Lucca Comics & Games 2015 è finita nel migliore dei modi, con un applauso. Alla voce dell’altoparlante che annunciava la fine della manifestazione, hanno risposto in coro tutti gli standisti esausti con urla di sollievo e un grande unico applauso. Un’esperienza incredibile, con numeri impressionanti: 220mila biglietti per un totale di oltre 400mila presenze in città nei 4 giorni, 28 le aree del centro storico coinvolte per 75mila metri quadrati complessivi, più di 900 i giornalisti accreditati, oltre 700 gli stand, 582 gli eventi principali realizzati, 900 i bambini che hanno partecipato alle attività Junior, 1.000 gli aspiranti disegnatori, 1.500 gli iscritti alle sfilate Cosplay e,
infine, 208.413 i “mi piace” su Facebook per oltre 1 milione di persone raggiunte. Un frammento di tutto eravamo noi soci dell’AIST con tutte le nostre attività, i seminari e lo stand. E i lettori del sito e gli appassionati di J.R.R. Tolkien ci hanno ripagato partecipando alle nostre cose e facendoci molte domande. E numeri più che soddisfacenti ci hanno premiato in una edizione di Lucca sicuramente da ricordare. Perché Tolkien è stato presente non solo nel padiglione Carducci.
Un altro finale per Il Signore degli Anelli
Se Il Signore degli Anelli non fosse ambientato fra boschi abitati da Elfi? Se Frodo fosse vissuto altrove, chissà magari in un futuro tecnologico in cui ogni pianeta è raggiungibile e l’anello del potere domina su tutto l’universo? Se i Nani fossero alieni? Se gli Elfi fossero robot? E se gli Hobbit fossero una popolazione marziana ma genuinamente felice? Che accadrebbe? Anche se per chiunque abbia letto Il Signore degli Anelli queste domande suoneranno come un’eresia, non è così se fanno parte di una proposta culturale per leggere da capo il capolavoro di J.R.R. Tolkien e per vederlo sotto altri occhi. La lettura fa parte di un progetto che riguarda le biblioteche intercomunali di Cles e della Predaia, in Trentino, e che inizia il 5 novembre e durerà fino a marzo 2016.
Arriva Halloween: ecco a voi i non-morti in Tolkien
di Barbara Sanguineti
Si avvicina la fine di ottobre. Il sole passa timido nel cielo, le sere si allungano, e,
come vuole la tradizione, a giorni si aprirà il varco tra il nostro mondo e quello degli
spiriti: per una notte le strade saranno scenario di sfrenate scorribande
soprannaturali. Tra gli esseri più inquietanti che busseranno alla nostra porta per
esigere il loro obolo di dolci o paura, ci sono spettri, vampiri, scheletri: in una parola, i
non morti.
Il non-morto è un individuo che, dopo la morte, ritorna o persiste nel nostro
mondo, spesso attraverso sortilegi o maledizioni. In effetti, che cosa determina la
nascita di tali creature? Miti e leggende si sono sbizzarriti a indicare le cause di questa
sinistra forma di esistenza: nella maggior parte dei casi si tratta dell’estrema malvagità
del defunto, di un contagio o di un intervento magico esterno (è il caso di vampiri e
zombie); oppure diventa non-morto chi ha subito una morte violenta, un torto che
richiede riparazione, o chi ha infranto una promessa solenne (come avviene per i
fantasmi).
Presenti ovunque nel folklore, i non-morti ci ammoniscono a non violare il
naturale ordine delle cose per un mal riposto desiderio di eternità. In origine esseri
umani proprio come noi, essi sono poi stati condannati a vagare nel nostro mondo
senza pace, sospesi in un’esistenza dove il carisma soprannaturale si paga con
moneta di sangue (vampiri), e l’eternità non è che un’eco ossessiva di torti subiti o
arrecati (fantasmi).
Le leggende su queste creature sono uno sguardo gettato dall’umanità oltre la
soglia che più ci spaventa, quella della morte. Come sempre avviene, la paura ha poi
trovato l’esorcismo più efficace nella risata: ridotte a fantocci grotteschi queste figure
hanno popolato i teatrini di marionette, il grand-guignol, i luna-park, i film di serie B.
Eppure la connessione con la morte e il dopo-vita rende i non-morti creature
estremamente ‘serie’, esseri metafisici che permettono di comprendere meglio il
rapporto con l’Aldilà tipico della cultura che li ha generati. Un esempio per tutti: a
partire dall’Ottocento la figura del vampiro, presente fin dall’antichità, assume i
caratteri di ‘titanismo’ propri di certe correnti romantiche, come se, nella sua scelta di
una vita eterna ma dannata, questa creatura potesse rappresentare la ribellione
dell’uomo verso le leggi di Dio.
L’espressione non-morto è un calco dall’inglese undead. Fu Bram
Stoker a impiegare questo termine per designare il vampiro nel suo romanzo Dracula (1897)
e da allora in poi la parola è stata riferita generalmente a tutti gli esseri che mantengono apparenza di vita dopo la morte. Anche in Tolkien troviamo il termine undead, per esempio in bocca a Éowyn quando affronta il Re dei Nazgûl per difendere Theoden: “For living or dark undead, I will smite you, if you touch him”, “Perché, che tu sia creatura vivente o oscuro non-morto, ti distruggerò, se lo tocchi.” (The Lord of the Rings, The Return of the King, The Battle of the Pelennor Fields).
I non-morti in Tolkien
Come tutti i grandi autori, Tolkien sa alternare efficacemente nella narrazione un
vasto spettro (pun intended!) di emozioni. Quando si tratta di suscitare la paura è
naturale che ricorra anche a creature non-morte, come i Fantasmi dell’Anello o i Morti
di Dunharrow.
E non vi è dubbio che i non-morti tolkieniani abbiano molte caratteristiche
tipiche della tradizione:
– essi sono in grado di incutere il terrore in chiunque li veda. Questa è l’arma
principale dei Morti di Dunharrow, che volgono in fuga i Corsari di Umbar ispirando
loro un panico incontrollabile; ma anche i Nazgûl irradiano un’aura di terrore e il loro
grido, come quello degli spettri irlandesi banshee, lacera le orecchie e i cuori (e può
addirittura mandare in frantumi gli oggetti!).
– L’esistenza dei non-morti è talora legata alla morte violenta, come nel caso
degli Spiriti delle Paludi Morte, guerrieri caduti in antiche battaglie che appaiono a
Frodo e Sam sotto forma di immagini evanescenti, ipnotiche, simili a fuochi fatui
(sappiamo dalle Lettere che per questo episodio Tolkien trasse ispirazione dai
massacri della Somme).
Dobbiamo pensare che la prossimità con un luogo malefico, la Terra di Mordor,
agisca come catalizzatore per l’apparizione di queste vittime di morti cruente (un po’
come accade per i fantasmi dell’Overlook Hotel in The Shining di S. King).
– I Morti di Dunharrow, guerrieri codardi che in vita violarono il giuramento di
fedeltà al re Isildur, sono il classico caso di anime condannate alla non-morte per aver
infranto un voto. E soltanto l’erede di Isildur, Aragorn, li libererà dalla maledizione
dopo che questi l’avranno assistito in battaglia.
– Anche i non-morti tolkieniani sono incorporei, in parte o completamente, e
quindi non vulnerabili alle armi normali ma soltanto a quelle magiche o a modi
speciali di offesa: ecco dunque il Re Stregone di Angmar, immune ai colpi di schiere
di uomini ma destinato a perire per mano della guerriera Éowyn.
– La tipica avversione verso la luce del sole presente nel folklore ritorna anche
nelle pagine di Tolkien, così come la repulsione per l’acqua: ricordiamo i Nazgûl
travolti e dispersi dalla piena magica del fiume Bruinen.
– Come molte creature non-morte delle leggende, i Nazgûl hanno un respiro
velenoso, Il Soffio Nero (‘the Black Breath’), che induce malessere e perdita di
conoscenza. La ferita inferta a Frodo dal pugnale dei Nazgûl, inoltre, ha tutte le
peculiarità del morso di un vampiro, difficile da curare e debilitante per la vittima.
Nelle opere di Tolkien non troviamo veri e propri vampiri – quelli citati nel
Silmarillion sono in realtà enormi pipistrelli – ma, a ben pensarci, l’Unico Anello e i set
di Nove e Sette anelli dati ad Uomini e Nani possiedono molte caratteristiche tipiche
dei vampiri: seducono e soggiogano coloro che li maneggiano, ne sottraggono la
forza vitale e poco per volta li trasformano in creature notturne, veri e propri spettri
(wraiths) sospesi tra il mondo reale e la dimensione di ombre della non-morte. C’è
stato chi ha voluto addirittura tracciare un paragone tra Sauron e Dracula,
sottolineando che lo sguardo di entrambi ha le stesse caratteristiche ipnotiche, capaci
di creare un esercito di schiavi da manovrare come burattini (Hood, Gwenyth. Sauron and Dracula. «Mythlore» 52 Winter (1987): 11-17, 56.).
L’essenza degli undead tolkieniani
Volendo addentrarci più a fondo nell’essenza di queste creature, troviamo il
momento cruciale dell’esistenza degli undead tradizionali: il momento della
trasformazione, del passaggio dalla vita alla non-morte. In molti casi, come per i
vampiri e tutti quei non-morti che ritornano con il corpo, si tratta di un vero e proprio
decesso seguito da una ‘resurrezione’: infatti in molte regioni europee i non-morti
sono stati chiamati ‘revenant’, coloro che appunto fanno ritorno dagli oscuri territori
della morte.
A questo punto occorre fare un’osservazione, importante perché conferma
ancora una volta l’originalità e la coerenza di Tolkien: negli undead da lui descritti
manca completamente il momento di morte seguito da rinascita fisica. I non-morti di
Tolkien sono semplici spiriti, come gli Spergiuri, oppure, se hanno corpo fisico come i
Nazgûl, giungono allo stato di non-morte per un processo di lenta consunzione e non
attraverso un decesso vero e proprio. E questo non è un dettaglio da poco, anzi esso
distingue gli undead tolkieniani da quelli tradizionali che ‘risorgono dalla tomba’.
Nell’universo tolkieniano, quando l’anima di un Uomo si divide dal corpo al
momento della morte, il corpo decade e l’anima sosta brevemente nelle aule di
Mandos per poi passare definitivamente altrove: un altrove che neppure i Valar
conoscono. Non c’è sortilegio o titanismo che tenga – una volta che l’anima e il corpo
di un Uomo si sono separati, essi non possono riunirsi nuovamente, salvo che Ilúvatar
lo voglia – e in tutto il legendarium vi è un solo caso in cui questo accade.
Prova a rinforzo di ciò sono gli Spettri dei Tumuli, creature che non ho nominato
finora proprio perché, malgrado le apparenze, non sono affatto non-morti: si tratta
infatti di spiriti maligni inviati dal re stregone di Angmar ad infestare le tombe e i resti
degli eroici condottieri Dúnedain, in spregio alla loro grandezza. Le ossa dei defunti
vengono animate sì, e con intento malevolo, ma Tolkien dice esplicitamente che a
possedere i resti umani sono spiriti estranei, non certo le anime che avevano abitato
quei corpi.
Anche qui nessuna ‘resurrezione’ dunque. Tolkien è categorico: le leggi che
presiedono al passaggio dalla vita alla morte e l’incarnazione dell’anima nel corpo
sono esclusivo appannaggio di Ilúvatar, e il Male, o qualsiasi altra entità, non potrà
mai compiere resurrezioni più di quanto non possa creare dal nulla.
Ecco quindi che l’unica vera resurrezione nella storia di Arda avviene in
circostanze eccezionali, con il beneplacito di Ilúvatar: dopo la morte di Beren, lo
spirito di Lúthien si spinge fino a Valinor per reclamare indietro il suo amato, e,
proprio come Orfeo, intona un canto così struggente che lo stesso Mandos, Vala del
Fato, ne viene commosso; Manwë, interprete del volere di Iluvatar, concede ai due
amanti di tornare nella Terra di Mezzo e di terminare, con i loro corpi mortali, la loro
vita insieme.
Fatto singolare, e significativa conclusione di questa carrellata sui non-morti, è
che l’isola su cui i due amanti si stabiliscono venga poi chiamata dagli Eldar ‘Dor-Firni-
Guinar’ cioè ‘La Terra dei Morti Viventi’ (The Land of the Dead that live in inglese).
Questo nome può farci sorridere, riportandoci alla mente gli zombie-movies
degli anni ’70-’80; ma per Tolkien sanciva, anche nella toponomastica, l’eccezionalità
di un evento – il ritorno dalla morte – che nessuna magia o intento avrebbe mai potuto
realizzare, se non l’amore nella sua forma più estrema.
Happy Halloween
.
Tolkien sbarca alla Ecole Normale di Parigi
Che Tolkien stia prendendo sempre più piede nelle università è oramai dato di fatto. Quello di cui vogliamo portarvi a conoscenza oggi è un nuovo ciclo di seminari tolkieniani al dipartimento di Lingue e Letterature della Ecole Normale Supérieure di Parigi. Si tratta di una delle sedi più prestigiose della capitale francese, l’università dedicata all’istruzione di insegnanti, ricercatori delle università e degli enti di ricerca, da cui sono usciti molti tra i politici, statisti e scrittori transalpini, la cui succursale italiana è nientemeno che la Scuola normale superiore di Pisa. Il corso vedrà il patrocinio di Isabelle Pantin, docente di Lingua e Letteratura presso lo stesso ateneo e autrice del libro Tolkien et ses légendes, in collaborazione con l’Associazione Tolkiendil e sotto la responsabilità di Nils Renard. Il programma dettagliato degli incontri è ancora in fase di sviluppo, ma possiamo fornirvi qualche informazione riguardo all’obiettivo generale e sul primi appuntamenti.
Tolkien a Roma est in gioco il 24-25 ottobre
A Roma il gioco diventa una cosa seria, da professionisti. Talmente seria che da qualche anno è nato un evento tutto dedicato ai giochi da tavolo e ai boardgame. Talmente serio che il pubblico che segue la manifestazione è ormai enorme e affezionato. Quest’anno siamo giunti alla IV edizione di Roma Est in Gioco, che si terrà dal 24 al 25 ottobre 2015 presso il Centro Ricreativo Polifunzionale in Via di Torrenova 39a (Torre Angela) a Roma. L’ingresso gratuito, dalle 9.30 alle 20.00, mentre gli eventi extra-ludici a partire dalle 21.00.
Organizzato quest’anno dall’Associazione Il Gufo e dal negozio Doppio Gioco, ospiterà per la prima volta una finale nazionale della Boardgame League, quella di Stone Age. La sede della Fiera si trova in via di Torrenova 39a, una traversa di Via Casilina (uscita 18 del GRA). Oltre che con l’automobile è possibile raggiungere il centro polivante prendendo la metropolitana C, scendendo alla fermata “Torrenova”, poi da lì 500 metri a piedi per arrivare a destinazione.
Successo inaspettato per Voci dalla Terra di Mezzo
Un evento inaspettato, quasi quanto il viaggio di Bilbo Baggins, è stato quest’evento di Verona. Una manifestazione che ha attratto più spettatori di quanto ci si aspettasse e che ha richiesto mesi di duro lavoro da parte di tutto lo staff organizzativo. “Voci dalla Terra di Mezzo”, che ha avuto luogo lo scorso sabato 3 ottobre, è stato uno degli eventi tolkieniani più riusciti della città scaligera, successo che ha avuto come base solida la sinergia fra l’Associazione Culturale Rohirrim, la Compagnia degli Argonath e l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani. Il tutto non sarebbe stato possibile senza il sostegno di AGSM, main sponsor dell’evento, e la collaborazione di Delmiglio Editore e Funivie di Malcesine e del Monte Baldo. In un luogo speciale come l’AMO – Arena Museo Opera, molti tolkieniani veronesi e delle zone limitrofe sono riusciti ad radunarsi e ad assistere ad un incontro che, ci auguriamo, sarà il primo di una lunga serie.
Corso Tolkien ad Asti: ne parla l’autore
Dopo Sentieri Tolkieniani, Tolkien torna a far parlare di sé in Piemonte. Questa volta sarà ad Asti, città conosciuta per i vini, come l’Asti Spumante, esportato in tutto il mondo, e per l’omonimo Palio, le cui origini risalgono all’epoca medievale, e che tradizionalmente si corre la terza domenica di settembre. Ma quest’anno uno dei corsi dell’Utea, l’Università delle Tre Età presente in città, dedicherà un’intero corso al Professore di Oxford, dal titolo Tolkien, il genere fantasy e la sopravvivenza dell’epica nel XX secolo. A tenerlo sarà Alberto Banaudi, professore di storia e filosofia al liceo scientifico di Asti e di letterature classiche proprio all’Utea. Laureato in Lettere Classiche e in Filosofia, oltre ad insegnare Banaudi si dedica alla ricerca filosofica, spaziando in tutta la storia della cultura e soffermandosi spesso sul rapporto tra mito e origini del pensiero occidentale. Proprio in occasione dell’imminente corso, abbiamo realizzato un’intervista.
Presto all’asta due lettere inedite di Tolkien
La florida corrispondenza tenuta da Tolkien è fonte di grande utilità per comprendere le sue opere e l’uomo dietro di esse, fornendo a studiosi ed appassionati dettagli altrimenti destinati all’oblio. Numerose lettere vennero date alle stampe nel 1981 dal figlio Christopher in una raccolta dal titolo The Letters of J. R. R. Tolkien (in italiano La realtà in trasparenza, volume edito prima dalla Rusconi nel 1990 e poi dalla Bompiani nel 2001, ora fuori catalogo), ma tale opera resta una selezione parziale. Questo mese due lettere di Tolkien ai fan stanno per essere messe all’asta ed entrare a far parte della collezione di qualche fortunato estimatore del professore oxoniense.
Gli Elfi sono vegetariani? Ecco cosa dice Tolkien
Quando si pensa agli Elfi vengono subito in mente omini verdi con le orecchie a punta che vivono nei boschi e mangiano solo verdura. È un’immagine pervasiva che fonde nel suo insieme caratteristiche che partono dalla mitologia germanica e giungono fino a noi, passando per le opere di Shakespeare, il folclore inglese e irlandese, le creature disegnate da Walt Disney (Campanellino), le creature descritte nei libri di Harry Potter e perfino gli assistenti di Babbo Natale! Noi, però, vogliamo parlare del nobile popolo degli Eldar, i primogeniti, gli Elfi descritti nelle opere di J.R.R. Tolkien. E vogliamo sfatare qualche mito su di loro: gli Elfi di Tolkien non sono vegetariani, né tantomeno vegani. Non lo scriviamo mossi da acredine verso le filosofie vegetariana o vegana ma semplicemnte perché riteniamo che nulla nei testi del professore di Oxford sostenga questa tesi.
È opinione diffusa tra alcuni appassionati che anche gli Elfi di Tolkien siano vegetariani dal momento che sono per molti aspetti vicini alla natura e il fatto che essi preparino e mangino il lembas, “pan di via”, quando viaggiano li mostra attenti a un’alimentazione vegetariana. Inoltre, un contributo in questo senso è il fatto che Peter Jackson nei suoi film ispirati allo Hobbit faccia intendere proprio questo: nota è la scena in cui i Nani giungono a Rivendell e sono costretti a mangiare insalata! Ma gli Elfi nelle opere dello scrittore inglese sono cacciatori e analizzando le principali opere di Tolkien, Il Silmarillion, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, risulta subito chiaro che gli Elfi non sono vegetariani.
A Modena il 7 ottobre Tolkien e San Tommaso
«Quando infatti vediamo qualche effetto manifesto la cui causa ci è nascosta, allora ne ammiriamo la causa. E poiché fu la meraviglia la causa che originò la filosofia, si ha che il filosofo e’ in qualche modo amante dei miti (philomythos), ovvero delle favole, il che è proprio dei poeti […] Il motivo per cui il filosofo è paragonato al poeta sta proprio nel fatto che hanno a che fare con le cose meravigliose. Infatti, le favole composte dai poeti sono fatte di cose meravigliose. E i filosofi sono mossi alla filosofia dalla meraviglia». La citazione di san Tommaso d’Aquino è quanto mai appropriata ed efficace per accostare l’Aquinate e J.R.R. Tolkien, il creatore della Terra di Mezzo e dei suoi fantastici abitanti.
E il confronto non poteva che giungere da Claudio Antonio Testi, socio fondatore e vicepresidente della nostra Associazione. Ma Testi è soprattutto presidente dell’Istituto Filosofico di Studi Tomistici di Modena, direttore della collana Tolkien e dintorni della casa editrice Marietti e autore del recente Santi Pagani nella Terra di Mezzo (Edizioni Studio Domenicano). Proprio sul confronto tra i due grandi autori Claudio Testi terrà mercoledì 7 ottobre 2015 una conferenza, che sarà anche l’occasione per presentare il volume Tolkien e i Classici. L’intervento si terrà alle ore 20.45, presso l’Istituto Filosofico di Studi Tomistici, Strada San Cataldo 97, a Modena. L’ingresso è libero.
Tolkien seminar a Lucca Comics: iscriviti subito!
Tutto pronto per la nuova edizione di Lucca Comics & Games, il Festival internazionale dedicato al fumetto, al gioco e all’illustrazione, che si terrà a Lucca dal 29 ottobre al 1 novembre. Come ogni anno, l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani tiene i suoi seminari durante Lucca Comics & Games, all’interno di Lucca Games Educational con l’obiettivo di approfondire alcuni aspetti delle opere di J.R.R. Tolkien, anche su tematiche meno conosciute. Il tema di quest’anno sarà «J.R.R. Tolkien oggi: l’influenza sul reale». Dopo le analisi delle opere dello scrittore inglese, fatta negli scorsi anni, l’attenzione dei seminari si concentra ora su quelle tematiche contenute nei libri che hanno poi avuto un’influenza sul nostro mondo. La reazione dei lettori al Signore degli Anelli e allo Hobbit non è mai stata neutra, infatti, ma sotto molti aspetti è stata attiva, cioè ha prodotto forti passioni, accese critiche persino opere derivate. Quest’anno però abbiamo voluto fare di più e abbiamo voluto rendere omaggio a uno degli artisti più affermati del panorama tolkieniano in Italia: Ivan Cavini.
Sentieri tolkieniani: fan riuniti a Torre Pellice
Sabato 26 e domenica 27 settembre le colline piemontesi assomiglieranno più del solito alla Contea: avrà infatti luogo l’ottava edizione di Sentieri Tolkieniani. Questa manifestazione è nata infatti nel 2008, insieme all’Associazione omonima che si occupa di organizzarla, per «promuovere e diffondere le opere e il pensiero di J.R.R. Tolkien, e in particolare la sua visione antropologica, la sua spiritualità e i suoi valori radicati nella cultura cristiana e cattolica», come si può leggere nella pagina di presentazione del loro sito. La prima novità di quest’anno è il cambio di location: tutte le precedenti edizioni, infatti, hanno avuto luogo nel parco del castello di Osasco, a pochi minuti da Pinerolo, in provincia di Torino. Quest’anno invece la manifestazione si terrà nella vicina Torre Pellice, a una sessantina di chilometri da Torino, paese di interesse storico per la presenza della comunità valdese, perseguitata dal Cinquecento fino a tutto l’Ottocento dalla Chiesa.
A Verona il confronto tra Tolkien e Jackson
Si preannuncia un grande autunno per gli eventi targati Associazione Italiana Studi Tolkieniani. Dopo una primavera densa di impegni, culminata nella conferenza internazionale All’Ombra del “Signore degli Anelli”: le opere minori di J.R.R. Tolkien, tenutasi all’Università degli Studi di Trento lo scorso maggioe la manifestazione Fantastika a Dozza in provincia di Bologna, gli eventi riprendono senza sosta. Punte di diamante dell’ultimo trimestre 2015 saranno l’usuale presenza a Lucca Comics e un avvenimento molto speciale ed imminente: “Voci dalla Terra di Mezzo. Pomeriggio tolkieniano a Verona”, sabato 3 ottobre 2015. L’evento, organizzato dall’Associazione Rohirrim, dalla Compagnia degli Argonath e dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, in collaborazione con Delmiglio Editore e AGSM, con il Patrocinio del Comune di Verona si svolgerà nel cuore della città scaligera, nella cornice mozzafiato dell’AMO – Museo dell’Opera, uno dei più prestigiosi musei d’Italia e del mondo dedicati alla lirica, e sarà contenuto in una giornata interamente incentrata sulla fantasia letteraria: “Voci dal Fantastico. Da Verona alla Terra di Mezzo”.
Sabato 26 Introduzione a Tolkien al Laboratorio X
Sono iniziate le attività dell’associazione per il periodo autunnale. E si parte da Roma, dove l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani ha l’occasione di presentarsi, contribuendo alla crescita di una manifestazione di periferia che coinvolge molto i giovani appassionati di J.R.R. Tolkien, dei giochi da tavolo e di quelli di ruolo, la IIª Giornata dei Giovani del Laboratorio Decimo, che si terrà dalle 10.30 alle 20.00 di sabato 26 settembre 2015, presso il CSP – Centro Sociale Polivalente di Casal Palocco, a Roma. Sarà una giornata all’insegna delle attività ludiche, con tornei e singoli sfide ai nuovissimi titoli di quest’anno, ma anche con momenti di approfondimento sull’autore del Signore degli Anelli.
A Firenze il gruppo di lettura su Tolkien
Nasce, o meglio rinasce, il gruppo di lettura del Signore degli Anelli a Firenze. Dopo il primo incontro organizzativo, il gruppo entra nel vivo dell’opera di J.R.R. Tolkien e con un incontro mensile, continuerà fino a marzo 2016, giusto in tempo per celebrare il Tolkien Reading Day. La notizia è bella perché il gruppo era stato molto attivo tra il 2005 e il 2007 e da esso era nato anche uno “smial” tolkieniano, naturalmente iscritto alla Tolkien Society. Ma andiamo per ordine.
Alla Biennale del Muro dipinto c’è FantastikA
FantastikA, la manifestazione di cui la nostra Associazione è partner fin dalla prima edizione, presta ben due illustratori all’evento più importante del Comune di Dozza, Il Muro Dipinto e a sua volta diventa biennale. Lo scorso 16 maggio Paolo Barbieri, illustratore noto anche per le copertine dei romanzi di Licia Troisi, ci aveva fatto una sorpresa venendo a Dozza per la presentazione di Middle Artbook, il volume di Ivan Cavini e Alessio Vissani. Giovedì 17 settembre, tornerà in veste ufficiale di artista, ospite della biennale dozzese, e inizierà a dipingere uno splendido drago marino sulla parete di una abitazione del borgo antico.
Anche Maria Distefano, che ormai è nota al pubblico della manifestazione fantasy dozzese, torna a Dozza come artista del Muro Dipinto e da lunedì 14 comincierà la sua opera sulla parete della scuola elementare di Toscanella, dal titolo “Non c’è conoscenza senza immaginazione”.
L’illustrazione arriva al muro Dipinto anche con Bicio Fabbri, fumettista poliedrico che dipingerà con fumetti e decori, alcuni accessori di arredo urbano in Piazza Libertà a Toscanella.
A Rimini Il Silmarillion con Angelo Branduardi
Torna in scena il Silmarillion. Nell’ambito della Sagra Musicale Malatestiana il 17 settembre al Teatro Novelli di Rimini, si terrà una serata tutta dedicata a J.R.R. Tolkien. Promosso dall’Istituto Musicale Lettimi, Ainulindalé, La musica degli Ainur è uno spettacolo di musica classica che presenterà le composizioni di allievi eseguite dall’Orchestra dell’Istituto Musicale Lettimi diretta da Nicolò Facciotto e con la partecipazione straordinaria di Angelo Branduardi come voce recitante. In realtà lo spettacolo non è nuovo, infatti, ne avevamo già parlato in occasione della prima esecuzione, il 25 luglio 2014 alla parrocchia di San Fortunato a Rimini. Il concerto sarà anche l’occasione per la presentazione ufficiale del Cd “Ainulindale – La Musica degli Ainur” che uscirà tra pochi giorni, anch’esso già presentato in occasione del Raduno a San Marino. La Sagra Musicale Malatestiana è una delle manifestazioni più antiche d’Italia. La sua nascita infatti risale all’estate del 1950 quando, l’allora Azienda di Soggiorno, incaricò Carlo Alberto Cappelli, all’epoca sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna, di ideare e organizzare un ciclo di concerti sinfonici. Da allora la Sagra Musicale Malatestiana ha ospitato grandi orchestre sinfoniche, direttori e solisti di spicco internazionale, oltre a progetti originali dove la musica si intreccia con altre arti. La manifestazione persegue già da anni un’articolazione della programmazione che va dalla musica sinfonica, al jazz a quella barocca.
«C’è un segno di modernità nel tenere insieme il nuovo ritmo che la città sta assumendo e la sua tradizione», ha detto il sindaco Andrea Gnassi. «Non abbiamo paura di miscelare tradizione e innovazione, tenendo salda una delle nostre colonne culturali identitarie con la città che cambia». Come tutti gli anni la Sagra Musicale Malatestiana dedica particolare attenzione alle eccellenze espresse dalle forze musicali cittadine ospitando nel suo cartellone l’ultimo esito di un lavoro promosso dall’Istituto di musica della città romagnola. Oltre all’esecuzione orchestrale, infatti, anche le musiche del progetto sono firmate da 4 giovani allievi dell’Istituto Musicale di Alta Formazione: Nicolò Facciotto, Mattia Guerra, Federico Mecozzi, Ivan Tiraferri.
I quadri di Fabio Leone in mostra a Oxford
All’incirca un anno e mezzo fa, viaggiando per internet, ci siamo imbattuti in un’artista italiano con la predilezione per l’antica tecnica dell’iconografia e per i temi tolkieniani. Strano abbinamento verrebbe da pensare, invece le sue opere, studiate a fondo con un lavoro maniacale, paiono ricche di particolari, profonde e capaci di scatenare recondite emozioni. Insomma, sembrano tutto tranne che strane. Il nome di questo artista è Fabio Leone, nato a Latina nel 1979 si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2004. Nel corso degli anni si è specializzato nell’uso del digitale per le sue illustrazioni non disdegnando il ritorno all’antico amore per la pittura iconografica.
A Secret Vice, nel 2016 una nuova edizione
Una ghiotta novità editoriale sarà disponibile il prossimo anno per gli studiosi e gli appassionati tolkieniani interessati ad approfondire il rapporto del Professore con la creazione delle lingue. Il volume sarà un’edizione ampliata e rivista del saggio di Tolkien conosciuto come A Secret Vice, basato su una lezione tenuta da Tolkien ad Oxford sembra nell’agosto del 1930 o nel 1931 (altri studiosi propongono il 1926), nell’ambito di un congresso dedicato all’Esperanto. Una ventina d’anni più tardi, Tolkien rivide il manoscritto per una seconda presentazione, ma la sua pubblicazione fu solo postuma.
Tolkien e Classici il 4 settembre a Roma Dadisé
Ci saranno anche le opere di J.R.R. Tolkien al festival La Città Dadisé. La Roma dei segni differenti, che si terrà nella capitale dal 1 al 6 settembre 2015, presso il Casale Michele Testa nel V municipio. La manifestazione è realizzata con il sostegno di Roma Capitale ed è inserita nella programmazione dell’Estate Romana 2015. Durante la settimana di incontri, una riflessione sarà dedicata allo scrittore inglese autore del Signore degli Anelli. A movimentare il dibattito sarà la recente uscita de Tolkien e i classici, con la presenza di curatori e autori del volume, coordinate nella serata da Stefano Gobbi di Dinoitre eventi. Sarà l’occasione per approfondire molte tematiche legate all’attualità, allo stato degli studi tolkieniani in Italia e alle tante questioni aperte che le opere di Tolkien pongono agli studiosi.
C’è anche Tolkien per il Baccelierato a Bologna
È con vivo piacere che l’Associazione Italiana di Studi Tolkieniani segnala un interessante corso che Claudio Testi (nostro vicepresidente) terrà a Bologna presso lo Studio Filosofico Domenicano. Lo Studio Filosofico Domenicano (S.F.D.), affiliato alla Facoltà di Filosofia della Pontificia Università “San Tommaso d’Aquino” in Roma, è abilitato a conferire il grado accademico di Baccelierato in Filosofia. Lo Studio propone un corso triennale di Filosofia (sei semestri), a carattere teoretico e storico.
Lo Studio Filosofico Domenicano offre anche la possibilità di frequentare uno o più corsi senza l’obbligo di esame, solamente per una formazione culturale personale (come “studenti uditori”). Per maggiori informazioni si può chiedere in segreteria: tel. 051.58.16.83, fax 051.64.00.443, e-mail: info@studiofilosofico.it . Per capire meglio di cosa tratterà il corso abbiamo rivolto qualche domanda all’autore del corso che si terrà a partire dal 15 ottobre 2015, tutti i giovedì dalle 17.50 alle 19.25. Il corso è di 12 lezioni e costa 90 euro, ma per studenti universitari o liceali è la metà, 45 euro. Ricordiamo che Claudio Antonio Testi è segretario dell’Istituto Filosofico di Studi Tomistici di Modena, socio fondatore e vicepresidente della nostra Associazione, direttore della collana Tolkien e dintorni della casa editrice Marietti e autore del recente Santi Pagani nella Terra di Mezzo (Edizioni Studio Domenicano).
“The Story of Kullervo”: ecco la seconda parte
Dopo aver discusso nella prima parte dell’intervista con Verlyn Flieger dei dettagli inerenti alla pubblicazione di “The Story of Kullervo”, il nuovo volume di J.R.R. Tolkien da lei curato per HarperCollins in uscita il 27 agosto in Inghilterra, il 27 ottobre negli Stati Uniti e a dicembre in Italia per Bompiani, ecco la seconda parte dell’intervista, più approfondita sul legame tra Kullervo, Túrin e Il Silmarillion. Il volume contiene 192 pagine ed è in vendita sul sito della casa editrice inglese HarperCollins, e sui principali store online, in copertina rigida a un prezzo di circa 24 euro (19,99 sterline) e in ebook a circa 14 euro (9,99 sterline).
Lo Hobbit in mostra al Meeting di Rimini
Dopo l’esposizione alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento, durante il Convegno di studi internazionale dedicato alle opere “minori” di Tolkien, e la presenza al Festival Biblico di Verona, la mostra “In te c’è più di quanto tu creda” sbarca al Meeting di Rimini, il più grande evento culturale europeo per numero di presenze: oltre 800mila! Dal 20 al 26 agosto, presso il Villaggio Ragazzi, sarà infatti possibile immergersi in un percorso espositivo che prende spunto proprio dalla prima opera pubblicata dal professore di Oxford, nel 1937 e intitolata Lo Hobbit.
“The Story of Kullervo”: ne parla Verlyn Flieger
Ha sorpreso tutti l’annuncio di un nuovo libro di J.R.R. Tolkien, in uscita il 27 agosto in Inghilterra, il 27 ottobre negli Stati Uniti e, si spera, per dicembre in Italia. La sorpresa è dovuta al fatto che, contrariamente a quanto riportato da molti media generalisti italiani e copiati su alcuni siti web, il nuovo testo non è per nulla inedito, della sua esistenza si sapeva benissimo da più di 30 anni (è citato nelle Lettere e nella Biografia di Humphrey Carpenter) ed era addirittura stato pubblicato nel 2010.
Si tratta di “The Story of Kullervo”. Ripubblicare il testo, seppur rivisto, ha il solo scopo di mantenere l’attenzione sullo scrittore inglese e soprattutto il ritmo di un «inedito» l’anno che HarperCollins sta tenendo con gli inediti di Tolkien dal 2010 a oggi. Sono, infatti, ben cinque i testi pubblicati (The Children of Hurin, Sigurd e Gudrun, Beowulf e ora The Story of Kullervo) e in alcuni casi con un’operazione più che discutibile (The Fall of Arthur).
Nel caso attuale, ripubblicare un testo del 2010 ha il solo merito di rendere più fruibile al grande pubblico cose già note agli studiosi e oggetto da tempo di dibattiti, soprattutto negli Usa.
L’Estate tolkieniana? Nel 2015 è al ribasso
L’estate è la stagione più amata dagli appassionati di J.R.R. Tolkien. Soprattutto, in questo ultimo periodo si infittisce il calendario degli incontri dedicati allo scrittore inglese. La bella novità è che almeno quest’anno non si sovrapporranno. Nel 2014, infatti, ben tre eventi si erano svolti nello stesso fine settimana, creando non poche difficoltà a chi doveva scegliere preferendone solo uno a scapito degli altri. Quest’anno, però, si è diffusa una nuova tendenza, che accomuna quasi tutti gli eventi in programma: l’assenza di una programmazione culturale. Cercando di adottare un punto di vista generale, si può dire che all’assenza di una grande manifestazione nazionale (e di un soggetto a respiro altrettanto nazionale) che fino al 2006 richiamava in uno stesso luogo quasi ventimila persone accomunate dalla stessa passione, si è sopperito con la proliferazione di molti gruppi locali, con la conseguente nascita di tante piccole manifestazioni, tutte meritorie e degne di essere seguite, ma con il limite strutturale di avere un respiro prettamente locale. Il movimento degli appassionati di Tolkien in Italia non è infatti riuscito a creare un evento che possa dirsi adeguato all’enorme numero dei lettori di Tolkien, né ad eguagliare quello che furono le Hobbiton fino a dieci anni fa. Ne è stato un esempio lo Hobbit Day organizzato il 2 maggio scorso a Roma dalla Warner Bros che, a fronte del grande impegno profuso dalle moltissime associazioni coinvolte e dai volontari a livello gratuito,
ha avuto un’affluenza così grande da stravolgere la stessa programmazione, con attese lunghissime per vedere la mostra, tutto esaurito nella sala conferenze, incontro con i doppiatori che è stato replicato all’esterno per le migliaia di persone presenti e le moltissime (e ingiuste) critiche che hanno investito i social network dopo l’evento, con le tante frecciate rivolte soprattutto al fantomatico «villaggio hobbit» che la Warner Bros aveva annunciato, ma che non è stato all’altezza delle aspettative.
