato fra i più influenti scrittori del XXI secolo, uno dei massimi esponenti dell’arte scrittoria, filologica e linguistica dell’intera tradizione, i suoi scritti continuano ancor oggi ad affascinare nuove schiere di lettori in ogni parte del pianeta, con un nutrito esercito di appassionati, studiosi ed accademici intenti a svelare di giorno in giorno i lati più nascosti dell’impareggiabile ed inesauribile mole di componimenti prodotti e lasciati in eredità dall’autore inglese.

Le dodici cose da sapere sul Trono di Spade

Trono-di-Spade_15Finalmente la quinta stagione è arrivata! La maggior parte degli appassionati di J.R.R. Tolkien conosce George R.R. Martin. Lo ha letto, ha vista la serie tv, o soprattutto, è stato coinvolto nell’annosa questione di quale dei due autori sia il migliore o se il secondo sia l’erede del primo. Proprio oggi inizia negli Stati Uniti e in Italia la quinta stagione della serie tv del Trono di Spade: l’appuntamento col primo episodio in versione originale sottotitolata è per oggi, 13 aprile, alle 22.10, mentre alle 21.10 ci sarà il ricco speciale di un’ora. Dal 20 aprile, ogni lunedì alle 21.10 gli episodi in lingua italiana. Sono moltissimi  coloro che fanno confusione con i romanzi, intitolati Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Molto spesso è sufficiente consultarli per chiarirsi le idee, ma, per i più pigri, eccovi le dieci cose da sapere sul Trono di Spade e sui romanzi da cui è tratta la serie. E se le sapevate già, è sempre un bene ripassarle!

Disponibile Lo Hobbit 3 in dvd: ecco due recensioni

Peter JacksonDa oggi si può ottenere Lo Hobbit: la Battaglia delle Cinque Armate. Si tratta in realtà della possibilità di digital download tramite le principali piattaforme digital come iTunes e Google Play. L’edizione in Homevideo italiana dell’ultimo capitolo e dell’intera trilogia dello Hobbit sarà invece acquistabile solo dal 22 aprile, anche se è già possibile prenotarlo. Il film uscirà in DVD, Blu-Ray Disc e Blu-Ray Disc 3D.
Dvd Hobbit La Battaglia delle Cinque ArmateVogliamo onorare l’occasione pubblicando due recensioni alla trilogia. L’Associazione italiana studi Tolkieniani, come del resto avvenuto per la trilogia del Signore degli Anelli, non prende alcuna posizione a favore o contro l’opera di Peter Jackson. Per questo le due recensioni sono di segno opposto: una nettamente positiva, l’altra con una critica fondata. Abbiamo così ritenuto di diffondere due punti di vista su cui si potrà discutere, perché entrambi presentano osservazioni poco considerate dalla critica, dai lettori e dagli appassionati di J.R.R. Tolkien e di Peter Jackson. Se volete lasciare un commento, più che nei due singoli articoli, potrete lasciarlo in questo articolo comune. Buona lettura!

Aspetta, qual è Thorin? (Come i film di Jackson migliorano il romanzo di Tolkien) di Roman Nicholas

L’opportunità perduta da Peter Jackson: la morte dei nipoti di Anna Smol

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Montanini a FantastikA: «Disegnerò Tolkien»

04 (copyright Alessio Vissani) MontaniniAvere l’opportunità di parlare di persona con un artista delle sue opere, il suo stile, la sua visione dell’arte e del mondo è sempre una grande opportunità di crescita. E se il nome dell’artista è Angelo Montanini e l’argomento è lo scrittore J.R.R. Tolkien, già si può dire che le sue parole potranno interessare i lettori del nostro sito! Perché Montanini è l’artista più famoso dell’arte tolkieniana in Italia: «padrino di Fantastika 2014», è docente di anatomia dell’immagine figurativa presso lo Ied moda Lab di Milano e docente d’illustrazione all’Accademia delle Belle Arti “Galli” di Como. Ma per gli appassionati di Tolkien, Montanini ha fatto la storia dell’illustrazione fantastica in Italia, avendo annoverato collaborazioni con case editrici come Rusconi, Mondadori, Longanesi, Editrice Nord e la Società Tolkieniana Italiana (per cui ha realizzato diversi calendari), mentre per quanto riguarda l’estero è universalmente noto per la pubblicazione del gioco di carte del Signore degli Anelli edito dalla I.C.E. nel 1995-96 e per il quale Montanini ha realizzato tantissime tavole (il suo Unico Anello è stata la carta più famosa dell’intero gioco).
Manuale di MERPDal 1996 al 1999 ha svolto anche l’attività di coordinamento artistico per la casa editrice Stratelibri di Milano, collaborando alla realizzazione di vari moduli di gioco, con illustrazioni sia di copertina che interne del Manuale di gioco di ruolo per Il Signore degli Anelli (Girsa), ma anche per Stormbringer, Fantasy Warriors e altri). L’artista sarà tornerà alla nuova edizione di FantastikA, che si svolgerà dal 16 al 17 maggio 2015 a Dozza, in provincia di Bologna, e per l’occasione ha voluto rivelarci qualche novità. Pubblichiamo l’intervista in video registrata durante Fantastika 2014, con le novità che Montanini ha voluto aggiungere. Il video è a fondo pagina e sul nostro canale Youtube.

La magia dell’Anello, uno sguardo d’artista

Museo Wow - Fumetto a MilanoAbbiamo già parlato della mostra La Magia dell’Anello inaugurata il 24 gennaio allo Wow Spazio Fumetto – Museo del Fumetto di Milano. Ora abbiamo l’occasione di parlarne da un punto di vista particolare, quello di uno degli artisti coinvolti. Visto che si tratta di un socio della nostra Assocazione, recepiamo volentieri le sue parole. Del resto, non è da tutti poter visitare una esposizione artistica con gli occhi di un artista. Davanti a un quadro le sue emozioni saranno sicuramente più intense di quelli di noi normali spettatori. Questo perché ogni opera d’arte è sempre una sfida, un esempio di qualcosa a cui si può giungere per trasmettere una determinata emozione: a tutti, non solo agli artisti. Ecco allora le parole di Andrea Piparo, la cui mostra completa è stata presentata a Dozza (Bologna), durante la manifestazione FantastikA.

Se il regista è il fan: Lo Hobbit in quattro ore

Peter JacksonCerti tipi di operazioni non andrebbero avallate, perché vanno a ledere quella che è a tutti gli effetti una produzione artistica che porta la firma di professionisti ed è tutelata dalle leggi del copyright. Era, però, prevedibile, viste le molte critiche alla trilogia cinematografica di Peter Jackson dedicata allo Hobbit, che qualche appassionato di J.R.R. Tolkien si cimentasse a tagliare e rimontare l’intero corpus dei tre film secondo le sue predilezioni. Del resto, era accaduto alla prima trilogia, quella del Signore degli Anelli, che era stata rimontata in una chiave molto più oscura, suscitanto critiche ed elogi. Questa volta, il movente non è tanto l’atmosfera della trilogia, ma la trilogia stessa, contestata come scelta produttiva.

Tolkien a Hollywood prima di Peter Jackson

Peter Jackson by FlickrMentre l’ultimo capitolo dell’epica di Peter Jackson tratta dallo Hobbit è uscito nelle sale, ecco una rassegna dei molti progetti di film tratti dalle opere di J.R.R. Tolkien, alcuni dei quali non sono mai stati girati. Infatti, solo con il regista neozelandese si è avuto un progetto saldo, con finanziamenti e tecnologia adeguati, e una passione tale da avere successo mondiale nelle sale cinematografiche. Ma prima delle due saghe di Jackson dedicate al Signore degli Anelli e allo Hobbit, sono stati molti gli adattamenti dei due maggiori romanzi di Tolkien. Prima di iniziare l’excursus, cerchiamo di capire cosa ne pensava l’autore stesso. Per Tolkien le parole erano l’habitat naturale della fantasia. Egli era un amante del linguaggio e un filologo di professione, uno che conosceva molte lingue e ne aveva inventate ancora di più.
FIlm: Lo Hobbit - La battaglia delle Cinque ArmatePer Tolkien ogni parola conteneva in sé la storia del suo stesso significato, quindi ha senso che le parole, scritte o pronunciate, detenessero per lui un potere che le immagini non potrebbero mai avere. Tolkien nutriva sempre sani sospetti sui tentativi di riduzione cinematografica dello Hobbit e Il Signore degli Anelli, anche se questo non vuol dire che fosse contrario. Semplicemente, non credeva che il cinema e la fantasia fossero compagni naturali, opinione naturalmente del tutto incomprensibile per la Warner Bros, i cui sei film tratti da opere di Tolkien hanno ad oggi incassato più di oltre 38 miliardi di euro in tutto il mondo (cui si aggiungono quelli dell’ultimo capitolo, Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate, che fino al 5 gennaio si è portato a casa 622 milioni di euro, di cui oltre 12 in Italia).

Hobbit, #NotOneLastTime. E il viaggio continua…

Maratona Lo HobbitIn questi giorni, con l’uscita del terzo capitolo della trilogia che Peter Jackson ha dedicato allo Hobbit di J.R.R. Tolkien, sono molti gli spettatori che vanno al cinema con rammarico. Dalle molte dichiarazioni del regista neozelandese, infatti, si capisce chiaramente che questa sarà l’ultima volta. Pur avendo i diritti di commercializzazione dello Hobbit e del Signore degli Anelli, pur avendo la possibilità di sfruttare a piene mani le Appendici di quest’ultimo (che contengono un bel po’ di spunti per almeno altri sei film! leggi qui), Jackson ha deciso che non girerà altri episodi ambientati nella Terra di Mezzo: «Sento il bisogno di non continuare sulla scia della grande produzione hollywoodiana, ma di prendermi un po’ di tempo per raccontare alcune storie ambientate nel mio Paese d’origine», ha detto alla rivista Usa Variety. «Se mi dicessero che potrei iniziare già domani, direi no», ha spiegato il regista. «Ma chiedetemelo tra due-tre anni e dirò di sì. Sarebbe troppo difficile vedere un altro regista calarsi in questo universo, sentimentalmente sento di esserne in un certo senso il proprietario».
Rivista Variety: copertina Peter JacksonNonostante queste frasi, è ben nota l’annosa questione dei diritti del Silmarillion che impedirà di realizzarne una versione cinematografica: è quindi piena la consapevolezza degli appassionati che Lo Hobbit – La Battaglie delle Cinque Armate sia l’ultimo film sulla Terra di Mezzo. Non è un caso che dal primo dicembre, in occasione dell’anteprima mondiale svoltasi a Londra, imperversi per tutto il web lo slogan #OneLastTime, partito da Twitter e diffusosi agli altri social network. I fan di Peter Jackson hanno invaso la rete con ricordi della passata trilogia del Signore degli Anelli, vecchie foto, frasi di ringraziamento agli attori e al regista. Addirittura, si svolgerà a febbraio prossimo a Los Angeles il The One Last Party, con tutti gli attori insieme per dire addio alla saga di Peter Jackson.

Tolkien, finiscono i film: comincia la Quarta Era

frammento della Mappa di ThrorSono trascorsi tredici anni dall’uscita nelle sale del primo film tratto dal Signore degli Anelli. Mentre incombono le anteprime dell’ultimo capitolo della trilogia (molto liberamente) tratta da Lo Hobbit, si può fare un bilancio di quanto nel frattempo è successo in Italia intorno a J.R.R. Tolkien. Se nel secolo scorso la scena tolkieniana era considerata un ghetto per nerd, o tutt’al più per conventicole dell’ultradestra, la penetrazione nell’immaginario pop tramite la settima arte ha avviato uno smottamento che ha travolto quell’ambiente asfittico e al tempo stesso ha stimolato forme di reazione creativa all’invasione hollywoodiana. Mentre la dimensione d’intrattenimento (cinema, giochi e videogiochi) faceva debordare l’interesse per la Terra di Mezzo ben oltre la sottocultura fantasy, una nuova generazione di appassionati, studiosi, artisti, ha messo in crisi i luoghi comuni di un tempo.
Libri: "Lo Hobbit. Un viaggio verso la maturità" di WIlliam H.GreenCosì da un lato lo snobismo dell’accademia è stato pesantemente scalfito, e dall’altro le letture delle vecchie vestali nostrane sono state ridimensionate (o piuttosto ridicolizzate) grazie a un’attività pubblicistica, su carta e su web, prodotta quasi sempre dal basso. Si è trattato di un lavoro certosino e spesso disconosciuto, che ha prodotto gli anticorpi alla saturazione dell’immaginario seguita all’enorme successo dei film. Per paradosso, senza i kolossal di Peter Jackson non avremmo avuto la collana tematica “Tolkien e dintorni” dell’editrice Marietti 1820, che dal 2005 a oggi ha tradotto i più importanti saggi critici nel panorama internazionale. L’ultimo uscito, Lo Hobbit. Un viaggio verso la maturità di William H. Green, è paragonabile a un gioiello elfico.
05 (copyright Alessio Vissani)Sul piano delle arti visive forse soltanto adesso, con la conclusione della ridondante seconda trilogia, si iniziano a metabolizzare le immagini cinematografiche e ci si apre a nuovi orizzonti, meno schiacciati sul mainstream hollywoodiano. Così si tornano ad apprezzare le opere di un decano come Angelo Montanini e può emergere il lavoro di artisti originali come Ivan Cavini, Maria Distefano e Andrea Piparo.
Manca all’appello la narrativa. I più noti autori italiani di fantasy avrebbero forse potuto spendere un po’ più di tempo a studiare la chiave dell’universalità delle storie di Tolkien e un po’ di meno a cercare di emularle infarcendo le proprie di Elfi, Mezzelfi e Orchi.

Locandina Tolkien Day 2Per rendersi conto di quanto è successo e continua a succedere intorno alla Terra di Mezzo e a sud delle Alpi, si potrebbe scorrere il programma della seconda edizione del Tolkien Day che avrà luogo al VIGAMUS, il museo del videogioco di Roma, il prossimo 14 dicembre. Il tratto distintivo di una manifestazione come questa è la commistione di alto e basso, gioco e studio. In una stessa giornata si potrà assistere alla proiezione de Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug in versione estesa, giocare ai videogiochi a tema, e assistere alla presentazione di Santi pagani nella Terra di Mezzo di Claudio Testi (ESD-Edizioni Studio Domenicano), un saggio che affronta le interpretazioni filosofiche e religiose dell’opera tolkieniana. Non deve stupire che un evento come questo sia organizzato dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani (www.jrrtolkien.it), nata dall’unione di altri soggetti impegnati da anni a rivalutare l’autore inglese, e già reduce dall’inaugurazione del festival FantastikA, nella rocca di Dozza Imolese, con conferenze di studiosi italiani e stranieri, ma anche esposizioni di illustratori e artisti. Locandina di FantastikaÈ grazie all’attivismo di questo tipo, portato avanti anche da realtà locali, da gruppi amatoriali e circoli, sui blog e sui social network, che la Terra di Mezzo è entrata in una nuova stagione.
Tant’è che anche l’accademia sembra essersi svegliata dal torpore. Tolkien non è più un fenomeno paraletterario, ma un autore che può diventare argomento di dibattito, di corso o di un convegno, come dimostrano gli atenei di Milano, Trento, Pisa, Siena, Palermo, Verona (solo per limitarsi all’ultimo anno). Spesso è la spinta degli studenti e dei giovani ricercatori a portare Tolkien all’università, ma è pur vero che alcuni docenti l’hanno ormai acquisito come autore, Libro: Beowulf di Tolkiensia sul piano letterario sia su quello degli studi filologici.
All’incrocio tra questi due piani si collocano le pubblicazioni dei poemi inediti La leggenda di Sigurd e Gudrùn (2009) e La Caduta di Artù (2013), ma anche quella recentissima della sua traduzione del Beowulf (Bompiani 2014) fatta negli anni Venti e finora rimasta sepolta in archivio. Un’operazione quest’ultima che può interessare forse gli storici della filologia più che i comuni lettori, ma che al tempo stesso ha anche un risvolto letterario, dato che la prosa della traduzione tolkieniana cerca di salvare un’eco dell’antico ritmo poetico anglosassone e – come  scrive Michael Drout, noto studioso di Tolkien – «combina il suo acume filologico con la sua capacità creativa».

Studiosi: Michael DroutEppure resta ancora tanto da fare per stabilire anche in Italia uno standard accettabile per un classico del Novecento. Paradossalmente questo riguarda soprattutto i testi di Tolkien. Sull’edizione nostrana del Signore degli Anelli pendono ancora diverse ipoteche. A partire dalla traduzione, fatta oltre quarant’anni fa, che non rende la varietà di registri linguistici utilizzata dall’autore e molte delle sue scelte lessicali. Per proseguire con l’obsoleta e fuorviante introduzione di Elémire Zolla, scritta quando gli studi tolkieniani erano a uno stadio preistorico. I lettori italiani poi non hanno mai potuto leggere per intero la History of Middle-Earth, cioè la raccolta degli scritti postumi sulla Terra di Mezzo, che contiene vere e proprie perle, dato che ne sono stati tradotti soltanto due volumi su tredici. Per tacere infine del livello deprimente di molti peritesti, completamente avulsi dal dibattito internazionale.
Gli studiosi tolkieniani però sono gente temprata nella lunga lotta di liberazione della Terra di Mezzo dal pregiudizio letterario e dall’appropriazione ideologica. Per questo c’è da scommettere che seguiteranno a esplorarne in lungo e in largo i territori e a battersi finché non avranno definitivamente riscattato quelle lande dall’influsso di Sauron. Consapevoli che solo chi la dura la vince.

(Articolo pubblicato su La Repubblica, p. 60-61 – 11 dicembre 2014)

 
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Pubblicato Lo Hobbit. Un viaggio verso la maturità
Pubblicato il Beowulf tradotto da Tolkien
Pubblicato «La leggenda di Sigurd e Gudrùn»
Edito da Bompiani “La Caduta di Artù»

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