Game Workshop continua ad approfondire la Terra di Mezzo e ha annunciato che un nuovo gioco sarà distribuito in occasione del 20esimo anniversario dall’uscita de Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello al cinema. Il suo titolo è The Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring – Battle in Balin’s Tomb e costerà 60 euro. Il gioco sarà per due o più giocatori e replicherà il combattimento tra la Compagnia dell’Anello e goblin e orchi, oltre a un pericoloso troll di caverna nelle miniere di Moria.
Categoria: Pubblicazioni
L’AIST: sarà tradotta la History of Middle-earth
Lo aspettavamo da anni, abbiamo lavorato sodo per questo, alla fine ce l’abbiamo fatta! La Bompiani ha iniziato il progetto per tradurre in italiano la History of the Middle-earth. Ecco il messaggio ufficiale: «Ce lo chiedete da sempre e finalmente lo possiamo dire: nel 2022 riprenderemo il viaggio interrotto per “La storia della Terra di Mezzo”. Stiamo lavorando a una revisione importante dei primi due volumi e alla traduzione degli altri. Cominceremo a pubblicarli nella primavera del prossimo anno e intendiamo concludere l’opera nel 2026». Naturalmente, l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani è coinvolta nell’operazione e sarà consulente editoriale e in parte coinvolta anche nella traduzione. Tutti i dettagli si sono potuti conoscere il 29 ottobre 2021 nell’incontro a Lucca Comics and Games: Novità editoriali Bompiani sulle opere di JRR Tolkien a cura dell’associazione. Già certe le date di uscita: il primo volume uscirà a maggio 2022, il secondo a settembre 2022 e il terzo volume a ottobre 2022. Poi la cadenza sarà di due volumi l’anno fino al 2026. Il team di consulenti editoriali dell’AIST è formato da Roberto Arduini, Gianpaolo Canzonieri, Barbara Sanguineti, Norbert Spina e Claudio Antonio Testi, che hanno revisionato i primi due volumi della History of Middle Earth. Inoltre è stato annunciato anche il nome del traduttore che si sta già occupando del terzo volume: Luca Manini. Una coppia di traduttori esperti – che si alterneranno con Manini nel lavoro di traduzione – sta per iniziare a tradurre il quarto volume, che però sarà pubblicato nel 2023.
Lotro, missioni gratuite fino a dicembre
Se la serie televisiva di Amazon Prime su Il Signore degli Anelli sembra molto lontana, il videogioco su Gollum non si vede ancora all’orizzonte e si ha ancora bisogno di soddisfare la passione per Tolkien, un vecchio classico potrebbe fare proprio per voi! Si tratta di The Lord of the Rings Online (il cui acronimo è Lotro), il veterano tra i MMORPG (cioè un gioco di ruolo multigiocatore su internet di massa) ora guidato da Standing Stone Games, ha organizzato un’enorme offerta di contenuti per attirare sia i giocatori vecchi che quelli nuovi.
Fino al 30 novembre si potrà richiedere l’accesso a tutti i pacchetti di missioni attualmente disponibili del gioco, in modo assolutamente gratuito: si tratta di ben 26 missioni e cui si aggiungono altre 8 espansioni. I giocatori dovranno scaricare il gioco e accedere al suo negozio integrato, dove il codice coupon LOTROQUESTS2021 sbloccherà l’enorme quantità di contenuti. Oltre ai pacchetti del gioco free-to-play, sono stati messi in vendita a un prezzo vantaggioso otto pacchetti di expansion quest per 99 LOTRO Points, la valuta dello store del gioco. Con espansioni come Mines of Moria e Riders of Rohan, così fortemente scontate, si ha l’opportunità di aggiudicarsi l’intero contenuto di missioni ed espansioni di The Lord of the Rings Online al prezzo più conveniente di sempre.
Il 23/9 diffuso The Lord of the Rings: Rise to War
Il 23 settembre sarà disponibile il nuovo videogioco per smartphone dal titolo Lord of the Rings: Rise to War di NetEase Games e Warner Bros. Interactive Entertainment. La data è successivo a un giorno memorabile nella storia della Terra di Mezzo, poiché il 22 settembre è il compleanno condiviso degli Hobbit Bilbo e Frodo Baggins. I giocatori possono pre-registrarsi per Rise to War in questo momento per iOS e Android. La pagina di registrazione consente anche di scegliere in quale fazione militare tra Gondor, Rohan o Mordor, tra gli altri.
Pubblicato in inglese «La Natura della Terra di Mezzo»
Dopo più di un anno di attesa, esce finalmente un altro inedito di J.R.R. Tolkien, forse l’ultimo dopo la scomparsa di Christopher Tolkien, il figlio e curatore letterario delle opere dello scrittore inglese. Ne avevamo già scritto in due occasioni, per dare la notizia nel giugno 2020 – sfuggita al sito dell’editore Usa Houghton Mifflin, ma poi cancellata – e per la conferma ufficiale dell’uscita del volume e per rivelarne la copertina. Oggi è nelle librerie fisiche anglosassoni e in quelle online The Nature of Middle-Earth a cura di Carl F. Hostetter, lo studioso statunitense a cui Christopher aveva ceduto il materiale per pubblicarlo. In effetti, era una scelta quasi naturale, visto che alcuni dei saggi presenti sono stati pubblicati in passato proprio dallo stesso Hostetter. Il titolo «La natura della Terra di Mezzo» è stato scelto perché il volume contiene gli ultimi testi di Tolkien dedicati sia in senso letterale che metaforico al suo mondo immaginario. Tra i temi trattati ci sono molti saggi dedicati alle lingue elfiche, l’immortalità elfica, i regni di Númenor e Gondor, la natura dei Valar e persino chi potrebbe farsi crescere la barba.
Magic, un’espansione per il Signore degli Anelli
Martedì 24 agosto, durante il Magic Showcase, è stato annunciato che nel 2023 avremo un’espansione di Magic, il più famoso gioco di carte collezionabili, interamente dedicata alla Terra di Mezzo. Questo incontro prende il nome di The Lord of the Rings: Tales of Middle-Earth e si situa all’interno del progetto ideato dalla Wizard of the Coast “Universes beyond”, ovvero espansioni che rendano sulle tanto amate “figurine” i franchise più famosi, spaziando dal cinema ai videogiochi.
Weatherstock, ecco perché Lotro è migliore
Weatherstock XIII si è svolto durante il fine settimana scorso e una volta di più è emerso quanto sia stata fantastica la community di Lord of the Rings Online nel corso della vita del gioco. Stiamo parlando de Il Signore degli Anelli Online (LOTRO) che è più di un videogioco, ma anche più di un normale MMO. Tecnicamente LOTRO è un MMORPG, cioè un enorme gioco di ruolo online multiplayer. Lanciato nell’aprile 2007 da Turbine, è ora gestito da Standing Stone Games e ha ancora decine di milioni di giocatori online che ogni giorno vivono l’atmosfera della Terra di Mezzo. I creatori originali del gioco, infatti, si sono presi molta cura di rispettare l’ambientazione de Il Signore degli Anelli durante lo sviluppo. Ciò significa che, durante i suoi viaggi, ogni giocatore può trovare luoghi, città e personaggi famosi resi con precisione dal canone dei libri di J.R.R. Tolkien. Si può visitare Gondor in tutto il suo splendore o semplicemente passeggiare per le strade affollate di Brea. Altra caratteristica importante è il senso di comunità. Ed è di questo a fare la differenza, come ha dimostrato Weatherstock XIII.
Milano, speciale Tolkien su Radio Statale Twitch
Domenica 27 giugno non prendere impegni! Dalle 15 ci sarà una live tutta dedicata a Tolkien e più nello specifico al Signore degli Anelli. Lo speciale avrà una durata complessiva di circa tre ore. Lo speciale si dividerà in due parti con ospiti di tutto rispetto: la prima sarà dedicata alle origini della saga del Signore degli Anelli e ai richiami letterari che l’opera dell’autore britannico offre. Questa parte avrà una durata di circa un’ora e mezza. Gli ospiti saranno lo scrittore e socio AIST Wu Ming 4, il professor Carlo Pagetti, già docente di letteratura inglese presso l’Università degli Studi di Milano nonché curatore italiano delle opere di Philip K. Dick oltre che esperto del mondo fantasy. Insieme a loro sarà presente Oriana Palusci, professoressa di lingua e linguistica inglese presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”.
La seconda parte, invece, sarà dedicata all’influenza delle opere tolkieniane nella cultura pop contemporanea e vedrà ospiti Lorenzo Laffranchi, membro del gruppo studentesco “Studenti Tolkien UNIMI” e Nicolas Gentile, streamer abruzzese che in provincia di Chieti ha creato un villaggio di ispirazione tolkieniana chiamato la “Contea Gentile”.
La live sarà sulla piattaforma Twitch con la quale ci si potrà collegare semplicemente cliccando sui link che si trovano a fondo pagina.
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Il Signore degli Anelli, l’economica a settembre
La notizia è confermata. Il 1 settembre 2021 saranno disponibili in libreria in edizione economica volumi de Il Signore degli Anelli, nella nuova traduzione di Ottavio Fatica e con la consulenza dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani. A distanza di quasi due anni, da quel 30 ottobre 2019 in cui vide la luce il primo volume La Compagnia dell’Anello, e dopo l’uscita della splendida strenna natalizia del volume unico con una edizione deluxe, illustrata da Alan Lee e cartonata, si potrà così leggere Il Signore degli Anelli non spendendo molto. L’edizione economica di ogni libro è sempre quella più venduta e quella più diffusa tra i lettori.
Escono I Quaderni di Arda 2: ordinali subito!
A solo cinque mesi dal convegno «Fallire sempre meglio: tradurre Tolkien, Tolkien traduttore», svoltosi all’Università di Trento e online il 30 novembre e 1 dicembre 2020, ecco uscire già gli Atti… E che Atti! Sì, perché il secondo numero della rivista I Quaderni di Arda ne ospita, per così dire, una versione estesa ed arricchita, un po’ come i cofanetti dei film di Peter Jackson. Arricchire e approfondire una tematica da molti punti di vista è divenuta la cifra della nuova rivista, fortemente voluta dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani e con un comitato scientifico d’eccezione (quasi 30 i suoi membri!). Non è quindi un caso che il board della rivista e la cerchia di referenti e collaboratori legati a questo progetto includano sia alcuni dei massimi cultori stranieri della materia, sia gli accademici italiani che a vario titolo hanno partecipato ai convegni su Tolkien nel nostro Paese. Anzi, “la Compagnia” si allarga sempre più!
Biblioterapia, al via un corso su JRR Tolkien
Il 25 aprile prenderà l’avvio sul sito web dell’Accademia di Biblioterapia Italiana il primo corso e-learning asincrono, dedicato al Professore, dal titolo L’universo nascosto di Tolkien. Un progetto innovativo che mi vede anche coinvolta personalmente accanto ad altre figure professionali che esploreranno l’universo tolkieniano. Per presentarvi quest’iniziativa ho pensato che fosse meglio lasciar parlare il suo stesso ideatore: il prof. Marco Dalla Valle, esperto di biblioterapia, consulente e formatore; fondatore del sito web di biblioterapia e dell’Accademia online di biblioterapia e tecniche narrative; Membro del consiglio direttivo del centro di ricerca dipartimentale di Scienze umane presso l’Università di Verona, Asklepios. Filosofia, cura, trasformazione.
Pubblicati nuovi libri sulle opere di Tolkien
La fine dell’inverno sta portando l’uscita di una serie di volumi dedicati a J.R.R. Tolkien e al suo mondo immaginario. Si tratta di pubblicazioni molto interessanti perché in parte mancavano ormai da molto tempo dagli scaffali italiani, in parte gettano nuova luce sulle opere del professore inglese. Ci saranno tre novità dopo l’uscita di Leggiamo insieme il Signore degli Anelli di Paolo Nardi (Fede & Cultura, € 17) e della graphic novel Tolkien, Rischiarare le tenebre per ReNoir Comics (80 pp., 19,90 euro), e in attesa che La via per la Terra di Mezzo di Tom Shippey sia ristampata dalla casa editrice Marietti (31 marzo 2021).
Riviste, un nuovo numero per Other Minds
È stato appena pubblicato il numero 24 della storica rivista Other Minds. Nata nel 2007, è edita da Thomas Morwinsky e Hawke Robinson. I due erano a loro volta collaboratori della precedente rivista Other Hands, che aveva iniziato la sua avventura nell’aprile del 1993 per concludersi nel luglio del 2001, dopo ben 34 numeri e quasi dieci anni di attività. Edita da Chris Seeman, altra figura storica tra gli appassionati tolkieniani made in Usa, la rivista era dedicata a tutto ciò che riguardava Merp, cioè il Middle-earth Role Playing, pubblicato dalla Iron Crown Enterprises (ICE), che poco prima del 2000
aveva perso i diritti di pubblicazione di storie e giochi legati al mondo di J.R.R. Tolkien. Stiamo parlando di giochi di ruolo ispirati al Signore degli Anelli e alla Terra di Mezzo, che esplosero in Italia negli anni Ottanta e Novanta alimentando la passione dei lettori di Tolkien in tutto il mondo.
La speranza dei redattori è cercare di colmare le lacune lasciate dalla perdita di Other Hands, ICE Quarterly (sezione MERPS) e altre pubblicazioni cartacee ed elettroniche che sono andate e venute nel corso degli anni, che hanno contribuito ad alimentare una comunità di gioco focalizzata sulla passione per la Terra di Mezzo e nei suoi dintorni. Ce ne eravamo già occupati in un precedente articolo. Lo scopo dell’attuale pubblicazione è fornire materiale e contenuti agli appassionati tolkieniani di ogni genere, utilizzando qualsiasi sistema di regole desiderino. Sono presi in considerazione tutti i sistemi: quelli per Cubicle 7: The One Ring, Adventures in Middle-earth (D&D 5e);
per Decipher: Lord of the Rings Role Playing Game; per Iron Crown Enterprises: Middle-earth Role Playing Game (1 & 2 edizione), HARP or Rolemaster Game System (adattato); quelli per Dungeons & Dragons adattati alla Terra di Mezzo, Ambarquenta, Hitherlands; per Columbia Games: Hârnmaster (adattato); Runequest (adattato). La rivista rimane imparziale fra i diversi GdR, creando principalmente materiale utile per qualsiasi sistema, pur mostrando spesso analisi e meccaniche dei vari GdR ambientati nella Terra di Mezzo. I contenuti sono senz’altro utili per tale scopo, ma non si limitano a quello, fornendo così preziosi spunti a qualsiasi lettore appassionato del mondo di Tolkien.
Edizione Astrolabio, ecco la tabella dei nomi
«La precisione è la farina senza la quale non si ottengono né pane né dolci», recita un vecchio adagio. E visto che, da piccoli Hobbit appassionati delle opere di J.R.R. Tolkien, vogliamo avere sia il pane sia i dolci per le nostre numerose colazioni e merende di ogni giorno, ecco che dobbiamo essere per forza precisi al punto che di noi il buon Bilbo Baggins potrebbe dire: «È un Hobbit che non lascia passare una mosca davanti al naso!!!» Questo è il motivo per cui l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani vuol fare un servizio ai lettori e ha realizzato delle tabelle con tutta la nomenclatura presente nel volume Astrolabio e che vuole aiutare i lettori che possiedono una delle successive edizioni Rusconi o Bompiani con la traduzione di Vittoria Alliata di Villafranca,
i possessori dell’Atlante della Terra di Mezzo (di imminente ripubblicazione) che presenta stranamente i toponimi nelle mappe mantenuti in inglese, o anche per i lettori che hanno comprato la nuova edizione tradotta da Ottavio Fatica e si chiedono a cosa corrisponda un dato nome nelle edizioni precedenti.
Appunti sul discorso di Ottavio Fatica a Trento
Il primo intervento al convegno “Fallire sempre meglio: tradurre Tolkien, Tolkien traduttore”, il 30 novembre scorso, è stato quello di Ottavio Fatica, che ha esposto le impressioni e le riflessioni ricavate da due anni di lavoro sul testo del Signore degli Anelli. Il traduttore si era già espresso in altre occasioni, ma in questa circostanza ha tirato le somme, concedendosi uno sguardo più complessivo, e nient’affatto comodo o compiacente.
Per larghi tratti il suo intervento è parso rivolto a noi tolkieniani, come volesse ricordarci che Tolkien è un autore tra molti, e che di nessuno è possibile decretare in anticipo quale sarà il posto nel pantheon letterario. Ergersi a difensori o detrattori a oltranza di un’opera artistica è come difendere o attaccare una trincea a prescindere dalle dinamiche della guerra, per sola fede nella centralità della posizione.
Un’attitudine che ha portato allo stallo e allo stillicidio della Grande Guerra, tanto per dire.
Si potrebbe chiosare che acquisire questa lezione fa la differenza tra essere esclusivamente dei “fan” (fanatic) o essere anche dei lettori critici, cioè in grado di vedere le cose in prospettiva. Nell’epoca della cultura partecipativa non è necessario che le due attitudini siano in contraddizione, come sostiene da tempo il professor Henry Jenkins, e vale la pena credergli.
Bene, dunque, che Fatica abbia ripreso le più celebri stroncature del masterpiece tolkieniano, passandole in rassegna e cercando il loro nocciolo di verità. Un’attitudine corretta, appunto, se si vuole evitare lo stallo di cui sopra, dato che né le opere né le critiche vanno prese per oro colato, ma sempre contestualizzate.
Innanzi tutto Fatica ha ricordato la bocciatura dei primi editori italiani che ebbero in visione Il Signore degli Anelli, dovuta a una circostanza particolare: negli anni Cinquanta e Sessanta in Italia stavamo ancora metabolizzando il realismo americano degli anni Trenta, essendo rimasti isolati dal mondo anglofono per tutto il ventennio del regime fascista. Il Signore degli Anelli era in totale controtendenza e incomprensibile per l’intellighenzia italiana in quel momento storico. Vittorini & co. non peccavano di chiusura o snobismo, ma erano aperti in direzione della grande letteratura americana con due decenni di ritardo. Ogni intellettuale è figlio del proprio spaziotempo. A questa riflessione Fatica ha aggiunto anche un’ulteriore appunto: all’epoca i grandi nomi firmavano le traduzioni, ma in realtà per loro lavoravano i ghost writer. Leggere tra le righe: non è affatto detto che al romanzo, anche con una firma di richiamo, sarebbe toccata miglior sorte di quella che poi ebbe. I bei tempi non sono mai esistiti.
Quindi Fatica ha rievocato le celeberrime stroncature dei due mostri sacri della critica letteraria statunitense, Edmund Wilson e Harold Bloom (il secondo non a caso tanto avverso a quella controcultura americana che invece trovò in Tolkien un autore di riferimento).
Per costoro Tolkien era un romanziere dilettante. Ed è innegabile che lo fosse: la sua professione era un’altra e in vita ha pubblicato soltanto due romanzi e qualche racconto. Se per i grandi critici della East Coast aveva lavorato con l’ingenuità del neofita sugli stereotipi letterari, Fatica ha aggiunto che gli mancava la disinibizione e la prolificità degli autori popolari e seriali, perché la sua non è narrativa popolare vera e propria, bensì segretamente ambiziosa, colta, con più livelli di lettura. Eppure gli è toccata la sorte della letteratura popolare, fino a sprigionare tutta la «forza mitopoietica dell’archetipo» e plasmare l’immaginario collettivo di un’epoca.
In questi equivoci del destino si cela il segreto del “caso” Tolkien.
Ancora: Il Signore degli Anelli è ripetitivo, Bloom dixit. Oh, sì. Ma noi oggi possiamo dire reiterativo, il suo ritmo è questo, è ripetitivo come lo è l’Odissea, o il ciclo arturiano. Questo, Fatica non l’ha detto. Ha detto invece che la marcia degli Ent è «grandiosa».
Per Bloom i giochi linguistici di Tolkien tradivano una lingua «troppo cosciente di sé». Altroché! Mr Canone Occidentale aveva ragione, ma non considerava un fatto: che quel giocare con la lingua sfociava nel revival di certi «trucchi» medievali riutilizzati non già per citazionismo o divertissement, ma perché Tolkien credeva nell’efficacia del loro effetto e voleva riportarli in auge (vedi la lettera 171 e vedi l’intervento della prof. Roberta Capelli allo stesso convegno trentino).
E poi la questione degli Orchi, falciati come burattini, come se non fossero anime perse. Quante volte gli è stato rinfacciato in vita e dopo? E non ne stiamo forse ancora parlando a distanza di decenni? Non è rimasto un problema irrisolto anche per Tolkien, che ha continuato a rimuginarci sopra fino all’ultimo? Significa che lui stesso era consapevole che qualcosa non tornava e che alla sua coscienza di cattolico rimordeva l’aver lasciato margine al predestinazionismo, ancorché per creature ripugnanti. Chi lo ha detto che certe critiche snob non possono cogliere nel segno anche se mirano da un’altra parte?
Ancora: il gioco della provvidenza. Qui lo sguardo letterario di Fatica ha dribblato le annose elucubrazioni sulla visione della storia nell’opera di Tolkien, fatte in un’ottica teologico-filosofica, per ricordarci che ogni autore, in quanto sub-creatore produce il proprio mondo letterario, dunque può svolgere la trama secondo un piano provvidenziale e affermare che questo è il senso della storia del mondo – di quel mondo, come del nostro. Ma è troppo facile farlo affermare a Gandalf, cioè a uno dei propri personaggi. È come se in un romanzo poliziesco un detective ipotizzasse chi è l’assassino (Gollum) prima ancora che il delitto venisse compiuto (ruolo e morte di Gollum) ed evocasse anche le possibili conseguenze (eucatastrofe).
Fatica ha anche riflettuto sull’Incantesimo, chissà se è stato colto. Anche questa stoccata probabilmente era rivolta a noi lettori fan. Il teatro feerico è un’arma a doppio taglio, perché se si arriva a prendere troppo sul serio la realtà secondaria, a crederci, si rischia di sfociare nella «Illusione Morbosa». Si potrebbe aggiungere che quando un mito viene trasmesso agli altri con una finalità, messo a disposizione di un apparato di potere, cioè quando viene tecnicizzato (avrebbe detto Furio Jesi), le cose non vanno mai a finire bene. Nel Novecento si è scherzato parecchio con questo fuoco, con risultati catastrofici. Ma questo vale anche su una scala più piccola: occhio a non trasformare Tolkien in un demiurgo onnipotente, in un genio assoluto, in un sub-creatore da adorare. Rimane pur sempre un autore di storie, e peregrinare nelle sue terre alle quali sentiamo di appartenere, come direbbe qualcuno, è un’esperienza che non deve azzerare il nostro spirito critico, il nostro senso della prospettiva e delle proporzioni.
Da questo punto di vista, ha detto ancora Fatica, un vero scrittore non ha bisogno di essere difeso da chi lo critica, perché la migliore difesa è la qualità della sua scrittura. E le qualità a Tolkien non mancano, ha detto Fatica: «fantasia, visionarietà, ritmo narrativo incalzante, senso animistico della natura, solida tenuta nei passi di crescendo epico, e molto altro ancora». Infatti l’opera del Professore gode di ottima salute mezzo secolo dopo la sua morte. Che bisogno ha di essere sostenuto se non sta cadendo?
La stessa constatazione si può spendere per il testo narrativo, che non coincide con le sue traduzioni nelle lingue XY, e che non può essere sacralizzato, né caricato di «Verità», a meno che non si intenda fondare una religione (e qualcuno che vorrebbe beatificare il Professore pure esiste), trasformandosi da fan a fanatici religiosi, appunto. Se qualcuno pensa che il passo non sia breve dia un’occhiata alla storia della Chiesa di Scientology.
A questo lungo preambolo sono seguiti gli appunti tecnici, che in molti, diciamocelo, avremmo voluto più estesi. «Poi ci sono i versi nascosti nella prosa. Non insisterò mai abbastanza su questo punto», ha detto Fatica. E ha spiegato che questa è una caratteristica dello stile di Tolkien, come di altri autori: Dickens, Melville, perfino Calvino. La prosa poetica nel Signore degli Anelli è la sua scoperta – come già era stato per Moby Dick – e nessuno può togliergliela. La scoperta di uno che la letteratura e il tradurre letteratura li conosce come nessun lettore italiano di Tolkien, ahinoi, anche se noi sappiamo la differenza tra hröa e fëa; uno che affronta la questione da traduttore, appunto, e sa che se la parola “soul” non compare nel romanzo (eccetto in una singola occorrenza, in un’immagine figurata), inserirci “anima” in traduzione è sia un problema concettuale e di lealtà al testo, sia un problema di registro. Altroché se lo è.
La prosa di Tolkien è a strati, dunque. C’è la superficie, e c’è tutto il resto, di cui nemmeno un madrelingua inglese è tenuto ad accorgersi, perché servirebbe una competenza da specialista o da accademico, qual era Tolkien, infatti. Eppure solo così si possono cogliere i punti di forza linguistici (ad esempio certe accezioni recondite) e i punti deboli sintattici (ad esempio l’abuso di avverbi), nonché le tantissime suggestioni letterarie che il testo contiene.
Poi c’è la questione che Fatica stesso ha definito spinosa. Quella degli anacronismi e delle parole fuori contesto.
Fatica ha cercato di evitare gli anacronismi, ha detto, o quanto meno di non inserirne arbitrariamente. Quindi niente “fila indiana”, “in picchiata”, “panorama”, “ciao”, “valigie”, ecc. Tutti termini ultracontemporanei in italiano. Tuttavia poi si è accorto che Tolkien non era affatto così puntiglioso come il suo traduttore. E non solo per il celeberrimo drago che passa «come un treno espresso», all’inizio del romanzo.
Ad esempio Fatica nota che Tolkien ha usato gratuitamente l’espressione «night-walkers», resa celebre da Yeats nella poesia Byzantium, in cui come nel romanzo, guarda caso, si descrive un’alba (e che Fatica traduce, quasi mantenendo l’ambiguità alla fonte, con «creature della notte»).
Fatica nota pure che, in un composto simile, Tolkien si è spinto ancora più in là: «nightshade», per ogni vocabolario e per ogni anglofono il nome di una pianta, cioè la morella o la belladonna (sì, proprio l’erba che dava il nome alla mamma di Bilbo e che nel primo romanzo era evocata col nome “italiano”), e che nel Signore degli Anelli compare due volte, nel senso letterale di night / shade, ombra notturna, ma scritto in una sola parola composta. Forse un divertissement, un riferimento criptico al romanzo precedente, o forse un gioco di rimandi interni e al tempo stesso ancora più estesi, se la prima accezione è connessa a Beren e Lúthien e la seconda ad Aragorn. Chissà.
Tolkien ha anche usato «dryad», cioè driade, la ninfa degli alberi nella mitologia greca. Cosa ci fa nella Terra di Mezzo?, si è chiesto Fatica, definendola la nota più stonata del libro. È vero, stona, ma talmente forte che non può non essere voluta. Per scoprirne la ragione forse bisognerebbe chiedersi dove si trova questa parola, cioè nella descrizione dell’Ithilien: «Ithilien, the garden of Gondor now desolate kept still a dishevelled dryad loveliness». Nel gioco di trasposizioni geografiche di Tolkien, l’Ithilien è l’Italia, è la parte meridionale della Terra di Mezzo corrispondente all’Europa mediterranea. Tolkien ce lo trasmette a modo suo, con una parola “spia”. E non una parola a caso: “driade” ci giunge sì dal greco, ma è parola d’origine celtica, viene da “drus”, cioè quercia, e ha la stessa etimologia di “druido”. È una parola ponte tra le culture europee, che collega il Mediterraneo al continente. Ecco l’Italia, appunto, un giardino abbandonato (definizione perfetta) e decadente come l’immaginario evocato dalla figura della ninfa. Insomma potrebbe essere l’ennesimo gioco di parole-concetto in stile Tolkien, che conferma la sua autoindulgenza.
Fatica ha pure preso una cantonata, va detto, attribuendo la parentela del Vecchio Geronzio a Barbalbero (anziché a Pippin), ma sulla ridondanza onomastica ha ancora colto nel segno: Geronzio è nome greco-latino, in questo caso nome proprio di persona, che significa “Vecchio”. Se nella finzione narrativa i nomi hobbit sono tradotti in inglese, il significato del suo nome originario reso dal fantomatico traduttore con l’anglo-latino “Old Gerontius” quale doveva essere? “Vecchio Vecchietto”? “Vecchio Vetusto”? Ma del resto, compare un hobbit di nome Sancho, come il celebre scudiero di Don Chisciotte. A volte per Tolkien la voglia di giocare con i nomi era più forte delle esigenze di plausibilità.
Così, ha fatto notare ancora Fatica, nel testo compaiono “pencils”, “devils”, “devilry”, e perfino un “Lor bless you” o un “jovial”, nonché svariate citazioni bibliche. E via così.
Ma perché tutto questo insistere sugli anacronismi lessicali? In fondo Fatica ha premesso che l’espediente narrativo del Signore degli Anelli è quello del manoscritto ritrovato e tradotto, dunque una parola più moderna può tranquillamente essere imputata al fantomatico traghettatore del testo verso il pubblico odierno. È proprio questo l’inghippo. Fatica “sgama” Tolkien che ricorre al suddetto espediente per garantirsi mano libera nei divertimenti lessicali, per poi diventare etimologicamente seriosissimo quando vuole indulgere nel suo vizio segreto. Così se per caso qualcuno pensava di far risalire il nomignolo “Sharkey” a “shark”, cioè “squalo”, o magari di farlo derivare dal germanico “schorck”, cioè “mascalzone”, svelando il gioco etimologico dell’autore, Tolkien in nota si premura di cambiare le regole: spiacente, ma è linguaggio orchesco, non anglosassone, e significa “vecchio uomo”. Riprova, sarai più fortunato. Inutile dire che giammai si permetterebbe questi giochetti con l’elfico o certe parole-asterisco dell’Old English, laddove invece prende assolutamente sul serio il proprio “vizio”, dedicandosi a ricostruzioni e genealogie infinite.
Questo, ha detto Fatica, è sleale nei confronti del lettore, che non può orientarsi nel rimando di specchi della “traduzione della traduzione” e al tempo stesso però è invitato a farsi linguista e fonoesteta. Nella migliore delle ipotesi questo implica l’uso di due pesi e due misure, nella peggiore equivale a invitarlo a giocare con le carte truccate. L’unico demiurgo di quel mondo, lingue incluse, è Tolkien stesso, infatti, che stabilisce norme ed eccezioni, etimi anglosassoni e traduzioni da lingue immaginate, scherzo e serietà. A queste condizioni (né potrebbero esservene altre) nessuno può davvero giocare con lui al suo gioco linguistico, per quanti ci abbiano provato e continuino a farlo. Perché la lingua viva, la lingua-mito, in cui lui credeva, esiste davvero soltanto nella storia vissuta, non inventata, e lui questo lo sapeva (non spese a caso la parola “Vice”, vizio appunto), e perché Il Signore degli Anelli non è davvero una traduzione.
Questa è in effetti l’unica vera imputazione di Fatica a Tolkien, mossa mentre ce ne svela trucchi, giochi di parole e riferimenti a chiave, come parte integrante del suo stile letterario. Per il resto il traduttore ha imputato molto a se stesso: sviste, alcuni errori, imprecisioni, eccessive cautele in certi casi, ripensamenti tardivi. E per fortuna che la comunità tolkieniana si è mossa per segnalare quanti più errori e migliorie possibili in vista delle nuove edizioni. Questa, c’è da credere, è stata una bella novità per Fatica, forse perfino una lezione, se nel suo discorso ha sentito di riconoscere questo contributo. Chapeau. Perché i fan sono così: buoni o cattivi, ben disposti o paranoici, frustrati o conservatori… ma comunque partecipativi. E questa è la metà piena del bicchiere del fandom, ovvero il rifiuto di quella concezione «referendaria» della letteratura – così stigmatizzata da Roland Barthes – in nome di una narrativa vissuta (re)attivamente.
Difficile dire quanti presteranno ascolto a Fatica. È facile supporre invece che in molti preferiranno fraintenderlo, magari perché non si sono trovati d’accordo con le sue scelte traduttive o perché non ha mai mostrato la necessaria reverenza per Tolkien. Resta il fatto che al convegno trentino abbiamo ascoltato il pezzo di uno specialista, finalmente, come l’AIST ha sempre voluto. Uno specialista non già dell’opera omnia di Tolkien, ma di letteratura, lingua, traduzione, che si è cimentato con Tolkien. Se ci ha detto cose poco piacevoli, senza blandire né l’autore né i lettori, dovremmo essere contenti di questa schiettezza, perfino nel caso considerassimo irricevibile ogni suo argomento. Perché di questo sguardo esterno, disincantato, professionale, noi tolkieniani abbiamo bisogno per arieggiare il nostro ambiente, se non vogliamo che diventi autoreferenziale, asfissiante, asfittico.
Occorre resistere alla tentazione di tornare al calduccio del nostro abituro hobbit e chiudere fuori il mondo esterno, come dice Gildor Inglorion della Casa di Finrod, citando il quale Fatica ha concluso il suo intervento. Il mondo esterno va sfidato e attraversato. De nobis fabula narratur.
ARTICOLI PRECEDENTI
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– Leggi l’articolo Tolkien e la letteratura il resoconto di Trento
– Leggi l’articolo Modena, Fatica: Tolkien, uno scrittore coerente
– Leggi l’articolo Fatica: «Tolkien come Kipling e Shakespeare»
– Leggi l’articolo La versione di Fatica: contributo per una messa a fuoco
LINK ESTERNI:
– Vai al sito del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’università di Trento
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Da Oxford a Pinerolo Many Paths, One Road
È iniziato un bel percorso culturale tolkieniano su Radio Brea, la webradio dell’associazione culturale Sentieri Tolkieniani. Many Paths, One Road (Tanti Sentieri, Una Strada) è il titolo di questo ciclo di conferenze, in collaborazione con Sentieri Tolkieniani e Radio Brea. A presentarlo è stato Giuseppe Pezzini dell’Università di St Andrews, curatore della mostra The Tree of Tales, in preparazione ad agosto 2021 al Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini, la manifestazione organizzata dal movimento ecclesiale cattolico di Comunione e Liberazione. Dopo l’introduzione al progetto tenuta il 17 novembre da Pezzini (il video si può vedere qui sotto), Martin Simonson sarà il primo ospite internazionale di Many Paths, One Road in diretta giovedì 26 novembre alle 21:00 su Radio Brea.
Giuseppe Pezzini è Tolkien Editor del Journal of Inklings Studies, Professore Associato in Latino all’Università di St Andrews, e Tutorial Fellow a Corpus Christi College da Agosto 2021. Ha studiato alla Scuola Normale di Pisa e all’Università di Oxford. Le sue pubblicazioni riguardano principalmente la linguistica e la filologia latina, la commedia romana, la teoria della finzione letteraria, antica e moderna; è collaboratore dell’Institute for Theology, Imagination and the Arts dell’Università di St Andrews, e autore di numerosi lavori sull’opera di Tolkien, tra cui una monografia in uscita nel 2021 dal titolo Tolkien and the Mystery of Literary Creation.
Svelata la copertina del libro inedito di Tolkien
Il 19 novembre 2020, il quotidiano inglese The Guardian ha pubblicato un annuncio ufficiale di HarperCollins sul prossimo libro inedito di J.R.R. Tolkien, contenente nuovi saggi sulla Terra di Mezzo e in arrivo nel 2021. Inoltre, Houghton Mifflin Harcourt ha rilasciato un comunicato stampa per l’edizione statunitense. Di questo volume si era scritto nel giugno scorso, quando un primo annuncio (poi ritirato) era apparso sulla pagina dell’editore statunitense. Ma in realtà, il volume era stato presentato nel catalogo della Harper Collins per la fiera di Francoforte che si è svolta nella città tedesca a metà ottobre 2019. Oggi vengono quindi confermati molti dettagli trapelati in precedenza: il curatore sarà lo studioso statunitense Carl F. Hostetter (cui Christopher Tolkien ha passato i testi) la data di pubblicazione è posticipata di un mese al 24 giugno 2021 e il libro è intitolato The Nature of Middle-earth (La natura della Terra di Mezzo), con gli ultimi testi dedicati sia in senso letterale che metaforico al suo mondo immaginario. A questo si aggiungono alcune novità: il volume in formato cartonato avrà circa 400 pagine e il prezzo per il preordine è attualmente di 25 sterline (28 euro), anche se alcuni siti web (qui e qui) danno una possibile versione deluxe a 60 sterline (67 euro).
Tom Bombadil e il Re Vampiro in 2 nuovi giochi
Un futuro prossimo venturo molto ricco: è quello di Ares Games per quanto riguarda le proprie produzioni legate a Il Signore degli Anelli. Ben tre i titoli in arrivo per gli amanti di J.R.R. Tolkien che hanno potuto apprezzare negli anni i giochi da tavolo prodotti dall’editore toscano. Tutte le novità giungono da Lucca Changes. Il lavoro di Tolkien ha ispirato generazioni e generazioni di scrittori, ma anche generazioni e generazioni di autori di giochi che sono stati ispirati dai personaggi e dalle storie della Terra di Mezzo, attingendo fortemente all’immaginazione per produrre i loro giochi. Tra questi ovviamente Francesco Nepitello e Marco Maggi che, insieme a Roberto Di Meglio di Ares Games, proprio in un incontro di Lucca Changes hanno raccontato la vicenda editoriale “giocosa” de Il Signore degli Anelli. Romanzo che, hanno ricordato gli ospiti durante l’incontro, ha ispirato nel corso del tempo i giochi di carte, da tavolo e di ruolo. Nel nostro Paese ad esempio il gioco di ruolo GirSa che per molti giocatori è stato l’ingresso nel mondo della Terra di Mezzo.
Nepitello e Maggi sono famosi, tra i loro tanti giochi, sicuramente per L’Unico Anello, che è l’esperienza tra i gdr più filologica alle storie del Professore ed è molto amato da tutti gli appassionati doc. Alla domanda legato al motivo che spinge Ares Games a continuare a produrre giochi sul Signore degli Anelli, Di Meglio ha risposto dicendo semplicemente che, essendo il miglior romanzo fantasy di sempre, è normale che continuino a voler raccontare questo capolavoro della letteratura mondiale attraverso il gioco.
Esce il volume unico de Il Signore degli Anelli
Alla fine, è giunto il giorno. Oggi, 28 ottobre 2020, gli appassionati di J.R.R. Tolkien italiani potranno tenere tra le mani il libro tanto agognato, che mancava da quasi un anno. Il volume unico de Il Signore degli Anelli (50 euro, 1364 pp.) torna nelle librerie italiane nella sua versione di gala: con la nuova traduzione di Ottavio Fatica, rivista di una moltitudine di refusi, in formato cartonato e rilegato, con le mappe e ben 50 illustrazioni di Alan Lee. Dal canto suo, Bompiani conclude un lungo viaggio iniziato nel 2017. La casa editrice ha così colmato la lacuna che si era creata dal gennaio scorso, quanto tutte le copie della vecchia traduzione furono ritirate per volere della traduttrice. Già da luglio 2020 gli appassionati di Tolkien possono trovare l’edizione completa, però divisa in tre volumi. Ora troveranno anche il volume unico.
Quanti libri su J.R.R. Tolkien questo autunno!
Come ogni anno, l’autunno è un periodo molto favorevole per gli appassionati di J.R.R. Tolkien perché c’è sempre qualche novità in libreria con l’avvicinarsi delle feste natalizie e quindi del periodo in cui si regalano i libri. E ogni anno la gioia dei lettori dello scrittore inglese si può arricchire anche di novità dalla Bompiani, la casa editrice che in Italia detiene i diritti di pubblicazione dell’autore. Proviamo a vedere cosa ci aspetta tra gli scaffali, in modo da arrivare preparati e col portafoglio gonfio in libreria! E mi raccomando, ordinate e comprate il vostro libro in una libreria indipendente (in fondo all’articolo potete trovare un elenco NON esaustivo)!
Videogioco su Gollum: ecco il primo trailer
Una storia che rispetterà le opere di Tolkien e che vorrebbe espandere quanto letto nei libri e visto al cinema, con una modalità di gioco del genere “stealth”. È questo quel che promette Daedalic Entertainment, produttore dell’attesissimo videogioco The Lord of the Rings: Gollum. Martin Wilkes e Mathias Fischer, rispettivamente lead designer e direttore artistico del gioco, in un’intervista esclusiva con tanto di trailer rilasciata al sito Usa IGN. Nel trailer si può vedere Gollum che si nasconde in caverne tutt’altro che rassicuranti, fino ad arrivare alle pendici di quello che sembrerebbe proprio il Monte Fato a Mordor. Lo scorso anno, quando la notizia si diffuse per la prima volta, Carsten Fichtelmann, CEO e co-fondatore di Daedalic (casa videoludica nata nel 2007), aveva dichiarato di ambire a una maggiore aderenza alle storie e all’intreccio delle vicende. La lunga intervista appena rilasciata permette di approfondire proprio questo aspetto.
Il 21/10 Il Signore degli Anelli in volume unico
L’ultima ciliegina arriva in tempo per Natale. Un lungo viaggio iniziato nel 2017 si concluderà alla fine di ottobre 2020: sono passati infatti poco più di tre anni da quando Ottavio Fatica accettò la proposta di Bompiani di tradurre Il Signore degli Anelli e il prossimo 21 ottobre 2020 in tutte le librerie italiane ci sarà il volume unico con la nuova traduzione. La casa editrice ha lavorato sodo per far sì che la lacuna che si era creata a gennaio – con il ritiro di tutte le copie della vecchia traduzione – fosse colmata nel più breve tempo possibile. Già da un mesetto gli appassionati di J.R.R. Tolkien possono trovare l’edizione completa, divisa in tre volumi. Da fine ottobre, i lettori potranno scegliere quale edizione comprare tra quest’ultima e, appunto, quella in volume unico.
Esce Il Ritorno del Re: ora l’opera è completa
«La scacchiera è pronta e le pedine si sono messe in moto». Sauron è pronto a sferrare il suo attacco: è questo che attende gli amanti di J.R.R. Tolkien nel capitolo conclusivo de Il Signore degli Anelli. È uscito il 22 luglio Il Ritorno del Re, nella nuova traduzione di Ottavio Fatica, edito da Bompiani. Si è chiuso così il cerchio dell’operazione culturale lanciata dalla casa editrice nel 2018 e volta ad avvicinare meglio i lettori italiani allo scrittore inglese.
Aragorn e Arwen si sposano anche online
Il Signore degli Anelli Online (LOTRO) continua a ricevere un aggiornamenti a ben 13 anni dal suo debutto. Lanciato nell’aprile 2007 da Turbine, è ora gestito da Standing Stone Games e ha ancora decine di giocatori online che ogni giorno vivono l’atmosfera della Terra di Mezzo. I creatori originali del gioco, infatti, si sono presi molta cura di rispettare l’ambientazione de Il Signore degli Anelli durante lo sviluppo. Ciò significa che, durante i suoi viaggi, ogni giocatore può trovare luoghi, città e personaggi famosi resi con precisione dal canone dei libri di J.R.R. Tolkien. Si può visitare Gondor in tutto il suo splendore o semplicemente passeggiare per le strade affollate di Brea. Altra caratteristica importante è il senso di comunità. Tecnicamente LOTRO è un MMORPG, cioè un enorme gioco di ruolo online multiplayer.
I giocatori hanno potuto esplorare le numerose espansioni del gioco, ma soprattutto partecipare a feste, ricordi, anniversari della natura più varia: dal Tolkien Reading Day alla Festa di Compleanno di Bilbo Baggins,
dalla Festa di Mezza Estate fino a visite guidate per ripercorre il libro capitolo per capitolo. Sono stati perfino organizzati corsi universitari sulla Terra di Mezzo e si è commemorata la scomparsa di Ian Holm, l’attore che ha interpretato Bilbo Baggins nella trilogia di Peter Jackson. Questa volta è giunto l’invito ai giocatori a partecipare al matrimonio degli eroi della Terra di Mezzo Aragorn e Arwen. Proprio come nel libro, Aragorn e Arwen celebreranno il loro matrimonio in Minas Tirith, e tu ogni giocatore può partecipare a questo evento gioioso, guadagnando bonus speciali.
Ebook e audiolibri: cosa trovare su Tolkien
Da poco più di un mese in Italia ci siamo lasciati dietro la fase 1; un periodo in cui forse molti bibliofili hanno rivalutato le letture in digitale. Facile d’altronde farsi tentare dalla facilità con cui è possibile accedere a un libro in formato Ebook invece di aspettare la riapertura delle librerie, quando non tutte erano in grado di garantire consegne a domicilio. Anche gli appassionati italiani di Tolkien si sono dunque messi a cercare i testi del Professore negli store online; eppure si sono trovati di fronte a un catalogo ben misero rispetto alla nutrita offerta riservata ai più fortunati lettori d’oltremanica. Questo anche per l’ovvio limite dovuto al fatto che non tutte le opere di Tolkien sono state tradotte nel Belpaese; ma non solo. Molte pubblicazioni in lingua italiana, che sarebbe tra l’altro molto comodo poter navigare in versione Ebook, non hanno infatti ancora usufruito della digitalizzazione, che pure prenderebbe poco tempo.
